Alle 18 di oggi, a Parigi si è aperta ufficialmente al pubblico La Caverne du Pont Neuf, il nuovo progetto artistico concepito da JR come omaggio a The Pont Neuf Wrapped, la celebre opera realizzata nel 1985 da Christo e Jeanne-Claude. Fino al 28 giugno, parigini e visitatori provenienti da tutto il mondo potranno vivere un’esperienza destinata a durare soltanto poche settimane: attraversare una reinterpretazione temporanea del ponte più antico della capitale francese, il Pont Neuf. L’iniziativa è resa possibile grazie al fondo di dotazione L’Amicale des Ponts de Paris e non ha ricevuto finanziamenti pubblici. Il progetto è stato sostenuto attraverso la vendita delle opere di JR e grazie al contributo di partner privati tra cui Snap Inc., Bloomberg Philanthropies, Paris Aéroport e Salesforce. L’accesso è completamente gratuito, ventiquattro ore su ventiquattro e sette giorni su sette, a partire da Place du Pont Neuf - Christo et Jeanne-Claude.
L’apertura arriva dopo settimane particolarmente complesse. Sebbene un eccezionale evento meteorologico verificatosi il 2 giugno abbia costretto gli organizzatori a rinviare l’inaugurazione, il pubblico aveva già potuto familiarizzare con l’opera fin dal suo sollevamento, avvenuto la sera del 20 maggio. Per tredici giorni La Caverne è rimasta visibile da numerosi punti della città: dalle rive della Senna ai lungosenna superiori, da diversi ponti vicini fino alle imbarcazioni turistiche, ai battelli fluviali e alle crociere che percorrono il fiume. Grazie alle sue dimensioni monumentali, l’installazione è visibile ben oltre i dintorni immediati del Pont Neuf, e offre prospettive che ricordano i grandi panorami urbani osservabili dalla cima della Torre Eiffel. Sin dall’inizio della sua presenza temporanea nel paesaggio parigino, l’opera ha invitato cittadini e turisti a costruire un percorso personale attraverso la città per scoprirla da angolazioni sempre differenti.
La realizzazione dell’opera si è però trasformata in quella che JR definisce un’“odissea climatica”. I lavori di installazione sono iniziati l’11 maggio e sono stati accompagnati da condizioni meteorologiche estreme che hanno messo costantemente alla prova il progetto. La prima settimana, dedicata al rivestimento degli archi del Pont Neuf, si è svolta con temperature percepite fino a soli tre gradi centigradi. Successivamente il maltempo è peggiorato progressivamente, con venti forti e piogge persistenti che hanno costretto il team a modificare più volte il calendario. L’operazione di gonfiaggio della struttura è stata rinviata per ben tre volte. Quando finalmente l’opera è stata sollevata, nuove condizioni estreme hanno continuato a influenzarne la realizzazione. Tra il 22 e il 30 maggio, mentre proseguivano i lavori all’interno della struttura, Parigi è stata interessata da una prolungata ondata di calore durata nove giorni.
La situazione è precipitata il 2 giugno. Durante gli interventi sul rivestimento esterno, forti raffiche di vento e una violenta grandinata hanno colpito simultaneamente l’installazione provocando lacerazioni alle estremità dell’opera e danni localizzati in tre diverse sezioni dell’involucro gonfiabile. JR e i suoi collaboratori hanno avviato immediatamente le operazioni di riparazione, lavorando all’aperto e sotto gli occhi del pubblico. Dopo dieci giorni di interventi, La Caverne du Pont Neuf ha potuto finalmente aprire, con un ritardo rispetto al programma iniziale.
Proprio per conservare la memoria di questo percorso segnato dagli eventi climatici, gli organizzatori hanno scelto di non nascondere completamente i segni lasciati dai danni. Le cuciture realizzate durante le riparazioni sono state volutamente evidenziate in nero, trasformando le ferite della struttura in una testimonianza visibile dell’impatto delle condizioni meteorologiche estreme. In considerazione di quanto accaduto, il protocollo di sicurezza e accoglienza è stato inoltre rafforzato e non si escludono eventuali chiusure temporanee in presenza di fenomeni meteorologici particolarmente intensi.
Alla base del progetto vi è una riflessione sul rapporto tra la città contemporanea e le sue origini. JR ha immaginato La Caverne du Pont Neuf ispirandosi alle cave dalle quali vennero estratte le pietre utilizzate per costruire il ponte e gran parte dell’architettura storica parigina. L’opera mette così in dialogo l’aspetto grezzo e primordiale della materia con l’eleganza urbana della Ville Lumière, creando un confronto tra passato e presente.
Completato nel 1607, il Pont Neuf fu il primo ponte di Parigi costruito interamente in pietra calcarea, la celebre “pietra di Parigi”, proveniente dai bacini estrattivi della regione. Fu anche il primo ponte dotato di marciapiedi pavimentati, contribuendo in modo decisivo allo sviluppo della vita urbana e della socialità cittadina. “Il mio progetto affonda le radici sia nel passato sia nel presente di questo ponte iconico”, spiega JR. “Ammiro l’eredità di Christo e Jeanne-Claude e condivido la loro idea secondo cui la missione dell’arte è farci riflettere e mettere in discussione ciò che ci appare familiare. Il dibattito che un’opera pubblica può generare ha lo stesso valore della sua realizzazione. L’arte è trasformazione e rappresenta un modo per rinnovare il nostro sguardo sul mondo”. L’esperienza proposta da JR non intende limitarsi all’impatto visivo. “È un passaggio verso l’ignoto, un viaggio dentro se stessi”, afferma l’artista. “Ho immaginato La Caverne come un luogo in cui pienezza e vuoto convivono in equilibrio”.
Per sviluppare la dimensione sonora dell’opera, JR ha coinvolto Thomas Bangalter, ex componente dei Daft Punk. La collaborazione rappresenta una naturale prosecuzione di precedenti progetti condivisi, tra cui Retour à la Caverne - Act II, Chiroptera all’Opéra Garnier e la mostra Dans la lumière. Bangalter ricorda nitidamente il rivestimento del Pont Neuf da parte di Christo e Jeanne-Claude, avvenuto quando aveva appena dieci anni. Lo considera ancora oggi una delle esperienze artistiche più influenti della sua vita. Per La Caverne du Pont Neuf ha scelto di realizzare una trama sonora che non fosse propriamente musica ma una materia acustica capace di accompagnare e amplificare la percezione dello spazio. Attraverso una composizione elettroacustica, l’artista ha cercato di conferire alla struttura una dimensione monolitica e quasi mistica.
A completare il progetto interviene anche la tecnologia della realtà aumentata sviluppata insieme ad AR Studio Paris di Snap Inc. Da questa collaborazione nasce Echoes, un’esperienza che combina arte monumentale e strumenti digitali. Attraverso effetti visivi ispirati agli studi cronofotografici di Étienne-Jules Marey, i visitatori possono osservare l’opera da prospettive alternative e partecipare a un’esperienza personalizzata. Echoes è il risultato di mesi di ricerca e sperimentazione. Corpi, animali, luce e suono diventano elementi che si manifestano nello spazio sotto forma di tracce persistenti e presenze sospese nel tempo. L’obiettivo è rendere percepibili aspetti della realtà normalmente invisibili allo sguardo umano. L’esperienza può essere sperimentata gratuitamente sia attraverso dispositivi mobili sia mediante gli Spectacles, gli occhiali per la realtà aumentata sviluppati da Snap. Gli utenti possono prenotare gratuitamente una sessione oppure accedere, in base alla disponibilità, alle sessioni giornaliere organizzate sul posto.
Per la prima volta nella sua carriera, JR ha inoltre introdotto una componente olfattiva all’interno di un proprio progetto artistico. La dimensione sensoriale è stata curata da Sarah Bouasse, giornalista e autrice impegnata nella valorizzazione dell’olfatto come strumento di conoscenza del mondo. In collaborazione con la maison Odore Scola, Bouasse ha sviluppato due accordi olfattivi diffusi in differenti zone dell’installazione. Le fragranze si basano su molecole presenti naturalmente nell’ambiente e collegate alle prime forme di vita sulla Terra. L’intenzione non era quella di creare profumi gradevoli nel senso tradizionale del termine, bensì accompagnare il percorso immersivo facendo emergere dubbi e percezioni. I visitatori potrebbero persino chiedersi se l’opera sia davvero profumata oppure se ciò che percepiscono appartenga naturalmente all’ambiente circostante.
Particolare attenzione è stata riservata all’accoglienza del pubblico. I visitatori entrano da Place du Pont Neuf - Christo et Jeanne-Claude ed escono sul Quai du Louvre. Bloomberg Connects, la piattaforma digitale sviluppata da Bloomberg Philanthropies, mette a disposizione guide mobili e ambasciatori multilingue presenti ventiquattro ore su ventiquattro. Attraverso la guida digitale è possibile accedere a contenuti esclusivi, materiali d’archivio, interviste con JR e i suoi collaboratori e approfondimenti dedicati a The Pont Neuf Wrapped di Christo e Jeanne-Claude.
Dietro la realizzazione dell’opera si cela un enorme sforzo collettivo. Complessivamente sono state coinvolte 850 persone tra fornitori, tecnici, operai, ingegneri e responsabili della produzione. Aziende specializzate francesi hanno contribuito ai diversi aspetti del progetto, dalla progettazione strutturale alla sicurezza, dall’illuminazione all’installazione sonora. La società Air Toiles Concept ha avuto un ruolo centrale nella concezione e costruzione dell’opera. L’azienda, attiva da trent’anni e con sede in Bretagna, ha progettato il sistema architettonico che ha consentito di trasformare il ponte in una gigantesca grotta artificiale.
Dal punto di vista tecnico, La Caverne du Pont Neuf copre una superficie di 2.400 metri quadrati. La struttura misura 120 metri di lunghezza e 20 metri di larghezza, con altezze variabili tra 12 e 18 metri. L’elemento principale dell’opera è l’aria, che riempie ottanta archi strutturali in tessuto e modella l’intero involucro esterno. Complessivamente sono stati utilizzati 18.900 metri quadrati di tessuto e 20.000 metri cubi d’aria. Il sistema comprende una doppia parete gonfiabile, un tunnel interno stampato e un involucro esterno che riveste integralmente la struttura. La tecnica adottata consente di limitare il peso complessivo e ridurre la quantità di materiali necessari rispetto a una costruzione tradizionale.
Questa scelta risponde anche a una precisa strategia ambientale. Fin dall’inizio JR e il suo team hanno cercato di minimizzare l’impatto ecologico dell’opera. I materiali sono stati reperiti quasi interamente in Europa, mentre la stampa e la produzione dei tessuti sono state realizzate in Francia utilizzando inchiostri a base d’acqua privi di solventi e composti organici volatili.
L’illuminazione e gli impianti sonori sono stati selezionati in funzione dell’efficienza energetica e l’installazione utilizza esclusivamente l’elettricità della rete urbana, senza generatori alimentati da combustibili fossili. Anche le zavorre impiegate per garantire la stabilità della struttura sono realizzate in acciaio decarbonizzato riciclato e, al termine del progetto, verranno nuovamente rifuse e reintrodotte nel ciclo produttivo.
Dopo la chiusura del 28 giugno, La Caverne du Pont Neuf sarà completamente smontata. JR ha annunciato che i tessuti utilizzati verranno riutilizzati attraverso progetti sociali sviluppati insieme ad organizzazioni non profit francesi, con l’obiettivo di garantire un impatto positivo che vada oltre la dimensione artistica.
Per l’artista, l’opera rappresenta inoltre il punto culminante di un percorso creativo iniziato nel 2020 e incentrato sul tema dell’isolamento sociale accentuato dalla pandemia. Installazioni come La Ferita a Firenze, Punto di Fuga a Roma, La Nascita a Milano e Retour à la Caverne all’Opéra Garnier hanno progressivamente costruito una riflessione sul rapporto tra comunità, percezione e spazio urbano.
Parallelamente all’installazione, la Galerie Perrotin ospita fino al 25 luglio la mostra Les esquisses de la Caverne. L’esposizione presenta opere che documentano la genesi del progetto attraverso fotografie, disegni, collage e supporti in zinco recuperati dai tetti di Parigi, seguendo una metodologia che richiama i celebri disegni preparatori realizzati da Christo e Jeanne-Claude per le loro installazioni monumentali.
Infine, il 19 giugno France 5 e France.tv trasmetteranno il documentario La Caverne du Pont-Neuf, diretto da Vincent Lorca e prodotto da Together Media in coproduzione con Social Animals. Il film seguirà tutte le fasi della realizzazione dell’opera, dalle cave di Saint-Maximin agli hangar di Orly utilizzati per i test preliminari, fino alle rive della Senna. Il documentario racconterà il lavoro quotidiano di artisti, tecnici, ingegneri, amministratori, forze dell’ordine, residenti e studenti coinvolti nel progetto, offrendo uno sguardo inedito sul dietro le quinte dell’opera.
Per inviare il commento devi
accedere
o
registrarti.
Non preoccuparti, il tuo commento sarà salvato e ripristinato dopo
l’accesso.