L'arte italiana degli anni Ottanta non è stata solo Transavanguardia!


Ridurre l’arte italiana degli anni Ottanta alla sola Transavanguardia è una semplificazione che oscura una scena ricca e complessa. Occorre riscrivere una storia più ampia e inclusiva. L’opinione di Marco Tonelli.

Su questa stessa rivista, ho avuto modo di leggere in una recente riflessione critica che l’arte in Italia negli anni Ottanta si ridurrebbe a cinque artisti e a un solo movimento (cito alla lettera: l’Italia degli anni Ottanta, l’Italia della Transavanguardia”). Ci si può chiedere se non sia anche a causa di tali sintetici riduzionismi che la situazione critica e artistica in Italia venga data per spacciata e sia dichiarata quasi in via di estinzione (anche alla luce dell’assenza di artisti italiani in rassegne quali la prossima Biennale di Venezia o Manifesta), tanto più quando si riduce l’arte contemporanea italiana ai pochi nomi ammessi dal sistema ufficiale, a cui ormai si aggiunge l’onnipresente, onnipervasivo, imprescindibile artista che pur avendo dichiarato di aver smesso di fare l’artista si è reinventato curatore continuando a fare l’artista, già famoso per un dito mozzato in marmo collocato di fronte alla borsa di Milano o per cinque fantocci con le fattezze di bambini impiccati a un albero.

La Transavanguardia è stata vincente negli anni Ottanta, certo, e con essa ABO, le tre “C” (Cucchi, Clemente, Chia) più Paladino e De Maria. Ma l’arte italiana di quel decennio è stata tutta qui? Leggessimo oggi quello che scriveva il noto critico australiano Robert Hughes sul Times recensendo le loro mostre a New York negli anni Ottanta, ci chiederemmo come sia possibile (e Hughes non era certo un amante della trasgressione e dell’arte concettuale). Riportiamo alcuni dei termini originali utilizzati all’epoca: “mélange of twentieth-century… eclectic revivalism… simbolist with roller skates… duffer”. Il fatto però non riguarda soltanto la loro qualità di pittura alla luce di quanto è avvenuto poi rispetto alle singole carriere, ma anche alla luce di quanto avveniva all’epoca.

Vittorio Messina, Senza titolo (1986; piombo piegato, ottone e marmo, 40 x 3 0 cm). Foto: Galleria Nicola Pedana
Vittorio Messina, Senza titolo (1986; piombo piegato, ottone e marmo, 40 x 3 0 cm). Foto: Galleria Nicola Pedana
Luigi Mainolfi, Muro del pensiero (1988-1989; terracotta, 143 x 184 cm)
Luigi Mainolfi, Muro del pensiero (1988-1989; terracotta, 143 x 184 cm)
Luigi Ontani, Senza titolo (1983; olio su tela, diametro 101 cm)
Luigi Ontani, Senza titolo (1983; olio su tela, diametro 101 cm)

Gli anni Ottanta ebbero tante altre sfumature in Italia, che la storia vittoriosa di un solo movimento non può cancellare, anche se verrebbe da chiedersi perché, se così vittoriosa, in libri di grande prestigio che hanno fatto il punto sull’arte internazionale dal 1900 ad oggi, scritti tra i più influenti critici d’arte contemporanea in attività (Krauss, Buchloh, Foster, Bois), solo Chia e Clemente vengano citati in una striminzita pagina e riportati nell’indice dei nomi. Gli anni Ottanta hanno visto emergere e affermarsi tanti altri artisti coetanei dei Trans o più giovani e movimenti che oggi, anzi soprattutto oggi, costituirebbero un valido motivo per tornare a parlare dell’arte italiana e rivederne la storia e le vicende in modo integrale (dal Magico Primario, all’Astrazione povera ai Nuovi Nuovi, piacciano o meno).

Pensiamo ad ampio raggio, e senza basarci necessariamente su preferenze personali, a Gianfranco Notargiacomo, Vittorio Messina, Luigi Mainolfi, Luigi Ontani, Remo Salvadori, Ernesto Tatafiore, tutti della stessa generazione dei Trans e tutti diversissimi tra di loro, ma anche ai più giovani attivi all’epoca degli anni Ottanta (e molti di loro ancora oggi) come Gianni Asdrubali, Felici Levini, Stefano Di Stasio, Maurizio Cannavacciuolo, Sergio Ragalzi, Luigi Carboni fino a Giacinto Cerone prematuramente scomparso, per non dire del gruppo del Pastificio Cerere che comunque ha avuto il suo momento di gloria in quel decennio e oltre. Una truppa che vale tre movimenti Trans per numero di artisti, originalità e qualità di opere.

Remo Salvadori, La stanza delle tazze (1985-1986; cera colorata su tela su rame, 8 elementi, 100 x 63 x 0,5 cm ciascuno; Rivoli, Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea)
Remo Salvadori, La stanza delle tazze (1985-1986; cera colorata su tela su rame, 8 elementi, 100 x 63 x 0,5 cm ciascuno; Rivoli, Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea)
Stefano Di Stazio, Alla soglia dell'Oriente (1986; olio su tela, 118 x 170 cm). Foto: Studio Vigato
Stefano Di Stazio, Alla soglia dell’Oriente (1986; olio su tela, 118 x 170 cm). Foto: Studio Vigato
Maurizio Cannavacciuolo, Buon compleanno (1996; olio su tela, 40 x 30 cm). Foto: Galleria Giampaolo Abbondio
Maurizio Cannavacciuolo, Buon compleanno (1996; olio su tela, 40 x 30 cm). Foto: Galleria Giampaolo Abbondio
Giacinto Cerone, Stele Bucolica (1994; plastica e gesso). Foto: Francesco Bondi
Giacinto Cerone, Stele Bucolica (1994; plastica e gesso). Foto: Francesco Bondi

A fronte di ciò si può ancora ridurre quel decennio a cinque nomi? Qui non si tratta di fare elenchi, che potremmo stilare senza fine, ognuno per conto proprio, ma ragionare su un fatto: sulla cecità, anche involontaria, della critica italiana che gioca sempre le stesse fiches che poi sono quelle di sistemi di mercato dominanti e a volte, pur sapendo, continua a far finta di non sapere, secondo le regole nei casi migliori della cosiddetta “ragion cinica”. Non è anche a causa di questa défaillance storica, che l’arte italiana non riesce a proporre modelli alternativi e quindi più innovativi e interessanti? Anche perché se la situazione è quella descritta nei modi parziali e ristretti in cui si muoverebbe per alcuni la storia dell’arte italiana, non vale finalmente la pena di rischiare qualcosa in più e prendersi qualche responsabilità?

Il dominio, la forza di “convincimento”, di fascinazione e l’influenza critica di certi poteri (ovvero gallerie, curatori e direttori di musei degli anni Ottanta vicini al sistema Trans) è finito, non abbiate niente da temere. Approfittate di questo campo aperto (non allargato ma pur sempre aperto), di questa inaspettata opportunità per riscrivere una nuova storia, completare il cruciverba, unire tutti i puntini e rimettere le cose al posto giusto o comunque in una versione più aggiornata e storicamente più convincente.

L’arte italiana, e l’arte in generale, è un arcipelago che non può basarsi su quotazioni di mercato, mostre al MoMA, gallerie mainstream e successi editoriali, ma su altri valori che sono quelli di contenuti, forme, invenzioni. I giochi sono aperti…



Marco Tonelli

L'autore di questo articolo: Marco Tonelli

Marco Tonelli (Roma, 1971), critico e storico dell’arte. Dopo la laurea in Storia dell’Arte presso l’Università La Sapienza di Roma (1996), ha conseguito il diploma di Specializzazione in Archeologia e Storia dell’arte (2000) e un Dottorato di Ricerca in Storia dell’Arte (2003) presso l’Università degli Studi di Siena. È stato assessore alla Cultura del Comune di Mantova, caporedattore della rivista Terzo Occhio e commissario inviti della XIV Quadriennale di Roma. Dal 2015 al 2017 è stato direttore artistico della Fondazione Museo Montelupo Fiorentino per cui ha ideato la rassegna Materia Prima e ha curato il progetto annuale Scultura in Piazza a Mantova. Dal 2019 al 2023 è stato Direttore artistico di Palazzo Collicola e della Galleria d’Arte Moderna di Spoleto. Attualmente è Curatore scientitico della Fondazione Progetti Beverly Pepper di Todi. Insegna all'Accademia di Belle Arti di Venezia.



Se ti è piaciuto questo articolo abbonati a Finestre sull'Arte.
al prezzo di 12,00 euro all'anno avrai accesso illimitato agli articoli pubblicati sul sito di Finestre sull'Arte e ci aiuterai a crescere e a mantenere la nostra informazione libera e indipendente.
ABBONATI A
FINESTRE SULL'ARTE

Commenti

Commenta l'articolo che hai appena letto






Per inviare il commento devi accedere o registrarti.
Non preoccuparti, il tuo commento sarà salvato e ripristinato dopo l’accesso.

MAGAZINE
primo numero
NUMERO 1

SFOGLIA ONLINE

MAR-APR-MAG 2019
secondo numero
NUMERO 2

SFOGLIA ONLINE

GIU-LUG-AGO 2019
terzo numero
NUMERO 3

SFOGLIA ONLINE

SET-OTT-NOV 2019
quarto numero
NUMERO 4

SFOGLIA ONLINE

DIC-GEN-FEB 2019/2020
Finestre sull'Arte