Il primo progetto di Michelangelo per San Lorenzo va in mostra e poi in restauro


Il disegno, conservato a Casa Buonarroti e tra i più grandi della collezione, sarà esposto alla BIAF dal 24 settembre al 4 ottobre prima di essere restaurato dall’Opificio delle Pietre Dure con il sostegno della Fondazione CR Firenze.

Il progetto per la facciata della Basilica di San Lorenzo a Firenze non arrivò mai a compimento, ma del grande disegno concepito da Michelangelo Buonarroti (Caprese, 1475 – Roma, 1564) per la chiesa dei Medici resta una testimonianza di particolare importanza: il primo disegno noto eseguito dall’artista per quella facciata, oggi conservato nelle collezioni di Casa Buonarroti. Dal 24 settembre al 4 ottobre 2026 il foglio sarà esposto a Palazzo Corsini, nell’ambito della 34ª edizione della Biennale Internazionale dell’Antiquariato di Firenze, prima di entrare nei laboratori dell’Opificio delle Pietre Dure per un intervento di restauro conservativo sostenuto interamente dalla Fondazione CR Firenze.

Il disegno non è soltanto una testimonianza della fase iniziale di una delle imprese architettoniche più ambiziose affrontate da Michelangelo: è anche un oggetto particolarmente delicato dal punto di vista conservativo. Si tratta infatti di uno dei disegni di maggiori dimensioni tra quelli conservati a Casa Buonarroti (oltre 70 cm di altezza e circa 86 di larghezza), e proprio la sua ampiezza ha contribuito, nel corso dei decenni passati, a renderlo uno dei fogli destinati più frequentemente all’esposizione, con conseguenze sul suo stato di conservazione. Prima che il disegno venga mostrato al pubblico, l’Opificio delle Pietre Dure ha quindi condotto una campagna diagnostica preliminare. Le indagini si sono svolte nell’agosto 2026 nei laboratori scientifici dell’istituto alla Fortezza da Basso e hanno già permesso di mettere in evidenza la complessità materiale del foglio. Le analisi proseguiranno nell’ambito del progetto conservativo e serviranno a orientare l’intervento di restauro che sarà realizzato dopo la conclusione della Biennale.

Michelangelo Buonarroti, Primo progetto per la facciata di San Lorenzo a Firenze (1516; disegno, 719 x 862 mm; Firenze, Casa Buonarroti)
Michelangelo Buonarroti, Primo progetto per la facciata di San Lorenzo a Firenze (1516; disegno, 719 x 862 mm; Firenze, Casa Buonarroti)

Uno degli aspetti emersi riguarda la successione delle tecniche utilizzate da Michelangelo. Alla base del disegno si riconosce una traccia probabilmente eseguita a punta d’argento, sulla quale l’artista intervenne poi con la matita e, successivamente, con l’inchiostro. Anche quest’ultimo, tuttavia, non è riconducibile a un unico materiale: le indagini hanno individuato diversi tipi di inchiostro, distinguibili attraverso gli esami diagnostici e attualmente oggetto di studio. La lettura stratificata di questi interventi permette così di seguire le diverse fasi attraverso cui l’idea progettuale venne elaborata sul foglio. Anche la struttura stessa del supporto racconta una storia non lineare: la parte inferiore del disegno è infatti composta da quattro fogli e appare più chiara e meglio conservata, e la parte superiore, invece, è costituita da due soli fogli, più scuri e privi di filigrane. Il disegno, dunque, è stato tracciato su sei fogli messi assieme. Sono dati che, insieme agli altri risultati della campagna diagnostica, saranno utilizzati per definire le modalità dell’intervento conservativo.

Prima del restauro, dunque, il pubblico avrà la possibilità di vedere il disegno nella cornice della BIAF. La Biennale Internazionale dell’Antiquariato di Firenze lo accoglierà dal 24 settembre al 4 ottobre all’interno del percorso espositivo allestito a Palazzo Corsini. L’iniziativa nasce dalla collaborazione tra la Fondazione CR Firenze, Casa Buonarroti e l’Opificio delle Pietre Dure ed è inserita nel programma della 34ª edizione della BIAF. Per la Biennale, la comunicazione e la valorizzazione della filiera conservativa costituiscono una parte della propria missione culturale. In questo caso il progetto mette in relazione un’opera di Michelangelo, l’istituzione che la conserva, un organismo specializzato nella conservazione e un soggetto che sostiene economicamente l’intervento.

La vicenda documentata dal disegno porta però molto più indietro, al momento in cui Michelangelo si trovò a confrontarsi con quello che sarebbe stato il suo primo grande incarico architettonico. La Basilica di San Lorenzo era legata alla famiglia Medici fin dai primi anni del Quattrocento, ma la sua facciata era rimasta un muro grezzo di mattoni a vista. Nel 1515 papa Leone X, nato Giovanni de’ Medici, fece il suo ingresso trionfale a Firenze e decise di completare con una facciata monumentale quella che era la chiesa della propria famiglia. Per la realizzazione del progetto furono coinvolti alcuni dei maggiori artisti dell’epoca: al concorso informale parteciparono, tra gli altri, Raffaello, Giuliano da Sangallo e Jacopo Sansovino. In un primo momento Michelangelo avrebbe dovuto occuparsi soltanto della componente scultorea, ma nel 1516 Leone X gli affidò l’intera direzione del progetto. Da quel momento il disegno dell’artista cominciò a evolversi attraverso una serie di soluzioni che oggi possono essere ricostruite grazie ai fogli conservati a Casa Buonarroti e al grande modello ligneo della facciata.

I primi progetti prevedevano una struttura legata al profilo della chiesa retrostante, con un corpo centrale più alto e due ali laterali più basse. Michelangelo, tuttavia, avvertì progressivamente questo schema come un limite alla propria libertà progettuale. La soluzione successiva si distaccò quindi dalla conformazione dell’edificio esistente e concepì la facciata come una struttura autonoma, di forma rettangolare: l’idea era quella di creare un organismo architettonico indipendente dalla forma interna della basilica, organizzato su due piani principali più un attico. Per illustrare il progetto a Leone X e al cardinale Giulio de’ Medici, il futuro Clemente VII, Michelangelo fece realizzare anche un imponente modello ligneo in scala, lungo circa due metri, che è tuttora conservato e visibile a Casa Buonarroti.

Basilica di San Lorenzo. Foto: Richard Mortel
Basilica di San Lorenzo. Foto: Richard Mortel

Nel modello la facciata appare scandita da colonne libere e paraste di ordine corinzio e composito, secondo una soluzione destinata a produrre un forte gioco di luce e ombra. Nicchie e riquadri erano pensati per accogliere una quantità considerevole di opere scultoree, tra statue in marmo e rilievi in bronzo (secondo il progetto si prevedeva la presenza di circa quaranta sculture). La facciata non avrebbe dunque avuto la funzione di un semplice rivestimento murario, ma sarebbe diventata una struttura destinata a integrare strettamente architettura e scultura.

Il progetto arrivò a una fase decisiva nel gennaio del 1518, quando venne firmato il contratto definitivo. I lavori avrebbero dovuto essere conclusi nell’arco di otto anni: Michelangelo volle seguire personalmente anche la scelta e l’approvvigionamento del marmo e si trasferì a Carrara per controllare direttamente alle cave l’estrazione della materia prima necessaria alla realizzazione dell’opera. Fu però proprio la gestione del marmo a contribuire alla lunga serie di difficoltà che accompagnarono il progetto: Leone X impose a Michelangelo di abbandonare le cave di Carrara già utilizzate e di rivolgersi alle nuove cave di Pietrasanta, che erano in territorio fiorentino, al contrario di quelle di Carrara. L’artista si trovò così a dover affrontare anche problemi di natura logistica e infrastrutturale, arrivando a seguire la realizzazione di nuove strade sulle montagne per rendere possibile il trasporto dei blocchi. A questo si aggiunsero le difficoltà nei rapporti con i cavatori del luogo, che erano meno esperti rispetto a quelli di Carrara.

Tra il 1518 e il 1520 Michelangelo dedicò quindi molto tempo alla supervisione del taglio e del trasporto del marmo, mentre i blocchi destinati alla facciata faticavano a raggiungere Firenze. Una lettera dell’artista restituisce il suo stato d’animo di fronte alla situazione: “Non mi rincresce il fare questa facciata, ma mi rincresce il modo, che è un tempo perso...”. Nel marzo del 1520, di fronte ai ritardi e ai costi che il progetto stava comportando e in un momento segnato anche da altre urgenze politiche, Leone X annullò il contratto. Per Michelangelo fu un colpo particolarmente duro: l’artista definì la cancellazione dell’incarico un “vituperio grandissimo”, considerandola un grave affronto alla propria reputazione.

La facciata di San Lorenzo non venne quindi mai realizzata. A rimanere sono i disegni, tra cui il primo progetto per la facciata di San Lorenzo, e il grande modello ligneo che consente ancora oggi di ricostruire almeno in parte l’aspetto della soluzione immaginata da Michelangelo. La mancata realizzazione dell’opera ha lasciato così una delle grandi architetture rinascimentali soltanto sulla carta e nei modelli, ma la vicenda progettuale rappresenta anche un passaggio significativo nel rapporto tra la progettazione architettonica e la scultura nell’opera di Michelangelo. I disegni e il modello segnano infatti una svolta nella concezione della facciata della chiesa, trattata da Michelangelo come un’opera autonoma e tridimensionale, con una stretta integrazione tra struttura architettonica e apparato scultoreo. Una concezione che viene anche indicata come anticipatrice, di diversi decenni, di alcune intuizioni che caratterizzeranno l’architettura barocca.

Il fallimento del progetto non interruppe comunque il rapporto di Michelangelo con il complesso di San Lorenzo. Dopo l’abbandono della facciata, i Medici gli affidarono infatti altri due incarichi destinati a diventare fondamentali: la Sagrestia Nuova e la Biblioteca Medicea Laurenziana. Anche in queste architetture il rapporto tra scultura e spazio costruito avrebbe assunto un ruolo centrale.

Il foglio che documenta la prima fase del progetto per la facciata torna dunque temporaneamente sotto gli occhi del pubblico proprio mentre prende avvio un nuovo capitolo della sua storia conservativa. La permanenza alla BIAF sarà breve, dal 24 settembre al 4 ottobre 2026, ma precederà un intervento destinato a proseguire nei laboratori dell’Opificio delle Pietre Dure. Le analisi già effettuate hanno permesso di individuare differenti materiali, modalità di esecuzione e caratteristiche dei supporti; il restauro dovrà utilizzare queste informazioni per affrontare le condizioni di un disegno che, proprio per le sue dimensioni e per la sua storia espositiva, presenta particolari esigenze conservative.

L’esposizione alla Biennale diventa così il primo momento visibile di un progetto che continuerà lontano dalle sale espositive. Dopo aver mostrato il disegno a Palazzo Corsini, la Fondazione CR Firenze, Casa Buonarroti e l’Opificio delle Pietre Dure accompagneranno infatti l’opera nella fase successiva, quella del restauro. La scelta permette di collegare la possibilità di vedere direttamente il foglio con il lavoro di analisi e conservazione che normalmente resta dietro le quinte della visibilità nei musei.




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