La seconda puntata di Plus! è dedicata al famoso Ritratto di Enrico VIII eseguito da Hans Holbein e conservato a Roma presso la Galleria Nazionale d'Arte Antica. Un'ottima occasione per riflettere anche sul ruolo dell'arte come strumento di comunicazione, e in particolare come strumento di potere.
L'arte è comunicazione. Lo è sempre stata; molto frequentemente, infatti, è accaduto (e accade tuttora) che i potenti usassero il genio di un artista per glorificare la propria persona col fine di affermare il proprio ruolo sociale nei confronti dei suoi sudditi. Mai come oggi ci siamo trovati di fronte ad un fenomeno di questo tipo; ma vediamo quali sono state le origini o, comunque, quale è stato uno dei “padri” nella storia dell'arte che ha condotto a questo fenomeno. Per questa puntata si è pensato ad un insigne artista, Hans Holbein, che ha ritratto in un celeberrimo dipinto Enrico VIII.
Enrico VIII è stato uno dei personaggi più influenti nella storia del mondo contemporaneo. Egli, infatti, fu il fondatore della Chiesa Anglicana e, dunque, protagonista di un violento scisma che avvenne nei confronti della Chiesa Cattolica di Roma; nella storia egli viene ricordato come colui che mandò a morte per un semplice capriccio o per motivi politici più “alti” quasi tutte le sue mogli che in totale furono sei. Questa vicenda, così oscura, turpe e sanguinaria, non poteva che affascinare gli artisti del periodo romantico che, in effetti, ci parlarono molto della figura di Enrico VIII e della sua natura libertina; Gaetano Donizetti, per l'appunto, ha messo in musica l'Anna Bolena, un'opera lirica che narra la storia – benché romanzata – della seconda moglie del sovrano d'Inghilterra, Anna Bolena e degli intrighi di corte che la portarono alla pena capitale causata dalla nuova passione che il sovrano cominciò a nutrire per Jane Seymour; Anna, tra l'altro, fu anche la madre di Elisabetta I d'Inghilterra, colei che venne poi ricordata come la “Regina Vergine”, una grande donna di polso, dotata di un forte senso della realtà nonché un grande fiuto politico. Ricordiamo che l'Anna Bolena venne riesumata nel 1957 presso il Teatro alla Scala di Milano grazie all'intervento del maestro Gavazzeni e da un cast d'eccezione che vide tra i suoi massimi esponenti la figura di Maria Callas, forse la più grande interprete di ruoli drammatici del XX secolo.
Ma torniamo al ritratto che verrà analizzato in questa sede. Hans Holbein, figlio d'arte e pittore tedesco, approda alla corte inglese nel 1526 e si fa ben presto conoscere – anche grazie all'intervento di Tommaso Moro – come grande ritrattista. Enrico VIII viene appunto rappresentato non tanto come uomo ma come sovrano di una grande nazione; egli viene tradotto infatti tramite la mirabile ars di Holbein nella metafora dello Stato: tutto è in lui e lui è tutto, in poche parole. La sua figura, nell'impostazione dell'opera, è enorme: appoggia sulla cintura il braccio destro, in segno di forza, e lascia cadere l'altro sul fianco (non con leggerezza o con vanità – si badi bene – ma stringendo con forza bruta il pugno virile adornato da due preziosi anelli, uno sull'indice e l'altro sul mignolo). Le vesti, poi, sono ricchissime: dominano le tonalità dell'oro che vengono ulteriormente enfatizzate dai ricami – quasi degli arabeschi – e da una specie di gilet di pelliccia a conclusione del tutto. Lo sguardo, infine, fiero, volitivo e comunque “superiore” va a confermare la sua posizione sociale; la nuca viene dunque cinta da un ricco copricapo culminante in una piuma leggera e vezzosa. La figura del re quindi diventa più importante di quella del ritrattista poiché è lui l'unico e vero protagonista della tela: egli non è infatti semplicemente la rappresentazione fedele di una serie di caratteristiche fisiche ma è anche la metafora di un modo di vivere tipico e quindi caratteristico del personaggio. In quei riflessi aurei e in quello sguardo taurino c'è tutto: un uomo sicuro di sé e della propria posizione nella società. Caroli ci fa giustamente notare che Enrico VIII in questo dipinto “si fa largo a gomitate” nello spazio pittorico occupando praticamente in toto tutta la superficie della tela. Il Ritratto di Enrico VIII è conservato a Roma presso la Galleria Nazionale d'Arte Antica a Palazzo Barberini.
È altresì curioso vedere come i potenti nel rappresentare il proprio status si avvalgano di grandi artisti capaci di enfatizzare le caratteristiche intrinseche (migliori, s'intende) di un personaggio. Che sia un olio su tela, una scultura o un cartellone pubblicitario, un'opera d'arte non smentisce mai il suo ruolo principale e cioè quello di farsi strumento di comunicazione. Comporterebbe troppo tempo discutere se questa caratteristica legata alle opere d'arte venga usata ai giorni nostri a fin di bene oppure no.
Riccardo Zironi