Modica, restaurati i Teleri della Passione: torna un raro ciclo del 1795


Alla chiesa del Carmine di Modica presentato il restauro dei Teleri della Passione, raro e straordinario ciclo quaresimale del 1795 ritrovato nel 2021 e oggi restituito alla fruizione pubblica.

A Modica (Ragusa) sono stati restaurati i Teleri della Passione della chiesa del Carmine, un ciclo pittorico di straordinaria rilevanza, risalente al 1795 e recentemente recuperato dopo oltre un secolo di oblio. Autrice dell’intervento conservativo è la restauratrice Gaetana Ascenzo che ha consentito, poco prima di Pasqua, il ritorno dei Teleri della Passione in occasione della Settimana Santa, dal momento che si tratta anche di oggetti di importante valore devozionale. Dopo la Pasqua, il ciclo è stato trasferito nella chiesa di San Paolo, dove rimarrà accessibile durante l’anno.

Il recupero dei teleri un evento significativo per la storia dell’arte sacra siciliana. Si tratta di grandi tele dipinte, concepite per essere esposte esclusivamente durante la Quaresima. Queste opere, commissionate dai priori carmelitani e da importanti famiglie modicane, avevano la funzione di coprire l’altare maggiore o le pareti del presbiterio, creando un’atmosfera di raccoglimento attraverso una narrazione visiva della Passione di Cristo.

Realizzate con una tecnica pittorica essenziale, basata sull’uso evocativo di bianco, blu e nero su tele di lino, le opere costituivano un’autentica catechesi per immagini. Dopo la Pasqua venivano arrotolate e conservate, pratica che nel tempo ha contribuito alla perdita di gran parte di questi apparati. Il ciclo modicano, probabilmente unico in Sicilia, assume quindi un valore eccezionale anche in rapporto alla rarità di testimonianze analoghe: qualcosa di simile, per esempio, è il ciclo conservato al Museo Diocesano di Genova, che ha la particolarità di essere eseguito su quella che oggi chiameremmo tela di jeans.

Il ritrovamento dei teleri di Modica è recente: è infatti avvenuto nel gennaio 2021 all’interno di locali adibiti a magazzino della Chiesa del Carmine. Le sette tele rinvenute, di dimensioni fino a 4,5 per 2,80 metri, oltre a una grande composizione, la “Taledda”, che faceva da fondale (di 13 per 7 metri), versavano in condizioni estremamente precarie. Stropicciate, lacere, ricoperte di polvere e deiezioni animali, risultavano gravemente compromesse dall’umidità e dall’abbandono. In particolare, il telerio dell’Ultima Cena è stato ricostruito a partire da numerosi frammenti dispersi. Determinante è stata la mobilitazione immediata di una rete spontanea di esperti e volontari, coordinata dal parroco don Rosario Rabito, che ha permesso di avviare le prime operazioni di messa in sicurezza. La restauratrice Gaetana Ascenzo è stata coinvolta fin dalle prime fasi, conducendo interventi urgenti di pulitura e recupero dei frammenti tessili, evitando la perdita definitiva di parti significative del ciclo.

I teleri di Modica nella chiesa di San Paolo
I teleri di Modica nella chiesa di San Paolo
I teleri di Modica nella chiesa di San Paolo
I teleri di Modica nella chiesa di San Paolo

Le tele sono state sottoposte a una prima spolveratura e successivamente distese per recuperarne la forma originaria, quindi arrotolate su supporti idonei e trasferite in ambienti controllati. Parallelamente è stato avviato uno studio approfondito che ha portato alla definizione di un progetto di restauro articolato, supportato anche da una campagna di sensibilizzazione rivolta alla comunità. Il lavoro di ricerca, confluito nella pubblicazione La chiesa del Carmine di Modica e i Teleri della Passione, ha permesso di ricostruire la storia e la committenza del ciclo, confermandone la datazione al 1795 e il ruolo delle famiglie locali e dei Carmelitani nella sua realizzazione. Determinanti le indagini diagnostiche. Attraverso lo studio della radiazione di fluorescenza X è stato possibile conoscere la composizione degli elementi del campione analizzato consentendo l’ identificazione di leghe, pigmenti e materiali. Le misure XRF hanno mostrano macroscopicamente gli elementi chimici associabili a tracce di stesure pittoriche e/o di preparazione rivelate dallo spettro, quali il piombo, il ferro e il rame. Il Piombo è probabilmente da correlare alla composizione del bianco di piombo(biacca), forse utilizzato anche come imprimitura/preparazione. La stesura grigio azzurra potrebbe essere eseguita con miscela di azzurrite (o pigmento verde a base di rame), in miscela con un altro pigmento a cui associare la presenza di ferro per il possibile uso del blu di prussia.

Il finanziamento regionale, ottenuto nel 2024, ha consentito l’avvio del cantiere di restauro presso la Chiesa di San Paolo, concepito come un laboratorio aperto. Questa scelta ha trasformato l’intervento in un’esperienza partecipata, coinvolgendo cittadini, turisti e studenti in un percorso educativo dedicato alla conservazione del patrimonio culturale. Solo grazie a questa tempestiva mobilitazione “dal basso” è stato possibile mantenere intatto il ciclo fino all’ottenimento dei fondi regionali (arrivati oltre due anni dopo), che hanno poi permesso l’apertura del cantiere didattico.

La delicatezza delle opere ha richiesto un intervento altamente specializzato. Il trasferimento nella chiesa di San Paolo è avvenuto non solo per ragioni logistiche, ma anche per trasformare il restauro in un evento pubblico. Il cantiere è stato concepito come un “laboratorio aperto”, dove la restauratrice ha operato alla vista del pubblico locale, dei turisti e delle numerose scolaresche.

L’esame sui materiali ha permesso di evidenziare lo stato di conservazione del filato, nello specifico il lino (canapone), il quale ha mostrato fattori di degrado di vario tipo, comuni a gran parte dei manufatti tessili, come l’invecchiamento fisico della fibra con la conseguente perdita di resistenza, lo stress meccanico, l’alterazione chimica ed il degrado fotochimico. Tutte problematiche che si intensificano in presenza di un ambiente molto umido. Inoltre, sono stati individuati vari tipi di degrado, le cui cause sono in prevalenza connesse a fattori ambientali e conservativi che hanno contribuito ad incrementare fortemente il degrado del manufatto.

Le operazioni hanno incluso la pulitura mediante aspirazione (tramite micro aspiratori a potenza regolabile rimuovendo prevalentemente lo sporco sotto forma di particellato incoerente, misto a microframmenti di fibre sotto forma di materiale decoeso depositatosi sulla superficie) e vaporizzazione (procedimento delicato al fine di restituire al tessuto, parte della consistenza e dell’aspetto originari), il consolidamento con supporti tessili compatibili e tecniche reversibili, la reintegrazione cromatica e la foderatura finale con un tessuto in cotone di un colore armonico alle tonalità dell’opera. La fodera è stata cucita dietro il manufatto tramite una serie di file alternate per ottenere, una volta appeso il tessuto,una tensione regolare ed uniforme. Esternamente alla fodera è stata cucita una tasca, dove è stata inserita la centina lignea necessaria per l’esposizione. Il recupero dei Teleri della Passione è stato accompagnato da un fondamentale lavoro di ricerca archivistica, che ha permesso di trasformare una scoperta fortuita in un’operazione di rigorosa ricostruzione storica.

Ingresso in Gerusalemme
Ingresso in Gerusalemme
Orazione nell'orto
Orazione nell’orto
Salita al Calvario
Salita al Calvario
Incoronazione di spine
Incoronazione di spine
Cristo alla colonna
Cristo alla colonna
Deposizione
Deposizione

Il risultato è la restituzione di sei teleri restaurati, che oggi permettono di apprezzare nuovamente le scene della Passione: l’ingresso a Gerusalemme, l’orazione nel Getsemani, l’Ultima Cena, l’incoronazione di Spine, Gesù alla Colonna, la salita al Calvario e la Deposizione. Rimangono tuttavia da restaurare l’ultimo telero e la grande “Taledda”, elemento scenografico di fondo che completava l’apparato originario, raffigurante l’esaltazione della croce con il sacrificio di Isacco.

La scelta di prolungare l’esposizione oltre il periodo quaresimale rappresenta una strategia di valorizzazione che mira a trasformare il ciclo in un attrattore culturale permanente. L’iniziativa, affidata anche all’associazione La Via delle Collegiate per la gestione e la divulgazione, consente di ampliare la conoscenza di queste opere, rendendole accessibili a un pubblico più ampio.

Nonostante i risultati raggiunti, il percorso di recupero non può dirsi concluso. Il completamento del restauro dei teleri mancanti appare oggi fondamentale per restituire l’unità visiva e narrativa dell’apparato, consentendo di ricostruire l’impatto originario di questo imponente ciclo. Solo attraverso questo ultimo passo sarà possibile riconoscere pienamente il ciclo del Carmine come uno dei più importanti esempi di arte effimera del Val di Noto, restituendolo alla storia e alla comunità nella sua integrità.




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