Negli ultimi anni il panorama culturale piemontese ha visto consolidarsi il fenomeno della Street Art nella Provincia di Vercelli grazie a due iniziative distinte ma complementari: Waral – Urban Art Project e DeRive – Arte Pubblica nello spazio rurale. Entrambi i progetti hanno lo scopo di trasformare i borghi in contenitori di arte contemporanea, creando un legame diretto tra opere urbane e patrimonio storico e culturale dei centri coinvolti.
Waral – Urban Art Project si sviluppa a Varallo, centro noto per il suo patrimonio artistico e religioso, con il Sacro Monte, patrimonio UNESCO dal 2003, composto da 44 cappelle affrescate e da una Basilica posizionata in un parco naturale. L’iniziativa porta colore e nuovi linguaggi nel borgo attraverso murales che decorano facciate e palazzi storici, inserendosi armonicamente nel tessuto urbano esistente. Ideato e curato dal fotografo Alessandro Dealberto con la direzione artistica Giovanni Magnoli, in arte reFRESHinK, il progetto si configura come un museo a cielo aperto in costante evoluzione, dove le superfici architettoniche diventano supporti per opere che dialogano con la tradizione culturale della città. Gli artisti coinvolti ritraggono figure storiche e culturali locali oltre a omaggiare artisti rinascimentali come Tanzio da Varallo e Gaudenzio Ferrari. Non si limitano dunque a opere puramente astratte o contemporanee.
Il primo intervento del progetto è stato affidato ad Andrea Ravo Mattoni, in arte Ravo, artista classe 1981 originario di Varese, noto per la riproduzione muraria a spray di capolavori della storia dell’arte. Nel 2017 a Varallo ha scelto di confrontarsi con Davide e Golia, dipinto del 1625 realizzato da Tanzio da Varallo, conservato presso la Pinacoteca cittadina. L’opera, eseguita su una facciata urbana di circa 120 metri quadrati, propone una personale rilettura del dipinto del maestro valsesiano, soprannominato da alcuni il “Caravaggio delle Alpi”. A Varallo, oltre alla rilettura di Davide e Golia, Ravo ha tradotto su parete anche un dettaglio della Battaglia di Sennacherib di Tanzio da Varallo, capolavoro conservato nella Basilica di San Gaudenzio a Novara, realizzato su un muro di via Durio. A questi interventi si aggiunge il murale dedicato a Il Rinascimento - Adorazione del bambino con un vescovo del 1530 di Gaudenzio Ferrari, che amplia ulteriormente il confronto tra arte urbana e tradizione pittorica locale. Gli interventi di Ravo a Varallo si inseriscono in un percorso avviato nel 2016 con la realizzazione della Cattura di Cristo di Caravaggio in occasione di un festival a Varese. Da quel primo murale ha preso forma il progetto sul recupero del classicismo nel contemporaneo, che mira a rendere accessibili capolavori della pittura attraverso la loro trasposizione nello spazio pubblico. L’attenzione alla correlazione tra opera e territorio rappresenta un elemento centrale della ricerca dell’artista, che individua nel legame con il luogo un criterio di selezione iconografica.
Waral coinvolge inoltre altri artisti che hanno contribuito ad ampliare la mappa del borgo. Matteo Capobianco, in arte Ufocinque, è intervenuto con una rivisitazione della veduta generale del Sacro Monte tratta dall’acquaforte del 1688 di Giovanni Blasio Manauft, intitolata La Nuova Gierusalemme nel Sacro Monte di Varallo, oggi conservata presso il Museo Parco del Sacro Monte di Varallo. L’artista ha reinterpretato l’impianto cartografico e narrativo della stampa seicentesca traducendolo in un linguaggio contemporaneo su scala muraria. Giovanni Magnoli ha realizzato invece Il Falco e il Gufo. Accanto ai richiami alla grande pittura del passato, trovano poi spazio riferimenti alla cultura popolare, come Cecca e Marcantonio, protagonisti del carnevale varallino, riprodotti da Fabrizio Sarti, conosciuto come SeaCreative.
Varallo, già di per sé meta storica e culturale, presenta un contesto peculiare per il progetto. Il Sacro Monte, ideato dal francescano milanese Bernardino Caimi nel 1491 per ricreare i luoghi santi della Palestina, è arricchito da oltre 4.000 figure affrescate e circa 800 statue raffiguranti scene evangeliche, realizzate da artisti locali tra cui Giovanni d’Enrico, il Tabacchetti e Francesco Mazzucchetti, noto come il Morazzone. In questo scenario, i murales contemporanei si confrontano con la tradizione artistica secolare e propongono ai visitatori una lettura nuova e articolata del patrimonio del borgo.
Parallelamente, il borgo di Rive, situato sempre in provincia di Vercelli, ha visto nascere DeRive, un progetto simile a Waral, ma con un approccio diverso e legato allo spazio rurale. Il nome del paese deriva dal latino “ripae”, a indicare un lembo di terra bagnato dalle acque di fiumi o torrenti, in questo caso il torrente Marcova. Le prime testimonianze documentate risalgono al 1268, quando i Tizzoni erano detentori della roccaforte locale. Dal 2020, attraverso il progetto DeRive, il Comune promuove la realizzazione di murales sulle facciate delle abitazioni del centro, plasmando Rive in un vero borgo della Street Art. Il progetto prevede anche un aggiornamento annuale: intorno a settembre artisti provenienti da tutto il mondo arricchiscono il paese con nuove opere, mentre i residenti e i visitatori possono seguire visite guidate che raccontano la storia dei murales già realizzati e dei lavori in corso. Attualmente, Rive conta 27 murales distribuiti tra vie e piazzette, opere che fondono elementi della cultura locale con linguaggi contemporanei e creano un’esperienza diffusa che trasforma lo spazio pubblico in una galleria a cielo aperto.
Tra le opere realizzate figurano Riso Amaro di Vincenzo Suscetta, Il cammino della garzetta di Alessandra Carloni e ancora Il bambino e il pettirosso di Alex Ermini. In particolar modo il murale di Suscetta del 2023, Riso Amaro affronta il tema del lavoro femminile nelle risaie, raffigurando le mondine nei campi, durante le lotte per i diritti e in momenti di vita familiare, fino alla rappresentazione di attività tradizionalmente considerate maschili come quella dell’acquaiolo. Le immagini restituiscono la centralità delle donne nel lavoro agricolo, con i piedi immersi nell’acqua e sotto il sole, e ne evidenziano il ruolo nelle trasformazioni sociali che hanno segnato il territorio; oggi quel ruolo è stato sostituito dall’impiego dei diserbanti.
Come riporta INWARD Osservatorio Nazionale sulla Creatività Urbana, l’edizione del 2024 di DeRive, promossa dall’amministrazione comunale di Rive è stata curata proprio dal team di INWARD per la direzione artistica. Giulia Pasa Frascari, Trisha Palma e Maria Bressan, in arte Rosmunda hanno firmato tre opere dedicate a temi legati all’identità locale: la figura dell’acquaiolo e il rapporto con le terre d’acqua, la tradizione gastronomica e il patrimonio leggendario del paese. Proprio da una narrazione popolare prende forma il murale La leggenda di Villa Chioso di Rosmunda, ispirato alla leggenda di Villa Chioso. Secondo il racconto tramandato, nel luogo si sarebbero svolti incontri notturni durante i quali alcune fanciulle danzavano nude alla luce delle torce fino all’alba; agli occhi di eventuali estranei, tuttavia, le presenze apparivano come gatti neri. L’artista ha scelto quindi di rappresentare la scena dal punto di vista dell’osservatore esterno, raffigurando felini le cui estremità assumono tratti umanoidi, a suggerire la duplice natura delle figure e a evocare l’immaginario legato alle masche, le streghe della tradizione locale. In occasione dell’iniziativa, le artiste coinvolte hanno lavorato in dialogo con la comunità e con il gruppo organizzativo. Il progetto, voluto dall’amministrazione comunale, è stato sostenuto da Carlo Borgatelli e Massimo Patriarca, principali finanziatori privati, dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Vercelli e da CaresanablotColor Officina del Colore per la fornitura dei materiali.
DeRive si presenta dunque come un percorso diffuso in cui l’arte urbana diventa strumento di racconto identitario. I murales costruiscono una narrazione che attraversa ricordi, leggende locali ma anche tradizioni. L’intervento artistico assume così una funzione di connessione tra memoria e contemporaneità, in un contesto paesaggistico caratterizzato dalle risaie e da un tessuto abitativo di piccole dimensioni.
La forza dei due progetti risiede perciò nella capacità di dialogare con la tradizione senza snaturarla. Entrambi i progetti contribuiscono inoltre a incrementare l’attrattiva turistica dei borghi, presentando nuove modalità di fruizione dei centri storici e favorendo una maggiore consapevolezza del patrimonio culturale. Waral e DeRive dimostrano come la Street Art, spesso percepita come fenomeno effimero o di frontiera, possa integrarsi in maniera duratura e armoniosa con il tessuto urbano e sociale dei borghi, diventando strumento di valorizzazione culturale e educativa. In questo modo, il lavoro degli artisti interpreta gli spazi, li trasforma e genera nuove prospettive sul rapporto tra tradizione e arte contemporanea. Tutto ciò rende i borghi dei luoghi vivi e percorribili in maniera partecipativa.
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