Piero della Francesca a Milano: quella “mostra” che mortifica la storia dell'arte


Riflessioni sulla mostra della Madonna della Misericordia di Piero della Francesca portata a Milano, a Palazzo Marino, per le festività natalizie 2016-2017.

Prima di iniziare a parlare del caso della Madonna della Misericordia di Piero della Francesca, scissa dal suo Polittico (uno dei più grandi capolavori del Quattrocento italiano) e spedita a Milano per le festività natalizie, è doveroso fare una precisazione: si fa molta fatica a definire "mostre" esibizioni vacue come quella che a Palazzo Marino, in questi giorni, vede la Madonna unica e indiscussa protagonista. Non è una mostra: è un’inutile ostensione priva di qualsiasi criterio logico, alla base della quale non esiste il benché minimo presupposto scientifico e che prende metaforicamente a pugni la storia dell’arte, mortificandola e negando il senso più profondo della disciplina.

Quello che è successo è ormai tristemente noto: a Palazzo Marino, da alcuni anni, si organizzano esibizioni di un solo quadro per le feste, e quest’anno la scelta è ricaduta sulla tavola centrale del Polittico della Misericordia di Piero della Francesca, conservato presso il Museo Civico di Sansepolcro. Un complesso unitario, scomposto nel Seicento (epoca durante la quale la cornice originaria del polittico fu distrutta e le tavole furono rimontate all’interno di un pesante apparato di gusto barocco), ricostruito nel 1892 dal restauratore Giuseppe Parrini e filologicamente riordinato tra anni Sessanta e anni Settanta, dopo un restauro condotto presso l’Istituto Centrale del Restauro di Roma (1959-1960) e il riallestimento del museo (1975). La tavola con la Madonna della Misericordia è stata dunque smontata, separata dalle altre, e inviata nel capoluogo lombardo lasciando vuoto lo scomparto centrale del polittico: e forse non è neppure necessario sottolineare quanto sia maldestro, brutalmente rozzo, e assolutamente ingiustificabile sotto ogni aspetto (scientifico, conservativo, logico) lo smembramento, anche soltanto temporaneo, di un insieme che ha superato pressoché indenne quasi sei secoli di storia. Una mutilazione che, è bene chiarirlo, era già del tutto inopportuna nel contesto di una mostra vera (quella su Piero della Francesca che si è tenuta la primavera scorsa a Forlì), e che si fa ancor più intollerabile se il dipinto diventa unico protagonista di uno sfoggio vuoto e privo di significato, buono solo per rinnovare una tradizione natalizia che però poteva tranquillamente fare a meno di Piero della Francesca.

Piero della Francesca, Polittico della Misericordia
Piero della Francesca, Polittico della Misericordia (1445-1462; olio e tempera su tavola, 273 x 330 cm; Sansepolcro, Museo Civico


Piero della Francesca, Polittico della Misericordia senza tavola centrale
Un’immagine per dare idea dell’assurdità dell’operazione

A ciò si aggiungano le dichiarazioni del sindaco di Sansepolcro, Mauro Cornioli, che in un’intervista alla Nazione di Arezzo ha voluto evidenziare che “se Milano ha richiesto soltanto la tavola centrale, è anche per una questione di rispetto e dignità verso Sansepolcro, facendo in modo che chi visita il nostro museo per le festività possa comunque fruire degli altri pezzi che compongono il polittico e che sono più di venti”. Sono frasi che può pronunciare solo chi è totalmente digiuno in materia di storia dell’arte e che vede le opere esclusivamente come richiamo per turisti. Turisti (e visitatori in generale) dei quali si ha peraltro una bassissima considerazione, se si pensa che si possano “accontentare” di vedere le restanti tavole di un polittico deliberatamente smembrato, privato del suo pannello centrale. E parimenti non possono sussistere eventuali ragioni che giustifichino amputazioni di questo tipo sulla base del “rinnovato contesto” o del “particolare allestimento” o dell’“occhio diverso” nel quale o attraverso il quale osservare il capolavoro: è un’operazione che ha la stessa sensatezza dell’osservare ipoteticamente un orso polare deportato in una savana. Non esistono “occhi diversi” o “allestimenti particolari” per una tavola che nasce per Sansepolcro, ha una storia che si è sedimentata, vive in rapporto con altre tavole che l’autore ha pensato affinché rimanessero unite (benché tale rapporto sia stato profondamente alterato nel corso dei secoli), e che inevitabilmente soffre ogni spostamento, dal momento che una tavola di legno del Quattrocento è un oggetto estremamente delicato, che dovrebbe suscitare mille interrogativi sul piano della conservazione e dell’opportunità del trasferimento anche quando in procinto di essere spostato per una mostra di alto livello scientifico. Figuriamoci se il trasferimento è per una strenna natalizia in formato esposizione. Ovviamente eventuali danni che la tavola centrale potrebbe riportare dalla trasferta (non esistono spostamenti a rischio zero: particolare che troppo spesso si tende a dimenticare) interesserebbero tutto il polittico, essendo quest’ultimo, come già ribadito, un unicum a cui occorre pensare nella sua integrità. Qualcuno potrebbe pensare di ritagliare il paesaggio dalla figura della Gioconda per esporlo in separata sede? Anche se la tavola centrale del polittico è fisicamente separata dalle altre, il rapporto che la lega agli scomparti laterali, alla predella e alla cimasa, è identico a quello che lega il paesaggio del dipinto di Leonardo alla sua protagonista. Anzi, forse è ancora più forte.

Risibili, infine, le motivazioni addotte nella presentazione dell’esibizione sul sito del Comune di Milano: secondo il testo, “L’esposizione porterà a una migliore conoscenza e valorizzazione presso il grande pubblico di un’opera considerata fra i massimi esiti dell’arte italiana del Rinascimento”. È davvero assurdo, surreale pensare che una tavola di un polittico forzatamente divisa dalle altre possa portare a una “migliore conoscenza e valorizzazione presso il pubblico”. E di fronte a giustificazioni tanto paradossali riesce anche difficile commentare. Ci si potrebbe giusto domandare dove sia la Soprintendenza, ma l’unica risposta che viene in mente è quella che Tomaso Montanari aveva già dato cinque anni fa: se nel sistema della tutela esiste una “chiesa bassa” che cerca di “tener testa ai poteri locali in nome della conservazione e della dignità culturale e delle opere e del territorio”, il suo contraltare è una “chiesa alta” che invece “è totalmente succube, e in ultima analisi complice, del potere politico - centrale, locale e di ogni colore -, e finisce per tradire sistematicamente la propria missione avallando e cavalcando le più inverosimili iniziative di ’valorizzazione’ delle opere che essa avrebbe invece il dovere di salvaguardare”.

Comunque, per anticipare le ovvie rimostranze da parte dei biturgensi (che hanno tuttavia mormorato e continuano a mormorare parecchio) si è pensato di inserire il prestito nell’ambito di una collaborazione con il Comune di Milano, che dovrebbe garantire a Sansepolcro l’organizzazione di due mostre, previste per il 2017: una dedicata a Roberto Longhi, che porterà in Toscana il Ragazzo morso da un ramarro del Caravaggio (il ruolo del Comune di Milano consisterà nel mediare con la Fondazione Longhi, proprietaria dell’opera, per assicurare a Sansepolcro il prestito), e l’altra dedicata a Luca Pacioli, che vedrà l’esposizione, tra le altre, di alcune opere di proprietà del Comune di Milano (la Testa di Leda attribuita a Leonardo e conservata al Castello Sforzesco, due edizioni a stampa antiche della Summa e del De divina proportione di Luca Pacioli, e due documenti manoscritti) e della Madonna col Bambino del Giampietrino, conservata al Museo Poldi Pezzoli, il cui prestito sarà anche in tal caso mediato dal Comune di Milano. Sui progetti che sosterranno queste due mostre non è ancora dato sapere (tuttavia i nomi dei curatori, rispettivamente Maria Cristina Bandera e Stefano Zuffi, lasciano ben sperare), ma è comunque inammissibile che per poter inviare opere a Sansepolcro si chieda come contropartita una tavola fragile, che dovrebbe essere spostata solo in caso di urgenze impellenti, e la cui estrapolazione dal contesto comporta necessariamente l’alterazione di un equilibrio delicatissimo.

Certo: si può tranquillamente pensare che sia ingenuo opporsi a un modo d’intendere le opere d’arte ormai del tutto consolidato, come quello che le vede sempre più simili a figurine da scambiare per accordi promozionali o commerciali, oppure ancor peggio come impiegati della Pro Loco inviati qua e là per far pubblicità al piccolo borgo in cui i capolavori sono conservati (la stessa inconcepibile logica secondo la quale decine di sindaci entusiasti hanno inviato le loro opere l’anno passato all’Expo di Milano: sarebbe interessante sapere se le presenze turistiche nei loro territori sono effettivamente aumentate, quest’anno), come pedine in reti di relazioni all’interno delle quali molti amministratori locali, che spesso hanno conoscenze nulle in fatto di storia dell’arte, premono sugli organi preposti alla tutela affinché vengano concessi i prestiti. C’è però anche da dire che, intanto, non siamo soli: perché, nel caso del Polittico della Misericordia, le voci contrarie al prestito (riunitesi anche in una petizione sottoscritta da centinaia di cittadini) sono state tante, anche se i mezzi d’informazione hanno cercato di non dar loro troppo peso. E poi, nel deprimente contesto che vede su giornali e televisioni un florilegio di articoli e servizi che, pressoché all’unanimità (e spesso redatti da giornalisti anche in tal caso privi di conoscenze in materia), tessono le lodi dell’operazione senza porsi domande e senza avanzare il benché minimo dubbio, ritengo che fare un minimo di opposizione sia ancora di vitale importanza. Ne va della storia dell’arte.



Federico Diamanti Giannini

L'autore di questo articolo: Federico Diamanti Giannini

Giornalista d'arte, ho fondato Finestre sull'Arte nel 2009 con Ilaria Baratta. Sono nato a Massa nel 1986 e ho ottenuto la laurea specialistica a Pisa nel 2010. Oltre che su queste pagine, scrivo su Art e Dossier.

Leggi il profilo completo

Se questo post ti è piaciuto o lo hai ritenuto interessante, clicca qui per iscriverti alla nostra newsletter: niente spam, una sola uscita settimanale per aggiornarti su tutte le nostre novità!


Mostre: quando esporre una sola opera ha senso
Mostre: quando esporre una sola opera ha senso
Bernini, Caravaggio, Rubens e altri: quegli one-painting show che distruggono la storia dell'arte
Bernini, Caravaggio, Rubens e altri: quegli one-painting show che distruggono la storia dell'arte


Commenta l'articolo che hai appena letto



Commenta come:      
Spunta questa casella se vuoi essere avvisato via mail di nuovi commenti



1. Angela, palermo in data 13/12/2016, 13:50:04

Concordo... non ha senso!



2. Stefania cartoni in data 13/12/2016, 14:59:08

pienamente d'accordo.Anni fa ho fatto un viaggio apposta per godermi questi capolavori in loco. Stefania Cartoni




3. Aba in data 13/12/2016, 18:31:32

Non ti stupire delle frasi del sindaco di Sansepolcro che è un gretto ignorante di prima categoria



4. Gere62! in data 14/12/2016, 07:46:33

Davvero non si poteva scrivere meglio, condivido tutto. Peraltro io sto spesso in valtiberina, e posso confermare che sono in molti ad avere criticato questo prestito assurdo: Piero e 'il Genius loci, e in questo periodo l'attenzione e' alta anche perché è in corso il restauro, nello stesso museo, della Resurrezione.
Sarebbe poi utile cogliere l'occasione per affrontare la storia della esposizione , nella vicina Monterchi, della Madonna del parto, davvero capolavoro iconico dell'arte italiana. L'attuale collocazione, pur se vi sono esigenze di sicurezza , e ''semplicemente offensiva (e anche qui hanno prevalso esigenze di cassetta delle amministrazioni locali). Da anni si discute di una diversa collocazione (ma io la riporterei nella chiesetta del cimitero), con feroci litigi tra vescovo, sindaco, sovrintendenza. La stampa,locale, anche in line, ne parla molto. Forse però il dibattito dovrebbe essere nazionale. Che ne pensa?



5. Gere62 in data 14/12/2016, 08:09:09

Sono già intervenuto , ma avevo dimenticato di aggiungere che la condotta mentecatta degli amministratori attuali di Sansepolcro corrisponde, mutatis,mutandis, a quella dei canonici del,duomo della stessa città che, verso,il 1859, vendettero,giulivi, per,pochi soldi (anche per l'epoca) il Battesimo di Cristo , sempre di Piero, a un mercante inglese. È' forse l'opera più legata alla sua città : il,paesaggio sullo sfondo si riconosce ancora oggi. Solo che quella tavola , ora, e ' forse il maggior gioiello della National Gallery.
Il battesimo faceva parte di un trittico, ne era l'anta centrale.
Le due laterali (di un modesto artista locale) con il terribile buco centrale, sono esposte ancora ora al museo civico, ad eterno monito , temo, della stoltezza umana.
Ora, certo,solo per poco, nella sala accanto il,polittico della Misericordia presenta un "buco" simile.
Insomma aveva ragione Marx, la storia si manifesta come tragedia, si ripete come farsa.



6. Federico D. Giannini in data 14/12/2016, 09:57:03

@Aba grazie per il commento, non conoscendo il soggetto ho preferito non esprimere giudizi sulla persona



7. Federico D. Giannini in data 14/12/2016, 10:26:15

@Gere62 Grazie per il suo intervento. Di Piero della Francesca, e in generale dei capolavori conservati in città minori, si parla molto, ma spesso a sproposito, e da un dibattito serio avremmo da giovarne tutti, peccato solo che forse non interessi. Purtroppo l'ignoranza di cui lei parla sopravvive, in altre forme (per fortuna ora la vendita delle opere è giusto metaforica), ma è sempre comunque ben presente. Quello che (sebbene fino a un certo punto) mi stupisce, piuttosto, è che si faccia poco per combatterla.



8. Cinzia in data 14/12/2016, 23:10:21

concordo in pieno e su tutta la linea ma volevo ricordarvi che non è la prima volta che la Madonna della Misericordia viene separata dal resto... l'anno scorso si trovava alla mostra "Piero della Francesca, indagine di un mito" al San Domenico di Forlì (anche se non mi pare che voi di Finestre sull'Arte vi foste interessati della cosa con altrettanta enfasi... il chè non è una critica, figuriamoci, ma solo una constatazione)




9. Federico D. Giannini in data 14/12/2016, 23:15:48

Che quello di Forlì fosse uno spostamento inopportuno è ben specificato, in questo articolo. Sul fatto che non ne abbiamo parlato, ha ragione e avremmo dovuto scrivere qualcosa anche in primavera: pur nel contesto di una mostra vera, si trattava di uno smembramento anche in quell'occasione. Operazione che comunque è a maggior ragione inopportuna adesso, intanto perché la Madonna della Misericordia rientrava da una trasferta immediatamente precedente, e poi per l'assoluta assenza di criteri scientifici che possano giustificare l'ostensione milanese.



10. Pierangelo Marengo in data 15/12/2016, 06:48:49

Sono stato a S. Sepolcro mentre mi trovavo ad Arezzo Almeno per chi vive a Milano e" sicuramente più facile e più economico (con le linee low Cost) andare a Parigi che a S. Sepolcro . Sono stato nei giorni scorsi a Palazzo Marino a visitare la mostra e come me , altri miei conoscenti che hanno usufruito dei giorni di festa per vedere la l pala Montefeltro , di Piero Della Francesca alla Pinacoteca di Brera e il Sant'Agostino ,sempre di Piero al museo Poldi Pezzoli , usufruendo di un prezzo ridotto. Nonostante le temperature fredde di questi giorni , le code sono lunghissime per accedere alla mostra. La maggioranza,per non dire quasi tutte le persone che visiteranno la pala centrale dell. Polittico della Madonna della Misericordia,non sono state al museo di S. Sepolcro a vedere L " opera completa. Magari e me lo auguro , a qualcuno verrà voglia di andarci



11. Giacomo F. Albano in data 16/12/2016, 18:32:14

...assolutamente d'accordo!...il politichese ha la capacità di distruggere il bello delle nostre arti...




12. offarco in data 19/12/2016, 07:44:18

Che ne pensi della Madonna del duca "di Urbino"a Brera? Non sarebbe ora di riportarla nel luogo dove ha una storia ed uno spazio totalmente suo?



13. Francy56 in data 04/01/2017, 00:44:37

Il trasferimento della tavola centrale del Polittico della
Misericordia di Piero della Francesca a Milano è stato un vero e proprio insulto alla Storia dell'arte, dimostra scarsa competenza amministrativa e gestionale in materia di beni Culturali. A quali soggetti si deve l'onore della nobile scelta? Bottegai o ex bottegai?
CHERICI francesco



14. M. De Carli in data 19/05/2017, 07:50:09

Mi dispiace averlo scoperto solo oggi: è un commento intelligente e dolente su una realtà che siamo costretti a subire. Pochezza - per non dire miseria - intellettuale, miopia, ignoranza di chi si è conquistato il potere di gestire le opere d'arte come fossero articoli commerciali da mercatino nelle fiere... Grazie comunque per questa capacità di indignarsi, e di saperlo scrivere.



15. M. De Carli in data 19/05/2017, 07:57:19

Mi dispiace averlo scoperto solo oggi: è un commento intelligente e dolente su una realtà che siamo costretti a subire. Pochezza - per non dire miseria - intellettuale, miopia, ignoranza di chi si è conquistato il potere di gestire le opere d'arte come fossero articoli commerciali da mercatino nelle fiere... Grazie comunque per questa capacità di indignarsi, e di saperlo scrivere.



Commenti dal post ufficiale su Facebook

16.Matteo Bollini in data 13/12/2016 12:28:15

Non si salva nemmeno l' allestimento



17.Paola Muzzi in data 13/12/2016 12:38:21

Mercificazione dell'arte. Che depressione.



18.Francesco Montanari in data 13/12/2016 12:58:25

Se si trattasse di un'opera proveniente dall'estero e quindi non accessibile a tutti (come é avvenuto qualche anno fa), allora capirei esposizioni di questo tipo, seppur con parecchie riserve data la mancanza di criteri scientifici. In questo caso però non posso che darvi ragione.



19. Angelo Bartuccio in data 13/12/2016 14:02:54

Guardi che in ogni caso é ugualmente difficilmente accessibile



20. Angelo Bartuccio in data 13/12/2016 14:03:41

Sansepolcro é difficile da raggiungere se non con mezzi propri. Io sono stato pochissimo tempo fa e il museo era chiuso



21. Francesco Montanari in data 13/12/2016 14:54:37

Su questo convengo con lei, ma un viaggio Milano - San Sepolcro non è paragonabile, per esempio, ad un viaggio Milano - Parigi (sia per tempi sia per costi), almeno a mio avviso. Che poi il museo fosse chiuso, questa è un altra questione e, sopratutto se lei ha tentato di visitarlo in orari consoni, allora ha tutta la mia solidarietà. Se si organizzasse una mostra a Milano su Piero della Francesca, includente anche il polittico della Misericordia ma con criteri logico-scientifici, allora sarebbe diverso. A Reggio Emilia è stata organizzata, se non erro 2 anni fa, una bella mostra proprio su Piero della Francesca e la prospettiva. SI trattava di un'esposizione molto tecnica, includente anche il San Ludovico da Tolosa di Piero, che però secondo me era ben contestualizzato giustificando quindi pienamente la sua assenza dalla sua collocazione museale.



22. Finestre sull'Arte in data 13/12/2016 15:24:18

Secondo noi invece sarebbe identico anche per un'opera straniera. Se qualcuno smontasse, mettiamo, un'anta dell'altare di Isenheim per mandarla a una mostra italiana su san Sebastiano, scriveremmo le stesse cose. Uno spostamento del polittico per una mostra sarebbe appunto sensato se l'opera venisse trasferita nella sua interezza, nell'ambito di un'esposizione dall'altissimo profilo scientifico, di quelle che si fanno una volta sola. Ma a noi piace piuttosto pensare che certe opere si considerino, piuttosto, inamovibili. La mostra di Reggio Emilia, pur avendo solo un'opera di Piero della Francesca (ma aveva tutti gli esemplari noti dei suoi trattati), è stata una delle mostre più interessanti (e al contempo più sottovalutate!) degli ultimi anni, scientificamente inappuntabile e dotata anche di un solidissimo impianto divulgativo, anche in questo caso tra i migliori degli ultimi anni



23. Angelo Bartuccio in data 13/12/2016 15:36:14

Sig. Francesco, se vuole può leggere anche un altro mio commento dove capisco perfettamente la decontestualizzazione dell'opera e spiego come secondo me avrebbe senso questa esposizione (non solo del singolo pezzo) a Milano, ma a Brera accanto alla celebre pala di Piero ivi conservata; magari pure con altre opere. Purtroppo spesso la mercificazione turistica prende a pugni la storia dell'arte. Comunque giovedì sarò a Milano e vedrò di persona palazzo Marino e vi saprò dire in modo più preciso il mio pensiero. Ma in linea teorica é già espresso da quello che lo ho scritto ;)



24. Angelo Bartuccio in data 13/12/2016 15:37:00

Il museo era chiuso alle 12.30



25. Manuel Navarrete García in data 13/12/2016 22:28:27

si ha salvato LUCA signorelli...



26. Danilo Verticelli in data 15/12/2016 07:19:39

Non è necessario poter vedere tutto a casa propria. Vuoi vedere l'arte e non hai tempo perchè troppo impegnato a lavorare per pagare il mutuo e la palestra? Pazienza. Non la vedi. Peggio per te, significa che stai buttando via la vita su azioni e valori a cui dai la precedenza. Oppure vai su internet e te la guardi in foto. Oppure ancora, come si faceva una volta quando la cultura era giustamente una conquista personale e non un prodotto da imporre, programmi un viaggio e te la vai a vedere, così magari ti vedi anche qualcosa di meglio di Milano, compresi paesini, vicoli, strade e montagne. Magari un'occhiata al museo Burri che forse è anche meglio per alcuni versi. Le opere nate per stare in luogo devono essere viste in quel luogo perché in quel luogo interagiscono con gli altri. Hanno le vibrazioni di quel luogo, la luce di quel luogo. Chi non puó, s'attacca. Non è necessario che tutti siano acculturati. Qualche ottimo calzolaio, sarto, falegname più ignorante ma molto più utile sarebbe preferibile a una massa di finti intellettuali convogliati dai media a vedere cose che neanche pensavano esistessero. Chi di loro è mai andato a Spello?



27.Mariagiulia Burresi in data 13/12/2016 13:54:36

In parte commento da condividere nei principi generali, ma osservando che anche il rimontaggio anni sessanta del polittico nella sua sede ordinaria non è il nassomo e appare oggi invecchiato e assai rigido,.non del tutto adatto a capire l'unità di ptogettazione spaziale del complesso.Magari i temporanei spostamenti della parte centrale potrebbero essere l occasione di una revisione



28. Finestre sull'Arte in data 13/12/2016 15:16:38

Purtroppo sarà molto difficile, se non impossibile, ottenere un ordinamento identico all'originario. Ma ciò comunque non giustifica uno "smembramento" illogico sotto il punto di vista scientifico, dannoso sotto il profilo conservativo ed estremamente nocivo da un punto di vista divulgativo. Non ha senso spostare un pezzo di polittico da Sansepolcro a Forlì o a Milano per studiarlo meglio, a meno che ciò non sia per ragioni di necessità, magari perché l'opera è bisognosa di restauro. Il modo migliore per discutere di eventuali revisioni dell'ordinamento è andare a Sansepolcro... :-)



29.Giovanni Porta in data 13/12/2016 14:05:20

Non abbiamo più il senso del bello



30.Angelo Bartuccio in data 13/12/2016 14:07:01

Probabilmente l'allestimento non é dei migliori, ma la logica espositiva a Milano secondo me non é sbagliata; é sbagliato a palazzo Marino, sarebbe stato più corretto a Brera accanto all'altra pala di Piero. Io non la ritengo un'iniziativa sbagliata, quanto più un poco scientifico allestimento



31.Sofia Barelli in data 13/12/2016 14:47:30

Quali irresponsabilità per raccattare soldi. In Toscana si chiamano "morti di fame" le persone così...



32.Giuseppe Clerici in data 13/12/2016 14:54:53

Mi domando: solo nelle Marche accampano la scusa della deperibilità delle opere su tavola quando si tratta di fare o ricevere prestiti?



33. Antonio Costa in data 13/12/2016 18:16:49

Mi risulta che ad Urbino abbiano prestato "la muta" di Raffaello senza problemi, il che è anche peggio. Almeno a Sansepolcro hanno tutto il resto di Piero



34. Giuseppe Clerici in data 13/12/2016 18:18:26

Ovvio che si facciano figli e figliastri...



35.Rosaria Navone in data 13/12/2016 17:01:19

Spesso in Italia le opere d'arte ed i monumenti non hanno dignità e valore in sé, ma solo come "cose" utili per il turismo e o per lo scambio



36.Filippo Mus in data 13/12/2016 20:09:38

Caro Federico, il tuo articolo è superbo e pienamente condivido!!!! Sul Parnaso è con voi!!!!



37. Finestre sull'Arte in data 13/12/2016 20:57:06

Grazie! Let's share the love :)



38.Graciela Daneri in data 13/12/2016 23:45:01

Condivido con te, Federico! Bravissimo il tuo articolo! Hai pensato a una altra cosa...non sará politica? Pensa chi é il Papa...dico,...pensa



39.Wilma Bertola in data 14/12/2016 01:56:55

Non ho letto tutto l'articolo e non capisco molto di arte,però capisco ed è evidente che è un'oper invalidata dal contesto



40.Mirella Colombo in data 14/12/2016 04:54:48

In realtà è la prima volta che in questa occasione venga esposto un solo quadro...forse si voleva sottolineare il tema della Misericordia...Comunque anche per me è una critica un po' troppo negativa



41.Dina Gatta in data 14/12/2016 07:36:14

Utilizzare capolavori come figurine , questo è il sentire di chi intende l' arte solo come veicolo turistico , che ci può stare , ma l' opera d' arte in quanto tale ha ben altri scopi , è la nostra Storia , le nostre tradizioni , la nostra cultura , è il nostro sentire e per questo togliere per mostrare parte di un' opera , sminuisce non accresce la conoscenza



42.Simona Perugi in data 14/12/2016 08:04:39

Ma che senso ha? ?µ?µ?µ



43. Finestre sull'Arte in data 14/12/2016 08:32:21

Nessuno...



44.Renato Dalpiaz in data 14/12/2016 13:06:27

Pienamente d'accordo con l'articolo di Federico...non sapevo che avevano esposto solo la Madonna (parte centrale) del polittico..un vero insulto alla storia dell'arte ,ed a l'arte..una superba opera dilaniata da una scelta orribile ...



45. Finestre sull'Arte in data 14/12/2016 21:20:07

Siamo d'accordo...



46.Giacomo Favaretto in data 15/12/2016 08:48:38

Il valore di attività di prestito di opere d'arte è indiscutibile, ma poiché queste attività comportano sia dei costi, sia dei rischi per l'opera stessa, cosa buona sarebbe affrontarle con serietà. Non è sufficiente dire che "va bene spostare un'opera, anche se incompleta, così tante persone possono apprezzarla", perché un'opera d'arte non va solo apprezzata ma va anche compresa, analizzata, contestualizzata. Il Polittico della Misericordia in particolare è un'opera che, se smembrata, perde la sua capacità di essere compresa nel suo valore, dato che l'innovazione più importante di Piero sta qui nel fatto che il manto della Vergine oltrepassa i limiti del pannello del polittico per invadere quelli adiacenti, portando così il modello del polittico verso un contesto che unisca tutti i personaggi nonostante la divisione dei pannelli. Non esporre l'opera completa quindi significa decontestualizzarla e privarla di un valore fondamentale che il pubblico non potrà comprendere. Smembrare quest'opera, come fu a Forlì, non è un'opportunità per i cittadini, direi più che assomiglia a una presa in giro per coloro che vogliono conoscere l'arte e apprezzarla sotto ogni aspetto. Perciò si incentivino pure prestiti e mostre, purché siano organizzate coscientemente e sulla base di un criterio artistico credibile. Non ho trovato esagerato l'articolo e sostengo la pagina Finestre sull'Arte nelle sue risposte ai commenti.



47. Finestre sull'Arte in data 15/12/2016 12:11:32

Siamo d'accordo su tutta la linea e ringraziamo per il supporto :) È proprio così: "una presa in giro per coloro che vogliono conoscere l'arte e apprezzarla sotto ogni aspetto".





Torna indietro



Login

Username / EmailPassword

Ricordami

Password dimenticata?

Non hai ancora un account? Registrati ora!!!

Tag cloud


Politica e beni culturali     Patrimonio     Musei     Arte contemporanea     Rinascimento     Seicento     Barocco     Ottocento     Cinquecento     Quattrocento     Firenze     Riforme     Genova     Novecento     Settecento    

Strumenti utili