Nel Norfolk, sulla costa orientale dell’Inghilterra, un’indagine archeologica preventiva collegata ai lavori per la posa di cavi destinati a parchi eolici offshore ha portato alla luce i resti di una vasta villa romana finora sconosciuta. Come riporta la testata Artnet, la struttura, risalente a circa 2.000 anni fa, si estendeva per oltre 30 metri di lunghezza e comprendeva un portico coperto, un complesso termale e diversi edifici annessi, elementi che indicano una condizione economica agiata degli occupanti.
Il sito, sepolto sotto diversi strati di terreno, è stato individuato nell’ambito di un programma di indagini archeologiche preventive. Un primo rilievo magnetometrico, effettuato più di cinque anni fa, aveva rilevato un’anomalia inizialmente interpretata come detriti moderni. Ad ogni modo, l’assenza di riscontri nei documenti cartografici e archeologici relativi a edifici perduti ha spinto gli studiosi ad approfondire le verifiche. Nel 2021 sono stati aperti alcuni saggi di scavo che hanno restituito frammenti di tegole e murature in selce. Successivamente, l’impiego del georadar ha permesso di delineare la pianta di una struttura estesa e articolata, sviluppatasi per fasi.
Secondo le prime interpretazioni, la villa e il relativo complesso agricolo sarebbero stati costruiti tra il I e il III secolo d.C., periodo di piena occupazione romana della Gran Bretagna. Le evidenze raccolte indicano la presenza di una strada romana che conduceva direttamente al sito e di attività legate alla coltivazione e alla lavorazione delle risorse agricole.
Nel corso delle indagini sono stati rinvenuti anche resti ossei di cani e gatti, ipoteticamente interpretati come elementi connessi alla gestione degli spazi domestici e alla presenza di animali all’interno dell’insediamento. Tra i materiali recuperati figurano una fibula, forcine in rame, strumenti per la pulizia delle unghie, un anello d’argento con iscrizione, ceramiche di importazione, intonaci dipinti e frammenti di vetro per finestre. Di particolare rilievo anche due oggetti in bronzo: la base di una gamba di sedia decorata con una testa di leone e una maniglia di porta decorata.
Come riferisce ancora la testata, l’area indagata, estesa per oltre 1.850 acri lungo un tracciato di circa 40 miglia destinato ai cavi, ha visto l’apertura di più di 500 trincee di scavo. Oltre alla villa romana, gli archeologi hanno identificato anche un tumulo funerario e una fossa neolitica risalente al 4.000 a.C., contenente oltre due libbre di ceramiche e strumenti in pietra. Sono stati inoltre individuati i resti di due villaggi medievali scomparsi, Whimpwell e Stinton, già documentati nel Domesday Book, il censimento dell’Inghilterra normanna dell’XI secolo.
Una selezione dei reperti è stata presentata nel corso di un’esposizione temporanea organizzata alla fine di marzo presso il Gressenhall Farm and Workhouse, museo situato nelle vicinanze dell’area di scavo. Le attività di documentazione hanno incluso rilievi GPS e tecniche di fotogrammetria 3D, con la ricostruzione digitale basata sull’elaborazione di migliaia di immagini. Al termine della fase di raccolta dei dati, i resti sia della villa romana sia le evidenze neolitiche sono state lasciate in situ.
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