Un capolavoro giovanile inedito di Luca Giordano sarà esposto al MarteS sul Lago di Garda


Dal 24 ottobre al 29 novembre il MarteS Museo d’Arte Sorlini di Calvagese della Riviera (Brescia), nei pressi del Lago di Garda, espone per la prima volta una monumentale Vocazione dei Santi Pietro e Andrea all’apostolato, capolavoro giovanile inedito di Luca Giordano dipinto intorno al 1665 e accostato alle opere tenebrose di Celesti, Zanchi e Forabosco.

Un capolavoro giovanile inedito di Luca Giordano (Napoli, 1634 – 1705), la Vocazione dei santi Pietro e Andrea all’apostolato, una grande tela di 192 per 252 centimetri del pittore napoletano, dal 24 ottobre al 29 novembre 2026 sarà esposta per la prima volta al pubblico al MarteS Museo d’Arte Sorlini di Calvagese della Riviera (Brescia), nei pressi del Lago di Garda. Proveniente da una collezione privata, il dipinto è il fulcro della mostra Luca fa’ presto. Una Conversione inedita di Luca Giordano, pensata per mettere l’opera in rapporto con alcuni dipinti già presenti nella collezione permanente del museo.

Il confronto permette soprattutto di osservare da vicino uno dei momenti della formazione di Giordano, artista napoletano destinato a diventare uno dei protagonisti della pittura barocca italiana. La tela esposta al MarteS risale infatti agli anni del primo soggiorno veneziano del pittore, tra il 1664 e il 1665, e mostra con particolare evidenza l’incontro tra due componenti fondamentali del suo linguaggio: da una parte il naturalismo drammatico appreso dalla pittura di Jusepe de Ribera, dall’altra la ricchezza cromatica e la grandiosità compositiva della tradizione veneta. È proprio in questa combinazione che la Vocazione acquista il suo interesse: Giordano non costruisce la scena soltanto attraverso il contrasto tra luce e oscurità, né si limita a riproporre un modello caravaggesco. La forza fisica dei pescatori, la luce che ne definisce i corpi e la drammaticità dell’episodio convivono con una concezione più ampia e spettacolare della composizione, legata alla tradizione pittorica veneta, e il risultato è una scena nella quale il momento religioso viene tradotto in un’immagine di forte impatto teatrale. La luce, in questo dipinto, colpisce i due pescatori prima ancora che possano comprendere ciò che sta accadendo: Simon Pietro e Andrea sono investiti frontalmente da un’illuminazione intensa, che ne mette in risalto la forza fisica e rende ancora più evidente il contrasto con il fondo scuro della scena. Di fronte a loro c’è Cristo, arretrato sulla sinistra, che con un gesto ampio e solenne indica ai due fratelli la nuova strada che stanno per intraprendere. È una scena di chiamata, ma anche di improvvisa apparizione: i due uomini sembrano sospesi tra l’incredulità e il timore davanti a una presenza che irrompe nella loro quotidianità.

Luca Giordano, La vocazione dei santi Pietro e Andrea all’apostolato (1665 circa; olio su tela, 192x252 cm; Collezione privata)
Luca Giordano, La vocazione dei santi Pietro e Andrea all’apostolato (1665 circa; olio su tela, 192x252 cm; Collezione privata)

Il soggetto deriva da uno dei passaggi più noti del Vangelo di Matteo, quello in cui Cristo incontra i pescatori e annuncia loro che li farà “pescatori di uomini”. La loro attività quotidiana, dunque, diventa il punto di partenza di una trasformazione radicale: Pietro e Andrea vengono chiamati ad abbandonare la loro vita precedente e ad assumere il compito di condurre gli uomini verso Dio. Giordano concentra questa trasformazione nell’istante in cui la chiamata avviene. Pietro e Andrea sono sulla barca, insieme a un terzo pescatore che continua a occuparsi del pescato senza apparentemente rendersi conto di quanto sta accadendo. È un dettaglio significativo nella costruzione della scena: mentre per i due fratelli il mondo sta cambiando, l’uomo accanto a loro rimane ancora immerso nella normalità del lavoro quotidiano.

Cristo, invece, si trova in una posizione più arretrata. Il gesto con cui si rivolge alla barca è ampio, quasi magniloquente, e introduce nella scena una dimensione solenne che contrasta con la concretezza dei pescatori. La distanza tra i protagonisti e il diverso grado di consapevolezza dei personaggi costruiscono così una narrazione che non dipende soltanto dall’azione, ma anche dagli sguardi, dalle posture e dalla distribuzione della luce.

La Vocazione era del resto un tema che Giordano avrebbe affrontato più volte nel corso della sua carriera, e le diverse versioni si distinguono per impostazione compositiva e disposizione dei personaggi, a conferma della frequenza con cui il pittore tornò sul soggetto cercando soluzioni differenti. Quella presentata al MarteS appartiene a una fase particolarmente significativa del suo percorso, quando l’esperienza veneziana gli offriva la possibilità di confrontarsi direttamente con una tradizione pittorica diversa da quella napoletana nella quale si era formato. Il soggiorno del 1664-1665 assume quindi un ruolo centrale per comprendere la natura della tela: in questi anni Giordano mette in relazione il naturalismo energico e drammatico di Ribera con la cultura figurativa veneziana, fatta di colore, materia pittorica e costruzioni compositive ampie. La Vocazione mostra questa sintesi attraverso una pittura nella quale il chiaroscuro non cancella il colore, ma lo fa emergere con maggiore forza.

Luca Giordano, La vocazione dei santi Pietro e Andrea all’apostolato, dettaglio
Luca Giordano, La vocazione dei santi Pietro e Andrea all’apostolato, dettaglio

È su questo terreno che l’opera trova il suo interlocutore all’interno del MarteS. La tela viene infatti accostata ad alcuni dipinti della collezione permanente riconducibili ai principali interpreti veneti e veneziani della pittura tenebrista, tra cui Andrea Celesti, Antonio Zanchi e Girolamo Forabosco. Fondi scuri, contrasti luminosi e una particolare intensità delle figure stabiliscono così un dialogo diretto tra il dipinto di Giordano e opere che appartengono allo stesso più ampio clima figurativo. Il confronto permette di seguire non soltanto la diffusione del linguaggio tenebrista, ma anche la profondità dell’eredità caravaggesca nella pittura italiana del Seicento. La luce che investe Pietro e Andrea, isolandoli dal buio circostante, è infatti uno degli strumenti attraverso i quali la scena religiosa diventa immediatamente leggibile. Il chiaroscuro organizza la narrazione e individua i protagonisti, mentre la materia pittorica e la monumentalità delle figure conferiscono all’episodio una dimensione fisica e quasi teatrale.

La mostra del MarteS nasce dunque dall’incontro fra un’opera che finora non era stata presentata al pubblico e un nucleo della collezione permanente che consente di leggerla sotto una luce diversa. La temporanea presenza della tela di Giordano modifica per alcune settimane il percorso del museo e crea una relazione fra opere nate in contesti differenti ma accomunate dall’attenzione alla luce, al contrasto e alla forza drammatica della rappresentazione.

Per il museo di Calvagese della Riviera si tratta anche di un’occasione per portare all’attenzione del pubblico un dipinto di grandi dimensioni rimasto finora in una collezione privata. La sua presentazione consente di osservare direttamente una fase ancora giovanile di Giordano, prima della piena affermazione della sua pittura barocca, e di cogliere nella concretezza della tela le diverse componenti che confluiscono nella sua formazione.

“L’ingresso temporaneo di questo capolavoro di Luca Giordano nel nostro percorso museale crea un dialogo virtuoso con le opere della collezione permanente, stimolando riflessioni, accostamenti e nuove chiavi di lettura”, afferma Stefano Sorlini, presidente della Fondazione Luciano Sorlini. “Il tema della Vocazione, così splendidamente orchestrato dal pittore napoletano attraverso una narrazione vibrante e immediata, offre a tutti (dagli studiosi più rigorosi fino ai visitatori che si accostano all’arte per la prima volta) l’opportunità di partecipare in prima persona al brivido della scoperta, dimostrando che la bellezza può e deve parlare a chiunque”.

Luca fa’ presto. Una Conversione inedita di Luca Giordano sarà visitabile al MarteS Museo d’Arte Sorlini dal 24 ottobre al 29 novembre 2026. L’esposizione sarà accompagnata da una monografia pubblicata da Silvana Editoriale.




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