Dopo diciotto anni di interventi si è concluso il restauro del tiburio del Duomo di Milano, passaggio cruciale del lungo programma di conservazione che interessa la cattedrale milanese. Il completamento dell’opera segna una fase importante per la Veneranda Fabbrica del Duomo e per le pratiche di tutela del patrimonio architettonico europeo, con la progressiva rimozione delle impalcature che dal 2008 avevano avvolto la sommità del monumento.
Il cantiere ha riguardato prima la Guglia Maggiore e, a partire dal 2017, il tiburio, con un’estensione complessiva di oltre ottocento metri quadrati di superfici restaurate. L’organizzazione dei lavori ha ruotato attorno a un sistema di ponteggi di particolare complessità, affiancando alle strutture esterne tradizionali un ponteggio interno sospeso nel vuoto, collocato a circa sessanta metri sopra l’Altare Maggiore e ancorato attraverso i finestroni della cattedrale. Questa soluzione ha consentito di mantenere aperto il Duomo durante tutte le fasi del cantiere, senza interrompere celebrazioni e attività di visita. Le dimensioni dell’intervento restituiscono la portata tecnica dell’operazione. Attorno e all’interno della sommità della cattedrale sono stati assemblati circa otto chilometri di tubi d’acciaio, per una struttura temporanea complessiva pari a 3.600 tonnellate, mentre i lavori sulla cupola si sono sviluppati fino a oltre ottanta metri di altezza.
L’intervento ha combinato consolidamento strutturale e restauro dei materiali. Il marmo di Candoglia è stato oggetto di pulitura e di approfondite analisi diagnostiche finalizzate al monitoraggio dello stato di conservazione. All’interno sono state recuperate sessanta statue mai sottoposte a interventi precedenti, progressivamente oscurate nel corso dei secoli dai fumi delle candele. Le operazioni hanno impiegato tecniche selettive come la pulitura a secco e l’uso di impacchi chimici controllati, con l’obiettivo di recuperare dettagli decorativi e ampliare la conoscenza storico-artistica del complesso.
Il cantiere ha inoltre assunto una valenza scientifica, consentendo la raccolta di nuovi dati sulle fasi costruttive del tiburio, struttura alla quale hanno contribuito, nel corso dei secoli, figure come Bramante, Filarete e Leonardo da Vinci. Le analisi condotte durante i lavori saranno oggetto di ulteriori approfondimenti nei prossimi mesi, con la prospettiva di integrare le conoscenze già acquisite sul monumento. Resta ora da completare l’ultima fase dell’intervento, legata allo smontaggio del grande ponteggio interno, operazione che proseguirà nei prossimi mesi con conclusione prevista entro l’autunno.
“Con questo intervento confermiamo l’impegno della Veneranda Fabbrica nel tutelare un luogo straordinario”, spiega Francesco Canali, Direttore dei Cantieri della Veneranda Fabbrica. “La sfida principale è stata impostare l’organizzazione del cantiere in condizioni particolarmente complesse: inimmaginabile senza la capacità delle maestranze della Fabbrica. Sul fronte conservativo abbiamo lavorato sul consolidamento statico e sulla cura dei marmi. La pulitura del marmo di Candoglia non è un vezzo estetico, ma uno strumento indispensabile per comprendere e contrastare i processi di degrado. Ora la fase di smontaggio richiede la stessa attenzione del cantiere stesso: la rimozione delle impalcature è, a tutti gli effetti, un nuovo cantiere”.
L'autrice di questo articolo: Noemi Capoccia
Originaria di Lecce, classe 1995, ha conseguito la laurea presso l'Accademia di Belle Arti di Carrara nel 2021. Le sue passioni sono l'arte antica e l'archeologia. Dal 2024 lavora in Finestre sull'Arte.Per inviare il commento devi
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