Dal 1° maggio il pubblico potrà nuovamente ammirare nella Sala del Trono di Palazzo Reale di Genova due grandi tele di Luca Giordano, tra i principali protagonisti della pittura barocca italiana del Seicento. Si tratta della Lotta tra Perseo e Fineo e di Clorinda salva Olindo e Sofronia dal rogo, opere monumentali realizzate intorno al 1680 e sottoposte a un lungo intervento di restauro che ne ha restituito leggibilità, luminosità e qualità cromatica.
I due dipinti, che misurano circa quattro metri per tre metri e mezzo, fanno parte della quadreria storica del palazzo e rappresentano da tempo uno dei nuclei più importanti della collezione. La loro presenza a Genova è documentata almeno dal 1739, anche se si ritiene che siano giunti in città già all’inizio del Settecento. La sala che oggi li ospita era in origine nota come Sala del Giordano, proprio perché accoglieva tre grandi tele del pittore napoletano: oltre alle due oggi conservate, anche la Morte di Seneca, uscita dalle collezioni dopo il 1836 e attualmente dispersa.
Le opere hanno subito nel corso del tempo diversi adattamenti già in epoca antica, probabilmente per uniformarne le dimensioni e adeguarle agli spazi architettonici del palazzo. Nonostante tali modifiche, i dipinti mantengono intatta la forza narrativa e la complessità compositiva che caratterizzano la produzione di Giordano, artista capace di trasformare episodi letterari e mitologici in grandi costruzioni scenografiche.
Entrambe le tele derivano infatti da celebri testi della letteratura. La Lotta tra Perseo e Fineo prende spunto dalle Metamorfosi di Ovidio e rappresenta uno degli episodi più noti del mito di Perseo. Fineo, a cui Andromeda era stata promessa in sposa, interrompe il banchetto nuziale per vendicare il rifiuto della giovane, ormai destinata all’eroe greco che l’aveva salvata dal mostro marino Ceto. Nella scena dipinta da Giordano, Perseo si difende mostrando la testa della Gorgone Medusa, il cui sguardo pietrifica Fineo. Sullo sfondo, i convitati terrorizzati cercano di coprirsi gli occhi per sfuggire al sortilegio.
L’opera è da sempre considerata uno dei capolavori della quadreria di Palazzo Reale e già nel Settecento costituiva una delle principali attrazioni per i viaggiatori che visitavano il palazzo. Il dipinto reca anche la firma dell’artista, visibile sul gradino in primo piano con la scritta “Jordanus fecit”, elemento che ne rafforza ulteriormente il valore storico e attributivo.
La seconda tela, Clorinda salva Olindo e Sofronia dal rogo, è tratta invece dal secondo canto della Gerusalemme Liberata di Torquato Tasso. La scena raffigura l’arrivo a cavallo della guerriera saracena Clorinda, pronta a intervenire per salvare i due giovani cristiani Olindo e Sofronia, accusati del furto di un’immagine sacra. Anche in questo caso Giordano costruisce l’episodio come una scena teatrale, organizzando i personaggi su una sorta di palcoscenico ideale e affidando a gesti, posture ed espressioni il compito di coinvolgere direttamente lo spettatore.
Collocata sulla parete est della Sala del Trono, anche questa tela è firmata “Jordanus F” ed è rientrata nella sede espositiva nell’aprile del 2026, al termine del restauro. L’intervento ha consentito di recuperare i valori stilistici originari dell’opera, restituendo la ricchezza dei colori, la luminosità diffusa e i raffinati equilibri tonali che caratterizzano la pittura del maestro napoletano.
Il restauro di entrambe le tele è stato affidato al laboratorio milanese di Luigi Parma e si è svolto tra il 2024 e il 2026 attraverso un complesso lavoro sulle superfici pittoriche. Le operazioni hanno permesso di intervenire sulle condizioni conservative dei dipinti, recuperando cromie alterate dal tempo e restituendo la profondità luminosa e gli effetti teatrali che costituiscono uno degli aspetti più riconoscibili della pittura di Giordano.
Per la Lotta tra Perseo e Fineo, il restauro è stato realizzato tra il 2024 e il 2025 grazie al bando per la ventesima edizione del programma Restituzioni di Intesa Sanpaolo, iniziativa dedicata al recupero e alla valorizzazione del patrimonio artistico italiano. L’opera si presenta oggi in condizioni conservative ottimali, che consentono una lettura più precisa della qualità pittorica e della costruzione scenica. Il recupero di Clorinda salva Olindo e Sofronia dal rogo è stato invece reso possibile grazie alla collaborazione tra pubblico e privato, con il sostegno della Fondazione Passadore 1888 E.F., in sinergia con il Ministero della Cultura. Il contributo della fondazione ha permesso di completare l’intervento e riportare il grande dipinto alla piena fruizione pubblica.
Per accompagnare la riapertura al pubblico delle due tele, Palazzo Reale organizzerà nei prossimi mesi una serie di incontri dedicati ad approfondire e raccontare il restauro. Il primo appuntamento è previsto per il 14 maggio alle ore 17 con Anna e Luigi Parma, restauratori responsabili dell’intervento. Introducono Anna Manzitti e Luca Leoncini.
Per inviare il commento devi
accedere
o
registrarti.
Non preoccuparti, il tuo commento sarà salvato e ripristinato dopo
l’accesso.