I Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Venezia hanno restituito allo Stato una porzione di monumento funerario romano alto-imperiale, recuperata al termine di un’attività investigativa coordinata dalla Procura della Repubblica di Venezia. Il reperto, consegnato il 26 maggio 2026 alla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Venezia, era stato individuato all’interno di un’abitazione privata a Campagna Lupia, nel Veneziano.
L’indagine aveva preso avvio nel luglio del 2024 e ha consentito ai militari specializzati nella tutela del patrimonio culturale di ricostruire la provenienza della stele, risultata collegata a scavi clandestini o a rinvenimenti fortuiti mai denunciati, avvenuti presumibilmente nella metà del Novecento. Secondo quanto emerso dagli accertamenti, il manufatto sarebbe stato successivamente oggetto di ricettazione. In assenza di un valido titolo di proprietà da parte del detentore, i Carabinieri TPC hanno proceduto al sequestro del bene.
Il reperto consiste in una lastra parallelepipeda in pietra calcarea beige-giallastra, lavorata e iscritta su un solo lato. Le dimensioni sono pari a 90 per 87 centimetri, con uno spessore di 14 centimetri. L’analisi archeologica e stilistica ha permesso di identificare la lastra come parte di un monumento funerario di medio-grandi dimensioni sviluppato in altezza. Gli studiosi ritengono verosimile che appartenesse alla balaustra frontale di un recinto funerario, una tipologia attestata nelle necropoli della Cisalpina romana e, in particolare, nell’area della Venezia antica.
L’iscrizione conservata sul reperto presenta lettere capitali eleganti e un campo epigrafico accuratamente lavorato. I segni di interpunzione sono collocati correttamente a metà altezza delle lettere. Il testo leggibile riporta frammenti di nomi e relazioni familiari:
“[---]iae C(aii) f(iliae) et C(aio) A[---]
C(aii) f(ilio) viro me[---]
[---] e I L(ucio) Elvio [---]”.
Secondo gli esperti, il testo menziona almeno tre persone. La prima figura identificabile è una donna priva di cognome, elemento che, insieme all’assenza di cognomen anche per l’uomo citato successivamente, consente di collocare l’epigrafe nella prima metà del I secolo d.C. Rimane ignoto il gentilizio dell’uomo indicato dopo la defunta, del quale si conserva soltanto l’iniziale “A”. Particolare interesse riveste il termine “viro”, utilizzato per indicare il rapporto con il compagno di vita della donna. Dopo la parola compare la sequenza “me”, seguita da una lacuna: gli studiosi ipotizzano integrazioni come “meo” oppure “merenti”. L’ultimo nome leggibile sull’iscrizione è quello di Lucius Elvius.
Nel corso dell’attività investigativa, i Carabinieri del Nucleo TPC di Venezia si sono avvalsi delle analisi tecniche svolte dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Venezia, struttura con cui il reparto collabora stabilmente, oltre al supporto operativo dell’Arma territoriale. Al termine delle indagini, nel maggio 2025, la Procura di Venezia ha disposto il dissequestro del reperto e la sua restituzione allo Stato, individuato nella Soprintendenza veneziana. Successivamente, la Direzione generale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio del Ministero della Cultura ha assegnato il manufatto al Comune di Campagna Lupia, dove sarà collocato e valorizzato all’interno del Palazzo di Città.
Nel comunicato diffuso dai Carabinieri TPC viene inoltre ricordato come la normativa italiana stabilisca una presunzione di appartenenza al demanio culturale per i beni archeologici provenienti dal territorio nazionale. Chi rivendica la proprietà privata di reperti archeologici deve infatti dimostrare che siano stati assegnati dallo Stato come premio per un ritrovamento fortuito, ceduti come indennizzo per occupazione di immobili oppure detenuti prima dell’entrata in vigore della legge 364 del 20 giugno 1909. Il Codice dei beni culturali e del paesaggio stabilisce inoltre la nullità degli atti di alienazione o delle convenzioni compiute in violazione delle norme sulla tutela e sulla circolazione dei beni archeologici.
Il recupero di reperti appartenenti al demanio culturale costituisce una delle principali direttrici investigative del Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Venezia, che svolge verifiche periodiche presso esercizi commerciali del settore e raccoglie segnalazioni provenienti da studiosi e appassionati, in collaborazione con gli uffici del Ministero della Cultura e con le Soprintendenze di Bolzano e Trento.
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