Acquisizione congiunta da parte di due musei olandesi: la Mauritshuis dell’Aia e il Rijksmuseum di Amsterdam hanno acquisito insieme un capolavoro di Hendrick Avercamp (Amsterdam, 1585 – Kampen, 1634), Giocatori di kolf sul ghiaccio, dipinto risalente al 1625 circa. L’acquisizione segna il ritorno nei Paesi Bassi di uno dei paesaggi invernali più importanti dell’intera pittura olandese. Il capolavoro secentesco sarà mostrato per la prima volta a Kampen, città in cui Avercamp lavorò a lungo, dove sarà esposto a partire dal 3 ottobre nell’ambito della mostra Avercamp Back in Kampen: the 17th Century through the Eyes of Hendrick & Barent; successivamente l’opera si alternerà tra il Rijksmuseum e la Mauritshuis. Si tratta di un’aggiunta alle collezioni d’arte nazionali olandesi che è stata definita “eccezionale” in una nota rilasciata dai due musei.
Si tratta di un dipinto considerato tra i momenti più alti dell’intera produzione di Avercamp. A differenza dei suoi precedenti paesaggi invernali, affollati di figure umane, in questo dipinto l’artista concentra l’attenzione su un piccolo gruppo collocato in primo piano. Il punto di vista ribassato fa sì che l’osservatore si senta anch’esso presente sul ghiaccio, parte integrante della scena. Al centro della composizione vi sono due uomini intenti a giocare a kolf (o colf), uno dei più antichi giochi con la palla praticati nei Paesi Bassi e precursore del golf (scopo del gioco, che si svolgeva in un campo delimitato, era lanciare una palla con una mazza e farle percorrere la maggior distanza possibile), mentre pescatori, passanti e altri spettatori assistono alla partita. Il dipinto non rappresenta dunque soltanto una splendida scena invernale, ma costituisce anche la più antica raffigurazione conosciuta del gioco del kolf.
L’opera restituisce inoltre un vivido spaccato della vita quotidiana durante la cosiddetta “piccola era glaciale”, periodo compreso all’incirca tra il 1575 e il 1625 caratterizzato da inverni particolarmente rigidi. Avercamp raffigura tanto il piacere di pattinatori, escursionisti e persone intente a scivolare in slitta, quanto la durezza della stagione invernale. Gli abiti indossati dalle figure presenti nel dipinto restituiscono inoltre un’immagine variegata della moda dei primi decenni del Seicento. I dettagli e la vivacità dei personaggi raffigurati rendono questo dipinto una delle composizioni più intime e innovative dell’intera produzione di Avercamp.
Anche i numerosi studi preparatori sopravvissuti per questo dipinto raccontano una storia simile: alcuni disegni di Avercamp conservati a Dresda mostrano con quanta attenzione l’artista abbia sviluppato la composizione, apportando modifiche nel corso della realizzazione per rendere l’immagine più espressiva. Gli specialisti della Mauritshuis e del Rijksmuseum si attendono che le analisi sui materiali possano fornire ulteriori informazioni sul processo creativo dell’artista.
Hendrick Avercamp nacque ad Amsterdam e lavorò a Kampen per lungo tempo. È considerato il padre delle scene di ghiaccio nella pittura olandese, essendo stato il primo artista a specializzarsi quasi esclusivamente in paesaggi invernali raffiguranti persone di ogni estrazione sociale riunite sul ghiaccio. I suoi dipinti, tra le immagini più celebri della cultura invernale olandese, continuano ad affascinare l’immaginario collettivo a oltre quattro secoli di distanza dalla loro realizzazione.
“Il ghiaccio e il divertimento invernale”, commenta Taco Dibbits, direttore generale del Rijksmuseum, “sono da secoli indissolubilmente legati qui nei Paesi Bassi. Poche cose riescono a unire tutti gli abitanti del paese come queste due cose. Non appena canali, fiumi e laghi ghiacciano, ci riversiamo sul ghiaccio in massa: giovani e anziani, ricchi e poveri. Questo dipinto di Avercamp è tra i più bei paesaggi invernali”.
“L’immagine evoca il grande amore dei Paesi Bassi per le gelide giornate invernali”, aggiunge Martine Gosselink, direttrice generale della Mauritshuis. “Ci invita inoltre a riflettere sulla mobilità, lo sport, l’identità nazionale e, naturalmente, il cambiamento climatico. Gli inverni rigidi stanno diventando sempre più rari, quindi il capolavoro di Avercamp assume oggi un significato ancora maggiore. Questa è la prima volta che il Mauritshuis e il Rijksmuseum acquistano un’opera d’arte insieme. Siamo orgogliosi che si tratti di una scena così tipicamente olandese”.
L’acquisizione riveste un’importanza particolare per i Paesi Bassi. Sebbene diversi dipinti di Avercamp siano già conservati in collezioni pubbliche olandesi, si tratta quasi sempre di opere giovanili. Giocatori di kolf sul ghiaccio, al contrario, testimonia il carattere innovativo della sua maturità stilistica, configurandosi così come un’aggiunta essenziale alla collezione nazionale olandese.
In seguito all’acquisizione, il dipinto sarà esposto per la prima volta presso lo Stedelijk Museum di Kampen, città in cui Avercamp lavorò per la maggior parte della propria carriera. L’opera sarà visibile al pubblico a partire dal 3 ottobre, nell’ambito dell’Anno Avercamp 2026 e della grande mostra Avercamp Back in Kampen: the 17th Century through the Eyes of Hendrick and Barent. Successivamente il dipinto sarà esposto alternativamente presso la Mauritshuis dell’Aia e il Rijksmuseum di Amsterdam, in modo che i visitatori di entrambi i musei possano ammirare questo straordinario capolavoro.
L’acquisizione congiunta sottolinea la stretta collaborazione tra la Mauritshuis e il Rijksmuseum sul fronte della pittura olandese del Seicento. Da molti anni le due istituzioni collaborano infatti in ambito di ricerca, conservazione, mostre e prestiti, e l’acquisto congiunto del dipinto di Avercamp rappresenta un’ulteriore manifestazione dell’idea di una collezione d’arte nazionale olandese gestita, studiata e condivisa a beneficio del pubblico più ampio possibile. L’opera è stata acquisita congiuntamente dai due musei grazie al sostegno del Mondrian Fund, della VriendenLoterij, della Friends of the Mauritshuis Foundation e della Rembrandt Association, quest’ultima attraverso il proprio Van Rijn Fund, il Fondo per la Pittura del XVII secolo, una donazione speciale della Debman Foundation e il contributo annuale del Culture Fund.
Per inviare il commento devi
accedere
o
registrarti.
Non preoccuparti, il tuo commento sarà salvato e ripristinato dopo
l’accesso.