Nel sito archeologico di Casas del Turuñuelo, nel territorio di Guareña, nella provincia di Badajoz in Spagna, è stato rinvenuto un carro votivo in bronzo di grande complessità decorativa e iconografica, ritenuto un esemplare senza confronti noti nella penisola iberica. Il reperto è stato individuato all’interno del passaggio S3 di un edificio a carattere rituale, un’area già oggetto di precedenti scoperte, tra cui un altare con forma di pelle di toro. La notizia è stata resa nota attraverso il sito del Comune di Guareña.
Il ritrovamento è stato presentato nel corso di una conferenza stampa nella sede del CSIC, alla presenza dei direttori del progetto Esther Rodríguez e Sebastián Celestino, della presidente del CSIC Eloísa del Pino e della consigliera dell’Industria, Energia, Scienza e Territorio della Junta de Extremadura Mercedes Morán.
Il carro, databile al V secolo a.C. e riferibile all’ambito culturale di Tartesso, si conserva in forma parziale: è stata recuperata circa la metà del manufatto, con due ruote e parte della cassa principale. Nonostante l’incompletezza, lo stato di conservazione consente la lettura di un apparato decorativo articolato e di una tecnologia costruttiva basata sull’assemblaggio di più elementi in bronzo, uniti mediante componenti in ferro.
Tra le figure rappresentate compare una divinità fluviale identificata come Acheloo, figura diffusa nei contesti greci ed etruschi, affiancata da due grifi collocati agli estremi della struttura. Sono presenti inoltre due figure maschili di tipo atlante, con funzione di sostegno della cassa del carro. L’insieme iconografico rimanda a un programma simbolico complesso, collegato a contesti rituali e votivi.
Secondo gli studiosi, non esistono attualmente confronti diretti nella penisola iberica. Alcuni elementi trovano analogie parziali nell’ambito etrusco, ma nessun esemplare noto presenta la stessa combinazione di soluzioni decorative e costruttive. Dopo una prima fase di pulizia e documentazione, il reperto sarà sottoposto a ulteriori analisi specialistiche finalizzate a chiarirne funzione, cronologia e significato all’interno del contesto del sito.
La campagna di scavo, giunta all’ottava stagione, si è svolta nei mesi di aprile e maggio e ha interessato i settori nord e sud del tumulo che copre il complesso archeologico, una struttura del diametro di circa 90 metri e alta sei metri, sotto la quale l’edificio venne sigillato intenzionalmente alla fine del V secolo a.C.
Le indagini si sono concentrate anche nell’area della stanza H-100, un ambiente di circa 70 metri quadrati, il più ampio finora portato alla luce. Nel settore nord sono stati recuperati due bracieri e un calderone in bronzo, elementi che confermano la ricchezza materiale del contesto. La quantità di ceramica rinvenuta nel corso della campagna risulta tuttavia inferiore rispetto alle stagioni precedenti, un dato che gli studiosi stanno analizzando in relazione alle dinamiche di deposito del sito.
Il progetto Construyendo Tarteso, finanziato dall’Agenzia Statale per la Ricerca nell’ambito del Piano Statale I+D+i del Ministero della Scienza, Innovazione e Università, mira alla definizione della cultura materiale tartessica attraverso lo studio architettonico dei grandi edifici in adobe (argilla cruda) scavati negli ultimi decenni. L’insieme dei dati raccolti a Casas del Turuñuelo contribuisce a ricostruire il contesto storico e rituale di uno dei complessi più rilevanti della penisola iberica.
L'autrice di questo articolo: Noemi Capoccia
Originaria di Lecce, classe 1995, ha conseguito la laurea presso l'Accademia di Belle Arti di Carrara nel 2021. Le sue passioni sono l'arte antica e l'archeologia. Dal 2024 lavora in Finestre sull'Arte.Per inviare il commento devi
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