Beni Suef (Egitto), scoperte archeologiche rivelano una stratificazione faraonica, greca e romana


Una missione archeologica egiziana ha individuato a Ihnasya el-Medina nuovi reperti che confermano la rilevanza religiosa e culturale della città dall’Antico Egitto all’epoca greco-romana. Tra le scoperte figurano i resti di una basilica romana e di un antico tempio dorico. 

La missione archeologica egiziana del Consiglio Supremo delle Antichità ha portato alla luce, nelle ultime settimane, a Ihnasya el-Medina, nella provincia di Beni Suef in Egitto, una serie di scoperte che contribuiscono a ridefinire il quadro della storia urbana e religiosa del sito lungo un arco cronologico che va dall’Antico Egitto fino all’epoca greco-romana. Le indagini sono condotte sotto la direzione di Mohamed Ibrahim, direttore generale dell’area archeologica di Beni Suef.

Tra i ritrovamenti figura un blocco in pietra riutilizzato, sul quale compare un rilievo con il nome del faraone Senuosret III, comprensivo dei cartigli con il nome di incoronazione e quello di nascita. Lo stesso contesto ha restituito anche un ulteriore cartiglio riferibile alla divinità Osiride-Naref, figura venerata nell’area di Ihnasya el-Medina durante l’epoca faraonica e nel periodo tolemaico.

Le indagini hanno inoltre individuato estensioni di una basilica di epoca romana, insieme a resti riconducibili a un antico tempio di ordine dorico. All’interno dello stesso contesto è stato rinvenuto anche un frammento scultoreo di particolare rilievo: una testa in marmo raffigurante la dea Afrodite. Il manufatto, di dimensioni pari a circa 24 per 25 centimetri, presenta una resa accurata dei tratti del volto e della capigliatura, secondo modelli stilistici riconducibili alla tradizione classica. Sono stati inoltre recuperati frammenti di statue a rilievo e matrici fittili utilizzate per la produzione di monete, elementi che si inseriscono nel quadro delle attività economiche e artigianali della città in età romana.

Cartiglio ritrovato a Ihnasya el-Medina. Foto: Ministero del Turismo e delle Antichità
Cartiglio ritrovato a Ihnasya el-Medina. Foto: Ministero del Turismo e delle Antichità
Resti riconducibili a un antico tempio di ordine dorico. Foto: Ministero del Turismo e delle Antichità
Resti riconducibili a un antico tempio di ordine dorico. Foto: Ministero del Turismo e delle Antichità
Resti riconducibili a un antico tempio di ordine dorico. Foto: Ministero del Turismo e delle Antichità
Resti riconducibili a un antico tempio di ordine dorico. Foto: Ministero del Turismo e delle Antichità
Testa in marmo raffigurante la dea Afrodite. Foto: Ministero del Turismo e delle Antichità
Testa in marmo raffigurante la dea Afrodite. Foto: Ministero del Turismo e delle Antichità

Il ministro del Turismo e delle Antichità, Sherif Fathi, ha sottolineato che le scoperte costituiscono un apporto scientifico rilevante per la comprensione della storia della regione, evidenziando la pluralità culturale che ha interessato l’Egitto nel corso delle diverse epoche. Il ministero ha inoltre ribadito la propria linea di intervento sui siti archeologici nazionali, orientata al miglioramento delle condizioni di conservazione e alla possibile apertura di nuove aree alla fruizione pubblica, con l’obiettivo di ampliare l’offerta culturale del Paese.

Il segretario generale del Consiglio Supremo delle Antichità, Hisham el-Leithy, ha evidenziato l’importanza del cartiglio attribuito a Senuosret III, figura associata a diverse realizzazioni monumentali nell’area di Ihnasya el-Medina. Tale elemento conferma il ruolo del sito come centro di rilievo religioso già nel corso del Medio Regno e la sua continuità di frequentazione nei periodi successivi. Nel quadro delle analisi sulle strutture monumentali, ha evidenziato che il ritrovamento degli ampliamenti della basilica romana illustra l’evoluzione di questa tipologia architettonica. La basilica fu utilizzata in epoca greca come edificio pubblico per riunioni e attività amministrative e commerciali, prima di essere trasformata, durante l’era paleocristiana, in una chiesa per funzioni religiose e incontri ecclesiastici.

Ritrovamenti a  Ihnasya el-Medina. Foto: Ministero del Turismo e delle Antichità
Ritrovamenti a Ihnasya el-Medina. Foto: Ministero del Turismo e delle Antichità
Ritrovamenti a  Ihnasya el-Medina. Foto: Ministero del Turismo e delle Antichità
Ritrovamenti a Ihnasya el-Medina. Foto: Ministero del Turismo e delle Antichità
Ritrovamenti a  Ihnasya el-Medina. Foto: Ministero del Turismo e delle Antichità
Ritrovamenti a Ihnasya el-Medina. Foto: Ministero del Turismo e delle Antichità

Ulteriori dettagli sono stati forniti da Muhammad Abdel Badi, responsabile del settore dell’antico Egitto presso il Consiglio Supremo delle Antichità. Secondo quanto riferito, lo studio preliminare del tempio dorico suggerisce un successivo riutilizzo delle sue componenti nel VI secolo d.C., quando le strutture furono impiegate come fondazioni e pavimentazioni per la basilica romana. Le pietre furono disposte in modo irregolare per creare una base stabile destinata a sostenere pesi considerevoli. Alcune colonne, dal peso stimato di circa 45 tonnellate, risultano ancora in situ.

Il direttore dell’amministrazione centrale delle antichità dell’Egitto centrale, Sami Dardiri, ha infine indicato che i frammenti scultorei e le matrici per la coniazione monetaria testimoniano la persistenza della prosperità urbana durante l’epoca romana, oltre alla continuità delle attività economiche e artistiche. Le attività di studio e analisi sui materiali rinvenuti risultano ancora in corso.

Ihnasya el-Medina rappresenta uno dei siti archeologici di maggiore rilevanza dell’Egitto. In epoca faraonica fu capitale durante le dinastie IX e X e centro del ventesimo distretto (o provincia) dell’Alto Egitto. Il sito mantenne un ruolo rilevante anche durante il Medio Regno, il Nuovo Regno e il Terzo Periodo Intermedio, fino a sviluppare una particolare importanza in epoca greco-romana, quando era conosciuto con il nome di Heracleopolis Magna, cioè “Grande Città di Ercole”. Le indagini rientrano nelle attività del Consiglio Supremo delle Antichità finalizzate alla documentazione e allo studio dei siti archeologici egiziani, con l’obiettivo di ampliare la conoscenza delle fasi storiche e preservare il patrimonio culturale attraverso campagne di ricerca sistematiche.




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