Un antico tessuto, custodito per secoli nel monastero di Vallegloria di Spello, potrebbe essere dell’Egitto fatimide


Un prezioso tessuto conservato per secoli nel monastero di Vallegloria di Spello potrebbe essere una rara testimonianza della produzione tessile dell’Egitto medievale. Saranno le future indagini scientifiche e storico-artistiche a stabilirne con maggiore precisione provenienza e cronologia.

Un manufatto tessile di straordinaria raffinatezza, rimasto custodito per generazioni dalle monache del monastero di Vallegloria di Spello, entra ora al centro di un importante progetto di ricerca e conservazione. Le prime valutazioni degli esperti hanno messo in luce elementi compatibili con la produzione tessile dell’Egitto in epoca fatimide, aprendo alla possibilità che il tessuto possa essere datato al XII secolo.

La scoperta è stata presentata pubblicamente durante una cerimonia organizzata nel monastero di Vallegloria, alla presenza della comunità monastica, della Diocesi di Foligno, del Comune di Spello e degli istituti del Ministero della Cultura. L’incontro ha segnato l’avvio di un percorso condiviso finalizzato ad approfondire la storia del manufatto, garantirne la tutela e definire gli interventi necessari alla sua conservazione.

Attorno al tessuto si è inoltre tramandata una storia di particolare suggestione. Secondo una memoria secolare, infatti, il manufatto sarebbe stato donato da san Francesco d’Assisi alla beata Balbina, tradizionalmente ritenuta parente di santa Chiara, durante una visita del santo a Vallegloria. La tradizione è stata messa in relazione anche con il viaggio compiuto da Francesco in Egitto nel 1219, quando, durante la Quinta crociata, incontrò il sultano al-Malik al-Kamil, dal quale avrebbe ricevuto numerosi doni. Si tratta tuttavia di un racconto che, allo stato attuale delle conoscenze, non trova riscontro nelle fonti francescane più antiche. Per questo motivo, la tradizione dovrà essere tenuta distinta dalle informazioni che saranno accertate attraverso la ricerca storica e le analisi scientifiche. Proprio il rapporto tra memoria tramandata, fonti documentarie e testimonianza materiale costituisce uno degli aspetti più interessanti dello studio avviato sul tessuto.

A rendere particolarmente prezioso il manufatto sono anche le sue caratteristiche tecniche ed estetiche. Pur presentandosi in condizioni di fragilità, il tessuto ha mantenuto colori ancora sorprendentemente vivaci e mostra un livello di esecuzione particolarmente elevato. La qualità dei materiali e delle lavorazioni contribuisce così a sottolinearne la rarità e il valore storico-artistico.

L’importanza della ricerca è stata evidenziata anche da monsignor Felice Accrocca, vescovo delle Diocesi di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino e di Foligno e studioso del francescanesimo. Il presule ha sottolineato la necessità di mettere a confronto le tradizioni conservate nel tempo con le fonti storiche disponibili, valorizzando allo stesso tempo il ruolo dei luoghi francescani, spesso custodi di testimonianze e memorie che attendono ancora di essere approfondite. Anche don Giovanni Zampa, vicario generale interdiocesano delle Diocesi di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino e di Foligno, ha richiamato il valore di iniziative di questo genere. Le attività di studio e ricerca possono infatti portare alla luce aspetti ancora poco conosciuti del patrimonio ecclesiastico e dimostrare come il territorio possa continuare a offrire testimonianze di grande interesse.

Il Comune di Spello ha partecipato al percorso di riscoperta insieme alla Diocesi. Il sindaco Moreno Landrini e l’assessore alla Cultura David Pieroni hanno evidenziato l’importanza della collaborazione tra istituzioni e comunità locali per approfondire la conoscenza del patrimonio e favorirne la valorizzazione. Un ulteriore elemento di interesse è rappresentato dall’intervento di monsignor Yoannis Lahzi Gaid, già segretario personale di Papa Francesco, oggi impegnato in attività dedicate alla fraternità e al dialogo interreligioso e specialista di epigrafia araba. L’ipotesi di una possibile origine egiziana del tessuto apre infatti prospettive di ricerca che riguardano anche gli scambi culturali, artistici e religiosi sviluppatisi nel corso dei secoli tra le diverse aree del Mediterraneo.

Il prezioso tessuto del monastero di Vallegloria
Il prezioso tessuto del monastero di Vallegloria

Sul fronte della tutela, la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’Umbria, rappresentata dalla soprintendente Francesca Valentini e dal funzionario storico dell’arte Giovanni Luca Delogu, ha confermato la disponibilità a seguire le prossime fasi del progetto, accompagnando le attività di studio e conservazione. Le indagini scientifiche e il successivo intervento di restauro saranno invece affidati, per volontà della comunità di Vallegloria, all’Opificio delle Pietre Dure di Firenze. L’istituto sarà coinvolto attraverso la soprintendente Emanuela Daffra, il direttore del Settore manufatti tessili Riccardo Gennaioli e la funzionaria restauratrice-conservatrice Licia Triolo.

Per il tessuto di Vallegloria si apre dunque una nuova e decisiva fase di ricerca. Prima di poter stabilire con certezza epoca e luogo di produzione sarà necessario sottoporre il manufatto a una serie articolata di esami diagnostici e storico-artistici. Tra gli aspetti da approfondire ci sono la composizione e l’origine dei materiali, le fibre utilizzate, i coloranti, le tecniche di tessitura e la possibile area di provenienza.

Un ruolo importante avrà anche il confronto con manufatti analoghi conservati in musei e collezioni italiane e internazionali. A questo scopo sarà costituito a breve un comitato scientifico, incaricato di affiancare il percorso di ricerca. Parallelamente verrà condotta un’indagine documentaria per ricostruire la storia del tessuto e comprendere quando e in quali circostanze sia arrivato e sia stato conservato all’interno del monastero di Vallegloria. Soltanto al termine di questo articolato percorso sarà possibile verificare se l’antico tessuto possa effettivamente essere ricondotto alla produzione dell’Egitto fatimide del XII secolo e quale sia stata la sua reale storia prima dell’arrivo a Vallegloria. La ricerca permetterà così di separare gli elementi documentati dalle tradizioni tramandate, restituendo al manufatto il suo più preciso significato storico e culturale.

“La nostra missione”, ha dichiarato la soprintendente Valentini, “è tutelare due aspetti dei beni culturali: il primo è quello materiale, in questo caso il tessuto e il suo stato conservativo; il secondo, invece, è il suo valore intangibile, dato dalla cura con cui le suore nei secoli lo hanno conservato, tramandato e custodito. È un tessuto che va studiato e indagato, ma certamente è di origine orientale e testimonia un viaggio, l’arrivo da un luogo lontano. È stato conservato e custodito come oggetto legato a San Francesco, testimoniando la sua apertura verso l’altro e così è arrivato fino a noi straordinariamente intatto. Di questo valore siamo sinceramente contenti e ne saremo custodi”.

“Non sappiamo ancora se questo sia davvero il tessuto che la tradizione lega a san Francesco, né possiamo oggi affermarne con certezza la datazione e la provenienza come dono del Sultano. Saranno le indagini a stabilirlo. Ma sappiamo già che ci troviamo davanti a un manufatto di straordinario interesse, che merita di essere studiato e conservato”, ha affermato monsignor Accrocca.




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