Roma, riapre l’area archeologica di via delle Botteghe Oscure. Conserva i resti di un tempio romano


Conclusi gli interventi di restauro e valorizzazione finanziati dal PNRR, torna accessibile a Roma l’area archeologica di via delle Botteghe Oscure. L’area conserva i resti di un tempio romano, la cui identificazione continua ad alimentare il dibattito tra gli studiosi.

L’area archeologica di via delle Botteghe Oscure a Roma riapre ai visitatori dopo un complesso intervento di recupero che ha interessato uno dei più importanti complessi monumentali dell’antica Roma: l’area archeologica conserva infatti i resti monumentali di un tempio romano. Promosso dalla Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e realizzato nell’ambito del programma PNRR Caput Mundi, l’intervento ha avuto come obiettivo principale la tutela e la valorizzazione delle strutture archeologiche.

I lavori hanno riguardato il consolidamento e il restauro dei materiali archeologici, in particolare delle colonne in peperino superstiti che presentavano evidenti fenomeni di deterioramento dovuti al tempo e agli agenti atmosferici. Parallelamente è stato installato un nuovo sistema di sicurezza e un moderno impianto di illuminazione artistica, studiato per valorizzare il complesso anche nelle ore serali. Grazie agli interventi effettuati, le strutture sono state messe in sicurezza e rese più facilmente leggibili dal pubblico, permettendo una comprensione più immediata dell’imponenza che caratterizzava originariamente il monumento.

La storia della scoperta del sito risale al 1938, quando durante i lavori di ampliamento di via delle Botteghe Oscure emersero importanti testimonianze archeologiche. Il ritrovamento portò all’interruzione dei progetti edilizi previsti per l’area e consentì di preservare un prezioso frammento della Roma antica. Ancora oggi il complesso rappresenta una testimonianza significativa delle trasformazioni che hanno interessato il Campo Marzio nel corso dei secoli.

I resti oggi visibili appartengono a un vasto complesso monumentale che comprendeva un tempio circondato da un quadriportico. L’edificio sacro, realizzato in età repubblicana e successivamente restaurato dopo l’incendio che devastò Roma nell’80 d.C. durante il regno di Domiziano, era caratterizzato da una monumentale architettura con colonne in peperino rivestite di stucco e capitelli di ordine corinzio. Sotto il palazzo di via Celsa 3-5 si preservano porzioni dei muri orientale e meridionale della cella del tempio, risalenti all’età flavia. Particolarmente interessante è la presenza di una sezione del grande basamento destinato alle statue di culto, ancora visibile addossata a una delle pareti conservate. Elementi che permettono agli archeologi di ricostruire parzialmente l’organizzazione interna dell’edificio, che doveva presentare due file di colonne disposte a poca distanza dai muri laterali. A fornire ulteriori indizi è un frammento della Forma Urbis, la grande pianta marmorea della Roma severiana oggi esposta nel Parco Archeologico del Celio, dove compare un’iscrizione incompleta che gli studiosi integrano generalmente con il termine MINI[CIA], elemento che ha alimentato il dibattito sull’identificazione del complesso.

L’attribuzione del tempio resta infatti una delle questioni più discusse della topografia dell’antica Roma. Secondo una delle interpretazioni maggiormente condivise, i resti potrebbero appartenere al tempio delle Ninfe, inserito all’interno della Porticus Minucia Frumentaria, struttura utilizzata in età imperiale per la distribuzione gratuita del grano alla popolazione romana. Le fonti storiche ricordano tuttavia l’esistenza di due Porticus Minucia. La più antica, conosciuta come Porticus Minucia Vetus e costruita da Marco Minucio Rufo, aveva probabilmente una funzione celebrativa e potrebbe essere stata collegata al Tempio dei Lari Permarini, generalmente identificato con il cosiddetto Tempio D dell’area sacra di Largo Argentina.

La riapertura dell’area rappresenta quindi non soltanto il recupero di un importante spazio archeologico, ma anche una nuova opportunità per approfondire la conoscenza di uno dei settori più complessi e affascinanti della Roma antica.

"Grazie al programma Caput Mundi e alle risorse del PNRR restituiamo alla città un luogo di grande valore storico, aggiungendo un nuovo tassello al percorso di valorizzazione del patrimonio archeologico di Roma. Un impegno concreto per rendere la nostra storia sempre più accessibile e fruibile da cittadini e visitatori”, ha dichiarato il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri. “Desidero ringraziare”, ha aggiunto, “la Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, gli archeologi, i restauratori e tutte le professionalità che hanno contribuito al recupero di questo importante sito”.

Roma, riapre l’area archeologica di via delle Botteghe Oscure. Conserva i resti di un tempio romano
Roma, riapre l’area archeologica di via delle Botteghe Oscure. Conserva i resti di un tempio romano




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