Il 23 febbraio del 1878 nasceva a Kiev uno dei pittori russi più importanti del primo novecento, Kasimir Malevic. Dopo un inizio all'insegna della pittura cubista, senza però tralasciare influenze futuriste, Malevic arrivò a elaborare un linguaggio proprio: il "suprematismo".
I suoi inizi infatti avevano fatto sì che fosse affascinato da una pittura sempre più astratta e sempre più lontana dalla realtà: e cosa c'è di più astratto e di più lontano dalla realtà di una forma pura? In questo senso dobbiamo leggere le ricerche di Malevic: astrazione totale, assenza di ogni contatto con la realtà.
Nel 1915, anno a cui risale il "Quadrato nero" conservato presso la Galleria Tret'jakov di Mosca, Malevic firmava il "Manifesto del Suprematismo": e la supremazia di cui parlava Malevic era quella dell'astrazione sul figurativismo. Una "suprema" astrazione di figure che erano ridotte alla loro più pura essenzialità. E tutto ciò è ben rappresentato da questo quadrato nero, che come altre opere di Malevic ha il fine di cogliere l'estrema essenza della visione, della percezione, della sensibilità, delle figure.
Queste convinzioni, questa voglia di purezza estrema, di arte lontana da rappresentazioni della realtà, portarono Malevic a diventare una persona sospetta per il regime che si era instaurato con la rivoluzione russa del 1917: nel 1930 fu anche arrestato e interrogato. L'amarezza per questa esperienza lo portò negli ultimi anni di vita a tornare a un figurativismo scarno, malinconico e amaro, dove però non mancavano rappresentazioni delle sue forme pure.
23 febbraio 2013
Aspetta, non chiudere la pagina subito! Ti chiediamo solo trenta secondi del tuo tempo: se quello che hai appena letto ti è piaciuto, clicca qui per iscriverti alla nostra newsletter! Niente spam (promesso!), e una sola uscita settimanale per aggiornarti su tutte le nostre novità!