È uno degli inganni più noti della storia e, da oltre duemila anni, continua a interrogare artisti, studiosi e perchè no, anche spettatori: il cavallo di Troia, simbolo di astuzia e tradimento, è diventato una delle immagini più potenti della cultura occidentale. Le sue prime rappresentazioni risalgono già all’antichità greca, come testimonia il pithos (giara) decorato conservato al Museo Archeologico di Mykonos. La fortuna dell’episodio prosegue anche in epoca romana, come dimostra l’affresco del I secolo d.C. rinvenuto a Pompei, che raffigura l’arrivo del cavallo di Troia davanti alle porte della città.
Dal mondo classico al Rinascimento, dal Barocco al Neoclassicismo, il racconto della caduta di Troia ha offerto agli artisti la possibilità di confrontarsi con un episodio in cui convivono tensione narrativa, dramma umano e riflessione sul destino. Il momento dell’inganno viene interpretato in modi diversi: dal Maestro dell’Eneide, che nella sua placca in rame smaltato del XVI secolo raffigura i guerrieri greci nascosti nella struttura lignea, a Giulio Bonasone, che traduce in incisione l’invenzione di Francesco Primaticcio con i Troiani intenti a trascinare il cavallo dentro la città; da El Greco, che inserisce il cavallo sullo sfondo del suo drammatico Laocoonte, fino alle monumentali visioni barocche di Juan de la Corte e alle invenzioni di Giovanni Domenico Tiepolo, dedicate alla costruzione e alla processione del cavallo.
Chiude il percorso il disegno neoclassico di Joseph-Désiré Odevaere, che nel 1818 interpreta l’episodio secondo il gusto della pittura storica e della monumentalità antica. In occasione dell’uscita di Odissea di Christopher Nolan (qui la recensione del film), il mito torna oggi al centro dell’immaginario contemporaneo: sette opere raccontano la lunga fortuna visiva di un episodio che continua a rappresentare il confine sottile tra apparenza e realtà, vittoria e rovina. Ecco quali abbiamo scelto.
Datata intorno al 1530 e attribuita al cosiddetto Maestro dell’Eneide, la placca in rame smaltato realizzata a Limoges appartiene a una serie di undici pannelli dedicati al poema virgiliano. La scena raffigura uno dei momenti chiave dell’inganno escogitato dai Greci: i soldati si introducono all’interno del grande cavallo di legno, mentre sullo sfondo si distinguono le tende dell’accampamento acheo e una porta delle mura di Troia. Realizzata in smalto policromo con dettagli dorati, l’opera condensa in un formato di poco più di venti centimetri un episodio destinato a cambiare il corso della guerra. La precisione narrativa e la ricchezza cromatica sono caratteristiche della produzione degli smaltatori di Limoges del XVI secolo, che contribuirono a diffondere i temi della classicità attraverso raffinati oggetti destinati al collezionismo e alla devozione privata.
Realizzata nel 1545, l’incisione di Giulio Bonasone riproduce un’invenzione di Francesco Primaticcio. L’opera interpreta il momento in cui i Troiani, ingannati dai Greci, introducono il cavallo di legno all’interno delle mura di Troia, convinti che il dono avrebbe assicurato la loro vittoria. La scena mostra la monumentale macchina lignea trascinata dai cittadini attraverso la città, mentre al suo interno si nascondono i soldati greci destinati a decretare la caduta di Troia. L’incisione deriva da un disegno preparatorio di Primaticcio oggi conservato presso la Royal Library, Windsor Castle, probabilmente concepito come prima idea per l’affresco con la sconfitta di Troia destinato alla Galerie d’Ulysse del castello di Fontainebleau (1541-1547), uno dei grandi cicli decorativi del Rinascimento francese.
Dipinto tra il 1610 e il 1614, Laocoonte è l’unica opera di soggetto mitologico nota di El Greco (Domenikos Theotokopoulos). Il pittore raffigura il sacerdote troiano Laocoonte e i suoi due figli nel momento in cui vengono assaliti da due serpenti marini inviati dagli dèi. Secondo il mito, Laocoonte aveva messo in guardia i troiani contro il cavallo di legno lasciato dai Greci, ma il suo avvertimento fu ignorato. Sullo sfondo si distingue il cavallo di Troia, già introdotto entro le mura della città, discreto ma fondamentale elemento che collega la tragedia del sacerdote all’imminente caduta di Troia. El Greco trasferisce però la scena dalla città alla Toledo del suo tempo, riconoscibile sullo sfondo, con lo scopo di plasmare il mito in una riflessione universale sul destino e sulla tragedia. Le figure allungate, i corpi contorti, lo spazio irreale e i forti contrasti cromatici accentuano la tensione drammatica, in uno stile che privilegia l’espressione emotiva rispetto alla rappresentazione naturalistica.
Realizzato nella prima metà del Seicento dal pittore spagnolo Juan de la Corte, El caballo de Troya (Il cavallo di Troia) traduce in immagini uno degli episodi più noti dell’Eneide di Virgilio (Libro II). L’enorme cavallo di legno domina la parte destra della composizione mentre, ai suoi piedi, i guerrieri greci irrompono nelle strade di Troia dando inizio al massacro. Sullo sfondo, la città è già avvolta dalle fiamme che si propagano sotto un cielo scuro e vorticoso, trasformando l’orizzonte in uno scenario apocalittico. A sinistra, all’interno di un edificio monumentale, un gruppo di figure tenta invano di mettersi in salvo: un anziano alza il braccio verso il cielo, mentre donne e bambini cercano protezione. Il forte contrasto tra la monumentalità dell’architettura, il caos della battaglia e il rosso dell’incendio conferisce all’opera un intenso carattere teatrale, tipico della pittura barocca. Conservata al Museo del Prado di Madrid, l’opera rappresenta il duraturo interesse della pittura barocca spagnola per i grandi racconti della classicità.
Realizzato intorno al 1760, La costruzione del cavallo di Troia di Giovanni Domenico Tiepolo rappresenta la fase che precede il famoso inganno destinato a decretare la caduta della città. Al centro della composizione, artigiani e operai sono intenti ad assemblare l’enorme cavallo di legno, lavorando senza sosta con martelli e scalpelli, mentre attorno a loro soldati in armatura si preparano alla battaglia. Un dettaglio insolito è rappresentato da un uomo seduto su un’asse che rifinisce la superficie del cavallo con un pennello, contribuendo a conferirgli un aspetto sorprendentemente realistico. Il mantello lucido, la muscolatura possente e la criniera fluente fanno apparire l’animale quasi vivo. Il dipinto, eseguito con una pennellata libera e rapida, è ritenuto un bozzetto preparatorio per la monumentale tela dello stesso soggetto, oggi conservata al Wadsworth Atheneum di Hartford, negli Stati Uniti.
Dipinta intorno al 1760 da Giovanni Domenico Tiepolo, La processione del cavallo di Troia dentro Troia rappresenta il momento decisivo in cui i troiani trascinano il gigantesco cavallo di legno all’interno della città, convinti che si tratti di un’offerta consacrata agli dèi. La composizione è animata da una folla in continuo movimento, che contribuisce a enfatizzare il carattere epico della scena, mentre il cavallo, imponente e muscoloso, domina il primo piano. Sullo sfondo compare Cassandra, figlia del re Priamo, arrestata dopo aver inutilmente profetizzato la rovina di Troia qualora il cavallo fosse stato accolto entro le mura. Le possenti fortificazioni e la prospettiva conducono lo sguardo verso la città, ispirata da Tiepolo alle architetture dell’antica Roma. Il dipinto faceva parte di una serie dedicata alla caduta di Troia e fu probabilmente concepito come bozzetto preparatorio per una tela di dimensioni maggiori.
Realizzato nel 1818 circa, L’ingresso del cavallo di Troia di Joseph-Désiré Odevaere interpreta l’episodio della guerra di Troia secondo i canoni del Neoclassicismo. Il grande disegno raffigura il momento in cui i troiani trascinano il cavallo di legno entro le mura della città, ignari dei guerrieri greci nascosti al suo interno. La scena è organizzata come una monumentale composizione storica: una vasta folla accompagna il corteo, mentre le architetture classiche fanno da sfondo all’evento. La disposizione ordinata delle figure, l’attenzione per l’anatomia e il gusto per la monumentalità riflettono l’influenza di Jacques-Louis David, presso il quale Odevaere si formò a Parigi. L’opera, eseguita a grafite, penna, inchiostro e acquerellature, era probabilmente destinata a essere incisa, ma il progetto non fu mai portato a termine.
L'autrice di questo articolo: Noemi Capoccia
Originaria di Lecce, classe 1995, ha conseguito la laurea presso l'Accademia di Belle Arti di Carrara nel 2021. Le sue passioni sono l'arte antica e l'archeologia. Dal 2024 lavora in Finestre sull'Arte.Per inviare il commento devi
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