Firenze, concluso dopo tre anni il restauro della Trinità di Masaccio


Si è concluso dopo tre anni il restauro della Trinità di Masaccio, tra i capolavori più rilevanti del primo Rinascimento, custodito nella Basilica di Santa Maria Novella a Firenze. 

Dopo tre anni di interventi, si è concluso il restauro della Trinità di Masaccio, tra i capolavori più rilevanti del primo Rinascimento, custodito nella Basilica di Santa Maria Novella a Firenze. Un restauro che non rappresenta soltanto il recupero materiale dell’opera, ma anche la sua restituzione alla collettività come patrimonio di eccezionale valore culturale, spirituale e artistico.

Per celebrare la conclusione dei lavori sono stati organizzati, nella giornata del 24 aprile, due momenti distinti, pensati per mettere in luce sia la dimensione istituzionale sia quella culturale dell’iniziativa: in mattinata un incontro istituzionale durante il quale autorità e protagonisti del progetto hanno illustrato le diverse fasi dell’intervento, le scelte metodologiche adottate e il significato dell’opera nel suo contesto storico, artistico e spirituale. Alle 21 ha preso il via invece un evento musicale affidato a Paolo Fresu, tra i più importanti interpreti della scena contemporanea, che ha tratto ispirazione dalla profondità teologica e dalla forza espressiva del capolavoro di Masaccio per creare un programma originale, ideato appositamente per questa occasione.

Foto: Opera per Santa Maria Novella
Foto: Opera per Santa Maria Novella

“Abbiamo fatto un consolidamento della superficie sulle parti perimetrali della struttura”, ha spiegato il restauratore Simone Vettori di Iconos Restauri. “Essendo l’affresco su supporto ligneo, questo si muoveva e, costretto dalla muratura, si creavano delle lesioni verticali sulla parte centrale della pittura. Adesso l’opera respira”.

L’operazione è stata finanziata dal Ministero dell’Interno attraverso il fondo Edifici di culto. “L’impegno dello Stato è quello di fare manutenzione straordinaria, interventi di supporto, in questo caso di restauro, nelle chiese di proprietà che sono degli scrigni culturali”, ha sottolineato Alessandro Tortorella, prefetto del fondo Edifici di Culto.




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