Un sofisticato esame diagnostico, normalmente destinato alla ricerca medica, entra questa volta nel mondo dell’arte per indagare uno dei dipinti più curiosi di Giuseppe Arcimboldo. Si tratta de L’Ortolano, conservato nella Pinacoteca del Museo Civico Ala Ponzone di Cremona, che è stato sottoposto a una speciale tomografia computerizzata presso Humanitas University. L’obiettivo è quello di andare oltre ciò che è visibile in superficie e raccogliere nuove informazioni sulla struttura e sulla storia del dipinto. Le analisi dovranno contribuire a stabilire, in particolare, se l’opera possa essere considerata la prima delle celebri teste composite ideate da Arcimboldo, nelle quali elementi naturali e oggetti vengono assemblati per creare sorprendenti fisionomie.
La TAC è stata eseguita dal team coordinato da Andrea Laghi, professore ordinario di Humanitas University e direttore del Dipartimento di Diagnostica dell’IRCCS Istituto Clinico Humanitas. L’utilizzo di una tecnologia nata per applicazioni cliniche permette di studiare il dipinto attraverso un protocollo completamente non invasivo, senza intervenire fisicamente sulla materia pittorica. L’esame rappresenta una prima fase di un programma di ricerca più ampio, che coinvolgerà anche l’Università di Pavia. Alle attività parteciperanno il Dipartimento di Scienze della Terra e dell’Ambiente, con la professoressa Maria Pia Riccardi e la dottoressa Maya Musa, e il Dipartimento di Fisica, con la professoressa Maddalena Patrini. Il coordinamento scientifico è affidato a Mario A. Lazzari, mentre quello operativo è curato dalla storica dell’arte Raffaella Poltronieri.
La nuova campagna diagnostica si pone in continuità con gli studi scientifici avviati nel 2007 da Mario Marubbi e Mario A. Lazzari in occasione della mostra Arcimboldo (1526-1593), organizzata nello stesso anno al Musée du Luxembourg di Parigi, e successivamente proseguiti nel 2008 al Kunsthistorisches Museum di Vienna. Le nuove tecnologie consentiranno ora di ampliare quelle indagini e di ottenere ulteriori elementi utili alla conoscenza dell’opera.
La particolare strumentazione utilizzata per esaminare il dipinto è arrivata a Humanitas grazie a Humanitas University e ai finanziamenti di ANTHEM, progetto sostenuto dal Ministero dell’Università e della Ricerca nell’ambito del Piano Nazionale Complementare al PNRR. Si tratta di un programma nato per favorire l’innovazione nel campo della ricerca clinica e lo sviluppo di una medicina sempre più predittiva e personalizzata, concentrata su quattro ambiti di grande rilevanza sanitaria: cuore, cervello, polmoni e tumori. La tomografia computerizzata impiegata per l’indagine si trova all’interno del Proton Building dell’IRCCS Istituto Clinico Humanitas, inaugurato nel corso dell’anno nell’ambito delle celebrazioni per i trent’anni dell’ospedale. L’edificio è dedicato all’attività oncologica e ospita la Clinical Trial Unit, dove vengono condotti studi con terapie sperimentali, oltre alla Protonterapia, una delle tecniche più avanzate di radioterapia ad alta precisione per il trattamento dei tumori. L’impiego di una tecnologia così sofisticata per lo studio di un’opera d’arte dimostra come le metodologie sviluppate in ambito medico possano offrire nuove possibilità anche nel campo della diagnostica dei beni culturali.
“Obiettivo delle indagini scientifiche”, ha dichiarato Mario Marubbi, Conservatore Pinacoteca Ala Ponzone, “sarà determinare la procedura tecnico-esecutiva impiegata nella realizzazione dell’opera, al fine di verificare l’ipotesi che L’Ortolano costituisca la prima testa composita realizzata dall’Arcimboldo. Dagli esami, si conta anche di risolvere le domande relative all’attuale stratificazione del supporto, riconducibile a pregressi interventi conservativi, analizzare la tavolozza e determinare la natura dei materiali impiegati dal pittore”.
“L’esame cui è stata sottoposta l’opera è una TC a conteggio di fotoni (Photon-Counting CT), in grado di tradurre in segnale elettrico l’energia dei singoli fotoni che raggiungono il rivelatore dopo aver interagito con i tessuti”, ha spiegato Andrea Laghi. “In questo caso, con gli strati pittorici e la tavola. Caratteristica del macchinario è la capacità di arrivare a una risoluzione ad altissima precisione. Questo ha consentito di acquisire immagini della stratificazione dell’opera, con spessore di un quinto di millimetro”.
Realizzato da Arcimboldo tra il 1587 e il 1590, L’Ortolano è un olio su tavola dalle dimensioni contenute (35,8 x 24,2 cm), ma caratterizzato da una delle invenzioni più originali dell’artista. A prima vista il dipinto presenta infatti una natura morta composta da diversi ortaggi raccolti all’interno di una scodella. La sorpresa arriva osservando l’opera al contrario: ruotando il quadro di 180 gradi, gli stessi elementi si trasformano nella grottesca e ironica figura di un ortolano. Questa particolare tipologia appartiene al repertorio delle teste reversibili, una delle invenzioni più celebri associate alla produzione di Arcimboldo. Le sue composizioni, costruite assemblando frutti, verdure, fiori, animali e altri elementi, trasformano la natura in sorprendenti ritratti e giochi visivi. Proprio l’origine di questa invenzione costituisce uno degli interrogativi al centro delle nuove ricerche. Gli esami condotti sul dipinto di Cremona potrebbero infatti fornire informazioni decisive per comprendere meglio la sua realizzazione e il suo rapporto con la produzione dell’artista. La campagna diagnostica permetterà di analizzare la struttura dell’opera e di raccogliere dati che, messi in relazione con gli studi precedenti e con le conoscenze sulla tecnica di Arcimboldo, potranno contribuire ad aggiungere un nuovo tassello alla conoscenza de L’Ortolano.
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