Archeologia subacquea a Roma: individuate centinaia di testimonianze archeologiche sommerse nel Tevere


Una missione italo-britannica ha mappato 12 chilometri del Tevere nel centro di Roma, individuando centinaia di testimonianze archeologiche sommerse. Per la prima volta è stata realizzata una mappa geofisica concepita come una planimetria archeologica e conservativa. 

Una nuova importante campagna di archeologia subacquea nel Tevere sta permettendo di riscrivere la conoscenza del patrimonio sommerso di Roma. La missione congiunta italo-britannica ha infatti gettato nuova luce su un ampio complesso di testimonianze conservate nel centro storico della Capitale. Il progetto, denominato Archaeological Survey of the Tiber, è condotto dalla Soprintendenza Speciale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Roma, dall’Istituto Centrale per il Restauro (ICR) e da Barca Archaeology di Oxford, nel Regno Unito, con il finanziamento della National Geographic Society. I risultati della ricerca vengono presentati in occasione della prima Giornata internazionale UNESCO del patrimonio culturale subacqueo, istituita per richiamare l’attenzione sull’importanza dell’archeologia subacquea e sulla necessità di tutelare questo patrimonio in Italia e nel resto del mondo.

La ricorrenza assume un significato particolare per Roma, già iscritta nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO e oggi sempre più riconosciuta anche per la rilevanza del suo patrimonio culturale subacqueo. All’interno del Piano di Gestione del sito UNESCO è infatti individuato tra gli elementi identitari anche il contesto paesaggistico fluviale, costituito dal Tevere e dall’Isola Tiberina.

La ricerca è diretta da Barbara Davidde, direttrice del Nucleo per gli interventi di archeologia subacquea dell’ICR, e da Peter Campbell di Barca Archaeology. Per la Soprintendenza Speciale di Roma, responsabile del progetto è Alessandra Fassio. Le attività hanno beneficiato del sostegno della National Geographic Society e di NORBIT Subsea, mentre un contributo operativo fondamentale è arrivato dall’Aliquota Carabinieri Subacquei di Roma e dal Nucleo Sommozzatori di Roma dei Vigili del Fuoco. Alla ricerca collaborano inoltre l’archeologo subacqueo Roberto Petriaggi, già direttore del Nucleo per gli interventi di archeologia subacquea dell’ICR e ideatore del progetto Restaurare sott’acqua, la geofisica marina Aleksandra Kruss di NORBIT e l’archeologa marina Lisa Briggs di Barca Archaeology.

Progetto Tevere. Foto: ICR - UFFICIO STAMPA
Progetto Tevere. Foto: ICR - UFFICIO STAMPA
Progetto Tevere. Foto: ICR - UFFICIO STAMPA
Progetto Tevere. Foto: ICR - UFFICIO STAMPA
Progetto Tevere. Foto: ICR - UFFICIO STAMPA
Progetto Tevere. Foto: ICR - UFFICIO STAMPA
Progetto Tevere. Foto: ICR - UFFICIO STAMPA
Progetto Tevere. Foto: ICR - UFFICIO STAMPA

Il progetto ha interessato un tratto di circa dodici chilometri di fiume, da Ponte Flaminio a Valco San Paolo, comprendendo quindi l’intero settore del Tevere che attraversa il centro urbano di Roma.

Per realizzare una mappatura dettagliata del corso d’acqua sono state utilizzate sofisticate tecnologie geofisiche, in grado di restituire una ricostruzione tridimensionale sia del fondale sia del paesaggio circostante. Un sistema multibeam NORBIT Winghead ha acquisito attraverso il sonar i dati tridimensionali del fondale, mentre uno scanner LiDAR ha utilizzato la tecnologia laser per rilevare l’ambiente circostante. La combinazione in tempo reale delle due tipologie di dati permette di ricostruire una sorta di immagine della città che si estende dalla terraferma fino al letto del fiume, rendendo possibile seguire la continuità delle strutture archeologiche tra le due aree.

A completare la prospezione è intervenuto un sub-bottom profiler, strumento in grado di inviare segnali acustici nel sedimento e di individuare le diverse successioni stratigrafiche fino a circa 15 metri di profondità. Le anomalie emerse dalle indagini geofisiche sono state successivamente verificate attraverso operazioni subacquee condotte dall’Aliquota Carabinieri Subacquei di Roma, che ha provveduto anche alla documentazione fotografica dei resti.

La presenza di reperti archeologici nel Tevere è conosciuta da secoli. Le fonti antiquarie e i ritrovamenti effettuati durante i numerosi cantieri edilizi hanno restituito dal fiume elementi architettonici, colonne in marmo e opere d’arte, comprese statue. Il corso del Tevere è stato inoltre oggetto di numerose rappresentazioni cartografiche e rilevazioni scientifiche nel corso del tempo, dalle carte idrologiche realizzate nel Settecento dagli ingegneri Andrea Chiesa e Bernardo Gambarini fino agli studi idrologici e geologici più recenti dell’Autorità di Bacino del Fiume Tevere e del Consiglio Nazionale delle Ricerche. Le prime ricerche archeologiche subacquee sistematiche in questo settore del fiume risalgono agli anni Ottanta del Novecento e furono condotte da Claudio Mocchegiani Carpano, prima archeologo della Soprintendenza archeologica di Roma e successivamente direttore del Servizio tecnico per l’archeologia subacquea del Ministero dei Beni e delle Attività culturali.

Progetto Tevere. Foto: ICR - UFFICIO STAMPA
Progetto Tevere. Foto: ICR - UFFICIO STAMPA
Progetto Tevere. Foto: ICR - UFFICIO STAMPA
Progetto Tevere. Foto: ICR - UFFICIO STAMPA
Progetto Tevere. Foto: ICR - UFFICIO STAMPA
Progetto Tevere. Foto: ICR - UFFICIO STAMPA

L’attuale progetto rappresenta però un importante salto di qualità: per la prima volta è stata realizzata una mappa geofisica concepita come una vera planimetria archeologica e conservativa. Questa nuova cartografia permette agli studiosi non solo di localizzare le strutture sommerse, ma anche di comprenderne il contesto, valutarne le condizioni di conservazione e impostare strategie per la tutela a lungo termine del patrimonio archeologico sommerso di Roma.

Le indagini hanno individuato centinaia di evidenze di origine antropica, comprese strutture architettoniche di notevoli dimensioni e relitti. Tra i risultati più importanti figurano i nuovi dati relativi ai numerosi ponti che attraversarono il Tevere nelle diverse epoche storiche. La tecnologia geofisica ha permesso di acquisire informazioni dettagliate sulla morfologia e sulla struttura dei resti. Particolarmente significativa è l’individuazione delle strutture riconducibili al Pons Neronianus, il cosiddetto ponte di Nerone, che si trovava in prossimità dell’attuale Ponte Vittorio Emanuele II. La pila orientale del ponte, già parzialmente visibile, è stata recentemente messa maggiormente in evidenza grazie ai bassi livelli idrometrici del Tevere. Le altre pile, invece, risultano riconoscibili attraverso i dati ottenuti dalla prospezione geofisica.

Un’altra scoperta di grande interesse riguarda l’area della Villa Farnesina, dove le indagini hanno rivelato un articolato paesaggio sommerso composto da edifici e diverse strutture. Alcune porzioni delle ville che sorgevano in questa zona erano già state recuperate durante la costruzione dei muraglioni del Lungotevere. Oggi questi reperti sono conservati ed esposti al Museo Nazionale Romano di Palazzo Massimo.

I nuovi dati geofisici consentono ora di ampliare la conoscenza di questo contesto, documentando anche l’estensione delle strutture che sono rimaste sommerse e che si trovano ancora nell’alveo del Tevere.

La ricerca sul Tevere s’inserisce in un più ampio percorso di collaborazione internazionale per la conoscenza e la conservazione del patrimonio culturale subacqueo. In questo contesto si colloca anche la visita del regista Martin Scorsese all’Istituto Centrale per il Restauro, effettuata nell’ambito della realizzazione del documentario Shipwrecks of Sicily, diretto da Peter Campbell e prodotto da Lisa Briggs. Durante l’incontro, Scorsese ha registrato una conversazione con Barbara Davidde dedicata proprio alla conservazione del patrimonio culturale sommerso.

Le indagini condotte finora dimostrano che il Tevere conserva ancora un patrimonio archeologico estremamente vasto e in gran parte da esplorare. Per questo il progetto prevede nuove campagne di ricerca, comprese immersioni dedicate ai relitti e ai contesti individuati dalle prospezioni. Un ulteriore obiettivo sarà la definizione di un piano di gestione per la tutela e la conservazione a lungo termine del patrimonio culturale sommerso di Roma.

Il tema assume un’importanza ancora maggiore nel 2026, anno in cui ricorre il venticinquesimo anniversario della Convenzione UNESCO del 2001 sulla protezione del patrimonio culturale subacqueo. L’Italia ha avuto un ruolo particolarmente importante nella definizione e nell’attuazione della Convenzione, che costituisce uno degli strumenti internazionali fondamentali per la protezione dei beni culturali presenti sotto le acque.

La mappatura del Tevere rappresenta quindi non soltanto un’importante operazione scientifica, ma anche un passo decisivo verso una maggiore consapevolezza del patrimonio archeologico sommerso della capitale.

“Mi sembra particolarmente significativo che la celebrazione dei venticinque anni della Convenzione UNESCO 2001 per la protezione del patrimonio culturale subacqueo coincida con il momento in cui si presentano i primi risultati di questo Progetto di prospezione e documentazione della consistenza e dello stato di conservazione del patrimonio monumentale, archeologico e storico-artistico subacqueo del Tevere”, ha dichiarato il direttore dell’Istituto Centrale per il Restauro, Luigi Oliva. “Ciò assume per l’ICR un significato ancora più pregnante, considerato che ci si appresta a celebrare i venticinque anni del progetto dell’ICR Restaurare sott’acqua, che di questo approccio nei confronti del patrimonio culturale sommerso costituisce il fondamento etico e metodologico”.

“Rafforzare il legame tra la città e il suo fiume è uno dei cardini dei progetti di rigenerazione urbana curati dalla Soprintendenza Speciale di Roma che si esprime attraverso due macro-interventi che focalizzano l’attenzione sulla sponda sinistra del Tevere. Un processo graduale di restituzione alla città degli spazi negletti e abbandonati delle banchine che diventeranno spazi fruibili e perfettamente integrati nel paesaggio urbano e culturale di Roma in una chiave di interazione e cooperazione tra diversi enti e realtà territoriali. Una sinergia che si esprime anche nella ricerca condotta sul patrimonio subacqueo del Tevere”, ha affermato la Soprintendente Speciale di Roma, Daniela Porro.

“Di Roma sono stati studiati ogni monumento e ogni pietra; anche il Tevere — linfa vitale della città antica e ragione stessa della sua esistenza — è stato in passato oggetto di ricerche storiche e topografiche, di recuperi di opere d’arte e di indagini dirette condotte con i mezzi allora disponibili. Molto, tuttavia, rimane ancora inesplorato sul piano archeologico. Questa prospezione geofisica multidisciplinare, che impiega strumentazione di ultima generazione, costituisce il primo passo di una ricerca di lungo periodo sul patrimonio archeologico sommerso del fiume”, ha sottolineato Peter Campbell.

“Documentare e accertare lo stato di conservazione dei manufatti è il presupposto di ogni intervento archeologico”, ha spiegato Barbara Davidde. “Il rilievo non restituisce soltanto la posizione e la forma delle strutture o dei singoli reperti: consente di valutarne le condizioni materiali e di riconoscere le dinamiche sedimentarie e ambientali che ne governano il deterioramento. È un lavoro che chiama a collaborare competenze diverse — archeologiche, conservative, ecologiche — perché nel Tevere il manufatto archeologico e l’ecosistema fluviale costituiscono un’unica realtà, e la conservazione in situ del primo non può prescindere dal secondo. Il nostro progetto persegue poi un obiettivo ulteriore, non meno rilevante: restituire ai romani la consapevolezza di un patrimonio sommerso che giace nel fiume che scorre sotto i loro occhi, ma che per molti di loro rimane invisibile e ancora in gran parte sconosciuto”.

“Il Tevere è ancora oggi l’emblema paesaggistico di Roma”, ha aggiunto Alessandra Fassio. "Un fiume irrequieto e intrigante, nascosto e desiderato dalla città. Per questo la Soprintendenza Speciale ha intrapreso un progetto integrato per il fiume denominato TEVEREVER dove passato e futuro si congiungono nella nuova apertura del fiume alla vita urbana. La tutela e la ricerca attraverso l’archeologia subacquea diventano strumenti insostituibili per la piena acquisizione della straordinaria stratigrafia della città sedimentata nell’alveo del fiume. Una conoscenza piena che volge verso la valorizzazione dei risultati degli studi e si integra nei nuovi servizi alla città che restituiscono le sponde del fiume alla vita urbana di Roma".




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