La nota

Settima puntata: Le atmosfere di Francesco Guardi: Venezia tra feste e declino


Una Venezia in cui la vita scorre ancora tra feste e mondanità, ma anche una Venezia avviata verso la fine della sua indipendenza: le atmosfere nostalgiche di Francesco Guardi rendono percepibile il declino della Serenissima. Ambra ce ne parla in questo articolo, facendo anche degli interessanti riferimenti a come il Canaletto considerava la pittura di Francesco Guardi.


Avvolta da un'atmosfera irreale e fortemente soggettiva, percepisco il preannunciare di un fervore romantico dove l'illusione di colori e forme mi cattura e trasporta il mio sguardo su tocchi di pennello veloci e guizzanti che colorano di movimento la staticità di architetture e scenari urbani.

Mi sento parte di un' ambientazione vibrante di luce, creata da linee e prospettive dilatate, edifici e “... cose che restano scorrette quanto mai, ma spiritosissime”. Così Canaletto descrisse le opere di un'artista che “... lavorava per guadagnarsi la pagnotta giornaliera” disprezzando il modo in cui egli lavorava poiché “... comprava telacce di scarto con imprimiture scelleratissime”.
E forse fu proprio quella sua scelleratezza che permise a Francesco Guardi di creare scenari in cui la realtà si intreccia alla fantasia in un carnevalesco insieme di passaggi cromatici uniti a trasparenze madreperlacee. Qui, l'azzurro del cielo con le sue soffici e vaporose nuvole domina il susseguirsi incalzante degli edifici e delle arcate fra l'altezza maestosa di un campanile e le galanti rotondità delle cupole di San Marco.

Amata e mai tradita, l'artista raffigurò sempre la bellezza e lo splendore di Venezia, dei suoi riflessi, dei suoi colori, così caldi e vibranti come le onde increspate dell'acqua su cui danzano gondole animate da una tradizione viva nei secoli.
E quei giochi di fantasia, così liberi e romantici, disprezzati e non compresi dal gusto dell'epoca, esprimono uno stile pienamente autonomo ed originale in cui un'arbitraria impostazione dell'impianto prospettico conduce ad effetti di dilatazione spaziale dove gli abiti e le vesti di un'élite veneziana colorano la città di tinte accese e piene di vita.

Quei tocchi veloci ed in apparenza spensierati di “colore molto oglioso che spesso usava per tirare avanti” nascondono nell'artista quel sentimento di decadenza politica e morale che egli ben presto avverte intorno a lui. Quella vena nostalgica nata dal ricordo ancora vivo nella sua mente della grandezza ormai passata di Venezia, si lega alla consapevolezza di un declino ormai prossimo, celato da un pesante, grigio velo di sfarzo esteriore.
Rivive ancora oggi sulle tele di Francesco Guardi quella Venezia ormai passata fatta di luci ed ombre, realtà e riflessi, a scapito di quelle parole che risuonarono rumorose dalle labbra di Canaletto: “Chi acquista dei suoi quadri deve rassegnarsi a perderli in poco tempo ed io non mi farei mai malleveradore della loro durata per altri dieci anni...”.

Ambra Grieco




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