Nino Springolo, il pittore appartato oltre le avanguardie: intervista ai curatori della grande mostra


Dal 14 marzo al 1° novembre 2026 il Museo Bailo di Treviso dedica una grande mostra a Nino Springolo, pittore appartato ma centrale del primo Novecento veneto. Circa cento opere raccontano una ricerca autonoma, in dialogo con Gino Rossi e Arturo Martini. Ci parlano di lui i due curatori, Eleonora Drago e Manlio Leo Mezzacasa.

Dal 14 marzo al 1 novembre 2026, il Museo Bailo di Treviso ospita la mostra Nino Springolo (1886–1975) e “i due compagni”, curata da Fabrizio Malachin, Eleonora Drago e Manlio Leo Mezzacasa. L’esposizione, promossa dai Musei Civici del Comune di Treviso e realizzata con il patrocinio della Provincia di Treviso, il contributo della Camera di Commercio Treviso – Belluno Dolomiti e il supporto del Main Sponsor Generali Valore Cultura, propone un approfondimento sull’opera di Springolo, artista centrale ma appartato del panorama veneto del primo Novecento.

La mostra viene presentata in occasione del Cinquantenario della morte e del 140° anniversario della nascita di Nino Springolo, con l’obiettivo di restituire al pubblico e alla critica la complessità della sua ricerca pittorica. L’artista emerge come figura indipendente, distinta dalle avanguardie storiche e dal contesto artistico trevigiano, caratterizzato negli stessi anni da una vivace generazione di artisti tra Treviso e Venezia, in particolare legata a Ca’ Pesaro.

Il percorso espositivo comprende circa cento opere provenienti da collezioni pubbliche e private e racconta un artista fedele a una rigorosa onestà artistica, lontano dalle mode e dalle adesioni programmatiche. Springolo studia il cromatismo sezionato dei postimpressionisti, sperimenta soluzioni divisioniste, assimila la lezione di Cézanne e riflette sulla tradizione dei maestri antichi, fino a sviluppare, nelle opere più tarde, una pittura dai tratti quasi naïf. Ogni influenza viene rielaborata in chiave personale, in linea con il consiglio ricevuto da Cesare Laurenti nel 1909: “Ricerchi sempre sé stesso”, monito che accompagna l’intera produzione dell’artista.

L’approccio di Springolo alla pittura si distingue dunque per un’intensa ricerca interiore, mirata a un rapporto meditato con l’osservatore. La lentezza esecutiva, cinque o sei quadri all’anno ricordano Biason e Buzzati, non rappresenta un limite, bensì un metodo: come sottolineava lo stesso artista, “Ho prodotto poco perché ho sempre lavorato tanto”. La mostra al Museo Bailo restituisce così un quadro completo della sua autonomia creativa e del percorso di un pittore che, pur radicato nel contesto europeo, ha seguito un itinerario artistico profondamente personale.

Nino Springolo, Ritratto di giovane signora (1930; olio su tavola, 62 × 51,5 cm; Collezione privata)
Nino Springolo, Ritratto di giovane signora (1930; olio su tavola, 62 × 51,5 cm; Collezione privata)
Nino Springolo, Ragazzetto fiero con cravatta rossa (1921; olio su cartone, 59 × 49,5 cm; Collezione privata)
Nino Springolo, Ragazzetto fiero con cravatta rossa (1921; olio su cartone, 59 × 49,5 cm; Collezione privata)

A illustrare obiettivi e prospettive della mostra sono i curatori Eleonora Drago e Manlio Leo Mezzacasa, che, intervistati da Finestre sull’Arte, hanno spiegato le motivazioni alla base della scelta di dedicare oggi un’esposizione a Nino Springolo.

NC. Perché dedicare oggi una mostra a Nino Springolo, a cinquant’anni dalla sua scomparsa?

ED. Questa mostra si inserisce in un filone di esposizioni che negli ultimi anni il Museo Bailo di Treviso ha dedicato alla valorizzazione degli artisti trevigiani del Novecento. Si parte dai nomi più celebri, come Canova e Arturo Martini, per arrivare a figure come Antonio Carlini, Juti Ravenna e Nino Springolo. Anche per Juti Ravenna, come spesso accade, l’occasione di un anniversario rappresenta un buon momento per riscoprire e approfondire nuovi aspetti dell’opera, rispetto a quanto già mostrato nelle mostre precedenti. Lo stesso vale per Nino Springolo. In collaborazione con la famiglia, che possiede gran parte della collezione di opere di Springolo, e con altri collezionisti privati, è stato realizzato un progetto che va oltre la semplice monografica. La mostra comprende anche i cosiddetti “due compagni” di Springolo, ossia quegli artisti trevigiani dei primi decenni del Novecento che hanno condiviso un percorso vicino al suo, come Gino Rossi e Arturo Martini, pur mantenendo ciascuno caratteristiche artistiche distintive.

MLM. I musei di Treviso possiedono una raccolta importanti di opere di Springolo e la mostra ha offerto l’occasione di mostrare al pubblico numerosi lavori che solitamente non sono accessibili, essendo conservati in collezioni private.

ED. La mostra comprende anche lavori di Gino Rossi e di Arturo Martini. L’iniziativa ha portato inoltre all’istituzione di un deposito, poiché la mostra durerà sei mesi, e contestualmente è stato avviato un comodato biennale di opere di Arturo Martini. L’inserimento si colloca in un percorso già avviato negli ultimi due anni, con l’ampliamento a lungo termine della collezione Furlan di Montebelluna, anch’essa dedicata a Martini. Il Museo Bailo, già detentore della vasta collezione pubblica di opere di Martini, arricchisce così ulteriormente il suo patrimonio. L’ultima sezione della mostra, dedicata a Martini, presenta tra le novità gli ultimi arrivi in comodato, che resteranno al museo anche dopo la conclusione dell’esposizione. Tra queste opere, alcune provengono dalla collezione della seconda compagna dell’artista, un dettaglio che aggiunge ulteriore valore storico e umano alla sezione.

Nino Springolo, Il Sile d’autunno (1935; olio su tavola, 63,5 × 77,8 cm; Musei Civici di Treviso)
Nino Springolo, Il Sile d’autunno (1935; olio su tavola, 63,5 × 77,8 cm; Musei Civici di Treviso)

NC. Perché è stato scelto il titolo Nino Springolo (1886–1975) e i due compagni?

MLM. Il riferimento ai due compagni richiama un romanzo di Giovanni Comisso, uno degli intellettuali più rilevanti del Novecento, anche al di fuori del Veneto. Nel romanzo, i veri protagonisti si celano dietro i nomi dei personaggi letterari: si tratta proprio di Nino Springolo e dei suoi compagni di percorso artistico. In questa rappresentazione, Springolo appare in una sorta di commistione di figure: a volte con i tratti di Martini, a volte con quelli di Comisso stesso.

ED. Va ricordato che Treviso è anche la città di Giovanni Comisso, e che Comisso era cugino di Nino Springolo. Oltre agli scambi più ufficiali e letterari, esisteva quindi un legame familiare che garantiva una conoscenza diretta e personale tra i due.

NC. I due compagni raccontano più la società o l’interiorità solitaria dell’artista? In che modo l’allestimento aiuta il pubblico a cogliere questa tensione?

MLM. La mostra si concentra sicuramente sulla personalità di Nino Springolo, peculiare all’interno di un contesto in cui gli altri protagonisti risultano invece estremamente vivaci o segnati da esperienze di vita estreme, come nel caso di Gino Rossi, che trascorse molti anni in manicomio. Springolo, di origine borghese e con disponibilità economiche diverse, non visse le difficoltà tipiche della vita del pittore; scelse la sua carriera con coerenza e la perseguì con un’intimità e una dedizione che forse non si ritrovano negli altri compagni. Il titolo compagni serve a collocarlo all’interno di un contesto artistico, ma anche sociale, ampio e variegato, quello della Treviso dei primi decenni del Novecento, che dialogava strettamente con Venezia, uno degli epicentri dello sviluppo artistico italiano in quegli anni. A supporto di questo quadro, il saggio di Eleonora illustra in modo dettagliato le partecipazioni di Springolo ai principali eventi espositivi a Ca’ Pesaro.

ED. Anche Venezia e gli artisti trevigiani dei primi decenni del Novecento erano spesso alla ricerca di visibilità e opportunità, e le mostre di Ca’ Pesaro rappresentavano per loro un’occasione importante di carriera. Springolo, come Gino Rossi e Arturo Martini, partecipò a queste esposizioni. Il legame con Rossi è esemplificativo: dopo la Prima Guerra Mondiale, da cui entrambi tornarono profondamente cambiati, sfiduciati e alla ricerca di nuova ispirazione, fu l’amicizia con Rossi e la frequentazione assidua che spinsero Springolo a tornare a esporre alle mostre di Ca’ Pesaro. Dal 1923 in poi si può considerare l’inizio di un periodo di successo espositivo e critico, pur mantenendo Springolo la sua natura riservata e introversa, senza cercare mondanità come altri artisti. Questo rapporto con Rossi rappresentò una vera svolta nella sua carriera e nella sua vita. La mostra evidenzia anche il contrasto tra i due percorsi: una sezione è dedicata ai disegni e agli schizzi di Rossi realizzati durante il ricovero a Sant’Artemio, all’Istituto Gris e in altri istituti psichiatrici, opere che si distinguono per un’estetica intensa e drammatica. Di fronte, i dipinti di Springolo del dopoguerra, soprattutto dagli anni Cinquanta, mostrano un tono molto diverso: nella villetta fuori le mura di Treviso, l’artista dipinge i tranquilli e soleggiati sobborghi, in quella che era considerata la “piccola Atene” trevigiana, un ambiente sereno e ordinato che riflette una quotidianità borghese e stabile.

Nino Springolo, Canale presso la laguna (1913; lio su tela, 51 × 64 cm; Musei Civici di Treviso)
Nino Springolo, Canale presso la laguna (1913; lio su tela, 51 × 64 cm; Musei Civici di Treviso)

Quali sono i temi principali che il percorso espositivo del Museo Bailo di Treviso intende evidenziare?

MLM. Il Museo Bailo possiede una vasta collezione, e chi visita la mostra ha anche la possibilità di godere della collezione permanente. L’esposizione è strutturata in sezioni tematiche, ordinate al loro interno in modo cronologico, per mostrare l’evoluzione della pittura di Springolo nel corso dei decenni e per evidenziare le peculiarità dei diversi generi. Il paesaggio, forse il genere più noto e anche più ricercato, occupa un ruolo centrale. Nel secondo dopoguerra, Springolo ottenne un discreto successo commerciale, ma, grazie alla sua condizione familiare, non ricercò né fama né guadagni: si concesse di dipingere con grande libertà e, di conseguenza, anche con una certa lentezza e parsimonia. Accanto ai paesaggi, la pittura di figura riveste per lui un’importanza fondamentale. È uno strumento tecnico per strutturare e dare consistenza ai paesaggi stessi. Le nature morte, pur collocate nello stesso ambiente, restano separate dai paesaggi: condividono in ogni caso un carattere intimo e familiare. Le figure ritratte appartengono all’ambito più vicino e personale dell’artista: la moglie, il figlio, le donne di casa, le ragazze che frequentavano le domestiche, la figlia del medico che insegnava al figlio. Anche le nature morte, come si evidenzia nella mostra attraverso l’uso di oggetti provenienti dalla casa di Springolo, raffigurano scorci della vita domestica, spazi intimi e quotidiani che l’artista conosceva da vicino.

Gino Rossi, Mestizia (1910; olio su cartone, 66 × 50 cm; Collezione privata)
Gino Rossi, Mestizia (1910; olio su cartone, 66 × 50 cm; Collezione privata)

NC. In che modo la capacità di Springolo di rielaborare influenze postimpressioniste, o la lezione di Cézanne, ha guidato la disposizione e il ritmo delle opere in mostra?

ED. Nel catalogo della mostra sono riportate lettere e testimonianze che integrano la visione espositiva, presentando un approfondimento complementare rispetto alla disposizione in sala, che segue un criterio tematico-cronologico. I pannelli stessi riportano citazioni che aiutano a comprendere i rapporti e gli scambi tra gli artisti, in particolare tra Springolo e Gino Rossi che si erano scambiati appunti proprio su Cézanne. È documentato che i due si scambiavano appunti e riflessioni, ad esempio riguardo a Biennale di Venezia del 1920. L’esposizione ebbe un ruolo importante nella formazione di Springolo e di Rossi, ma è bene ricordare che Springolo aveva già avuto occasione di osservare alcune opere alla Secessione Romana, assimilando semi artistici fin dalla fase giovanile. Questo percorso di crescita è evidente seguendo i dipinti in ordine cronologico: dopo la Prima Guerra Mondiale, con l’avvio delle esposizioni, Springolo matura il suo stile definitivo, caratterizzato da una pittura meditata, colori vividi e luminosi e un segno asciutto, dove si percepisce chiaramente l’influenza di Cézanne. Nei suoi esordi, sia nei paesaggi che nei ritratti, Springolo cerca ancora la propria strada. In questo periodo sviluppa un divisionismo personale, con sottili strisce di colore staccate tra loro. La sua formazione avvenne sotto la guida di Cesare Laurenti, nell’ambito di un tardo simbolismo interpretato in chiave veneziana di fine Ottocento. Solo dopo la Prima Guerra Mondiale emerge pienamente la sua assimilazione di Cézanne, visibile in tutte le opere successive.

MLM. Come ricorda Eleonora, i materiali di sala contribuiscono a rendere l’allestimento particolarmente coinvolgente: oltre ai dipinti, sono presenti gigantografie e materiali didattici, pensati per offrire un percorso più tematico rispetto a una semplice successione cronologica delle opere. I pannelli includono citazioni tratte da scambi epistolari, poesie e illustrazioni che richiamano momenti specifici o vicende particolari della vita di Springolo.

Gino Rossi, Paese asolano (Monfumo) (1912; olio su tela, 71 × 59 cm; Musei Civici di Treviso)
Gino Rossi, Paese asolano (Monfumo) (1912; olio su tela, 71 × 59 cm; Musei Civici di Treviso)
Arturo Martini, Ritratto di Omero Soppelsa (1913; gesso, 55 × 63 cm; Musei Civici di Treviso)
Arturo Martini, Ritratto di Omero Soppelsa (1913; gesso, 55 × 63 cm; Musei Civici di Treviso)

NC. Quale opera presente in mostra ritienete più rappresentativa per comprendere la cifra artistica di Springolo?

MLM. È difficile selezionare un’opera in particolare, perché a partire dal dopoguerra Springolo sviluppa un linguaggio pittorico ben definito, mentre nella prima fase della sua carriera si mostra molto più sperimentatore. La mostra presenta quindi l’opportunità di osservare l’evoluzione della sua personalità artistica nel tempo.

ED. Si può inserire anche questa considerazione nell’ambito della fortuna critica di Springolo. Dopo la sua morte, soprattutto a Treviso, l’artista è stato spesso ricordato come il pittore delle tranquille vedute trevigiane, degli scorci dei sobborghi, del fiume Sile e della campagna circostante, una immagine che riflette soprattutto la produzione a partire dal 1925. Ad ogni modo, durante la sua vita, Springolo partecipò anche a importanti esposizioni, come la prima e la seconda mostra del Novecento italiano, e ricevette richieste per ritratti. In questi lavori, già in quegli anni, emergeva uno stile asciutto e personale, come nel Ritratto di ragazzo o nel Ritratto di Gigetta, opere che anticipano formalmente ciò che sarebbe poi stato sviluppato nei paesaggi. In mostra è possibile osservare anche confronti con coevi come Bepi Fabiano, artista attivo tra Venezia, Treviso e Padova, che partecipò anch’egli negli anni Venti a simili esposizioni. Questi accostamenti dimostrano come, negli anni del Novecento italiano e del cosiddetto ritorno all’ordine, ciascun artista cercasse di interpretare questa tendenza in modo personale. Considerando tutta la fortuna critica di Springolo, è quindi difficile individuare un’opera più rappresentativa di un’altra. Per comprendere pienamente la sua arte, è più utile osservare le opere in relazione alle diverse fasi della sua carriera.

MLM. Va sottolineato che, chiaramente, il centro della mostra resta Nino Springolo, ma la sala dedicata al confronto tra Rossi e Martini rappresenta un vero e proprio apice. Qui alcune opere di livello assoluto vengono messe in dialogo: ad esempio, il Ritratto di Omero Soppelsa di Martini a fianco al Bruto di Gino Rossi, insieme ad altri ritratti, dopo aver seguito il percorso di vita e artistico di Springolo. L’effetto è quasi uno schiaffo: il visitatore si trova davanti a due pittori che hanno vissuto e discusso con Springolo, percorrendo ognuno un cammino radicalmente diverso. Il confronto evidenzia ancora di più quanto la scelta di Springolo sia stata coerente: il suo stile, che alcuni potrebbero definire conservativo è frutto di una decisione consapevole, espressione di un linguaggio personale e di una forte identità artistica.



Noemi Capoccia

L'autrice di questo articolo: Noemi Capoccia

Originaria di Lecce, classe 1995, ha conseguito la laurea presso l'Accademia di Belle Arti di Carrara nel 2021. Le sue passioni sono l'arte antica e l'archeologia. Dal 2024 lavora in Finestre sull'Arte.



La consultazione di questo articolo è e rimarrà sempre gratuita. Se ti è piaciuto o lo hai ritenuto interessante, iscriviti alla nostra newsletter gratuita!
Niente spam, una sola uscita la domenica, più eventuali extra, per aggiornarti su tutte le nostre novità!

La tua lettura settimanale su tutto il mondo dell'arte

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER

Commenti

Commenta l'articolo che hai appena letto






Per inviare il commento devi accedere o registrarti.
Non preoccuparti, il tuo commento sarà salvato e ripristinato dopo l’accesso.

MAGAZINE
primo numero
NUMERO 1

SFOGLIA ONLINE

MAR-APR-MAG 2019
secondo numero
NUMERO 2

SFOGLIA ONLINE

GIU-LUG-AGO 2019
terzo numero
NUMERO 3

SFOGLIA ONLINE

SET-OTT-NOV 2019
quarto numero
NUMERO 4

SFOGLIA ONLINE

DIC-GEN-FEB 2019/2020
Finestre sull'Arte