La Galleria Solito di Napoli presenta dal 12 giugno al 12 settembre 2026 la mostra Song for Dark Times di Claire Fontaine, a cura di Massimiliano Scuderi, allestita negli spazi del Complesso ex Lanificio Sava, in Piazza Enrico De Nicola 46. L’inaugurazione è prevista per venerdì 12 giugno 2026 dalle ore 18:00 alle 21:00 con ingresso libero, in un contesto espositivo che coinvolgerà anche ambienti esterni alla galleria all’interno dell’ex area industriale di Porta Capuana.
Il progetto espositivo prende il titolo da un poema contenuto nei Svendborg Poems del 1939 di Bertolt Brecht, richiamando esplicitamente la necessità degli artisti di intervenire e prendere posizione nei cosiddetti tempi bui della storia. La mostra si sviluppa infatti come una riflessione sull’impatto che gli attuali scenari geopolitici esercitano sulle vite individuali e collettive, traducendo tali tensioni in un linguaggio artistico che combina installazione, luce e dispositivi visivi e sonori.
Fulcro del percorso è l’opera Ibis redibis non morieris in bello, la cui prima versione risale al 2006. L’opera è stata presentata per la prima volta alla Galleria Reena Spaulings Fine Art di New York nel gennaio 2007 in occasione della seconda mostra personale del duo Claire Fontaine, intitolata Footnotes on the state of exception, per poi essere esposta nello stesso anno alla Biennale di Lione. L’opera rappresenta uno dei nuclei concettuali della ricerca del duo, che utilizza dispositivi linguistici e luminosi per indagare le ambiguità del linguaggio e le contraddizioni della condizione politica contemporanea. Il significato dell’installazione è stato spiegato dagli artisti in un’intervista del 2009 con Bart van der Heide, pubblicata su Metropolis M. L’opera consiste in una grande insegna circolare al neon che richiama esplicitamente il linguaggio visivo di Bruce Nauman e si accende in sequenza formando una serie di frasi che si alternano: “you will go to war - you will come back - you will not die - you will go to war - you will not come back - you will die”, tradotte come “andrai in guerra - tornerai - non morirai - andrai in guerra - non tornerai - morirai”.
Questa costruzione linguistica riprende la celebre e ambigua profezia della Sibilla Cumana “ibis redibis non morieris in bello”, che può assumere significati opposti a seconda della posizione della punteggiatura. L’opera si sviluppa così come un dispositivo che mette in scena l’incertezza del linguaggio e la fragilità delle interpretazioni, collegando la dimensione della guerra alla casualità e all’imprevedibilità del destino umano.
All’interno della stessa installazione, una parte definita dagli artisti “il compensatore” non si basa sul linguaggio verbale. Essa è costituita da una serie di lampadine sospese al soffitto, ciascuna collegata a una parola, che insieme riproducono il ritmo dell’insegna al neon senza però restituirne il significato semantico. Il risultato è una sequenza luminosa che ricorda un codice indecifrabile, simile a un Morse non traducibile, in cui la luce diventa portatrice di un linguaggio autonomo rispetto alla parola.
Il lavoro riflette sul rapporto tra luce, energia e comunicazione, mettendo in evidenza come lo stesso flusso elettrico possa alimentare sistemi espressivi differenti, generando ritmi e pulsazioni condivise ma distribuite in spazi e forme diverse. In questa prospettiva, Ibis redibis non morieris in bello si configura come un dispositivo ciclico che richiama l’idea di un orologio o di una ruota della roulette, sottolineando la ripetizione e l’assurdità dei cicli politici e dei conflitti, restituendo una visione dell’incubo della guerra come struttura circolare e potenzialmente infinita.
Accanto a questa installazione centrale, la mostra presenta anche una selezione di lavori iconici legati ai medesimi temi di ricerca, distribuiti in un allestimento che coinvolge ulteriori spazi esterni alla galleria, sempre all’interno del complesso dell’ex Lanificio Sava di Porta Capuana. Questo luogo, storicamente rilevante per la città di Napoli e riconosciuto come patrimonio UNESCO dal 1995, diventa parte integrante del progetto espositivo, ampliando il perimetro della mostra e trasformando l’intero contesto in un ambiente narrativo diffuso.
Gli artisti Claire Fontaine e il curatore Massimiliano Scuderi saranno presenti all’inaugurazione del 12 giugno. Nel contesto della serata verrà inoltre presentata la quarta pubblicazione della rivista NÉA, edita da iemme edizioni e dedicata alla mostra, che si inserisce nel programma di approfondimento critico e teorico legato all’esposizione.
La realizzazione del progetto è stata possibile grazie alla collaborazione di Officina Keller e dell’architetto Antonio Martiniello, del Lanificio Digitale e di Punto Zero Atelier di Valeria Apicella. La Galleria Solito, promotrice dell’iniziativa, è inoltre iscritta all’Associazione Nazionale Gallerie Arte Moderna e Contemporanea. La mostra resterà visitabile fino al 12 settembre 2026 presso la Galleria Solito, nel cuore del Complesso ex Lanificio Sava, con apertura dal lunedì al venerdì dalle 10:00 alle 18:00 e visite nel fine settimana su appuntamento.
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