La pioggia nel pineto di Gabriele D'Annunzio

Poesiarte

2011, Quinta puntata


Taci. Su le soglie
del bosco non odo
parole che dici
umane; ma odo
parole più nuove
che parlano gocciole e foglie
lontane.
Ascolta. Piove
dalle nuvole sparse.
Piove su le tamerici
salmastre ed arse,
piove su i pini
scagliosi ed irti,
piove su i mirti
divini,
su le ginestre fulgenti
di fiori accolti,
su i ginepri folti
di coccole aulenti,
piove su i nostri volti
silvani,
piove su le nostre mani
ignude,
su i nostri vestimenti
leggieri,
su i freschi pensieri
che l'anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
t'illuse, che oggi m'illude,
o Ermione.

Odi? La pioggia cade
su la solitaria
verdura
con un crepitío che dura
e varia nell'aria
secondo le fronde
più rade, men rade.
Ascolta. Risponde
al pianto il canto
delle cicale
che il pianto australe
non impaura,
nè il ciel cinerino.
E il pino
ha un suono, e il mirto
altro suono, e il ginepro
altro ancóra, stromenti
diversi
sotto innumerevoli dita.
E immersi
noi siam nello spirto
silvestre,
d'arborea vita viventi;
e il tuo volto ebro
è molle di pioggia
come una foglia,
e le tue chiome
auliscono come
le chiare ginestre,
o creatura terrestre
che hai nome
Ermione.

Ascolta, ascolta. L'accordo
delle aeree cicale
a poco a poco
più sordo
si fa sotto il pianto
che cresce;
ma un canto vi si mesce
più roco
che di laggiù sale,
dall'umida ombra remota.
Più sordo e più fioco
s'allenta, si spegne.
Sola una nota
ancor trema, si spegne,
risorge, trema, si spegne.
Non s'ode voce del mare.
Or s'ode su tutta la fronda
crosciare
l'argentea pioggia
che monda,
il croscio che varia
secondo la fronda
più folta, men folta.
Ascolta.
La figlia dell'aria
è muta; ma la figlia
del limo lontana,
la rana,
canta nell'ombra più fonda,
chi sa dove, chi sa dove!
E piove su le tue ciglia,
Ermione.

Piove su le tue ciglia nere
sìche par tu pianga
ma di piacere; non bianca
ma quasi fatta virente,
par da scorza tu esca.
E tutta la vita è in noi fresca
aulente,
il cuor nel petto è come pesca
intatta,
tra le pàlpebre gli occhi
son come polle tra l'erbe,
i denti negli alvèoli
con come mandorle acerbe.
E andiam di fratta in fratta,
or congiunti or disciolti
(e il verde vigor rude
ci allaccia i mallèoli
c'intrica i ginocchi)
chi sa dove, chi sa dove!
E piove su i nostri vólti
silvani,
piove su le nostre mani
ignude,
su i nostri vestimenti
leggieri,
su i freschi pensieri
che l'anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
m'illuse, che oggi t'illude,
o Ermione.


Un amore totale, assoluto. Quello del poeta per Ermione, è un amore che diventa un tutt’uno con la Natura.

Il poeta invita la sua amata a tacere perché soltanto facendo silenzio intorno a noi e dentro di noi si può udire la voce della natura: Taci. Su le soglie del bosco non odo parole che dici umane; ma odo parole più nuove che parlano gocciole e foglie lontane.Una volta creatasi l’atmosfera di silenzio intorno ai due amanti, il poeta invita la donna ad ascoltare: Ascolta. Piove dalle nuvole sparse. Piove su le tamerici salmastre ed arse

A questo punto la loro anima è nella giusta predisposizione per arrivare a percepire il suono della Natura, primo fra tutti quello della pioggia, finché in un succedersi di eventi e trasformazioni la natura diventa parte di loro e loro diventano parte di essa, in una identificazione e metamorfosi che porta i due amanti a rifiutare la razionalità e ad abbandonarsi all'istinto e all'esperienza in cui a dominare è il mondo delle sensazioni, delle emozioni e dei sentimenti, ossia quell'ideale decadente del panismo, della completa fusione tra l'uomo e la natura.

E piove su la favola bella che ieri m’illuse, che oggi t’illude, o Ermione. Una immersione totale di due esseri viventi nel creato, che rimane tuttavia una illusione e costituisce una favola bella, ma momentanea.


Chocolat 3B








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