Sono stati dichiarati colpevoli di danneggiamento i due attivisti del movimento britannico Youth Demand che, nell’ottobre del 2024, avevano preso di mira un dipinto di Pablo Picasso alla National Gallery di Londra nell’ambito di una protesta a favore della Palestina. La decisione, riporta il Telegraph che ha ripercorso nei dettagli tutte le tappe del caso, è arrivata al termine del processo celebrato presso la Crown Court (il tribunale penale di primo grado) di Southwark, dove una giuria ha riconosciuto responsabili Jai Halai, venticinquenne impiegato del servizio sanitario nazionale britannico (NHS), e Monday-Malachi Rosenfeld, studentessa di Scienze politiche di ventitré anni. Entrambi erano imputati per il reato di criminal damage, l’equivalente britannico del danneggiamento.
L’episodio risale al 9 ottobre 2024 e aveva avuto come teatro una delle sale della National Gallery, dove è conservato Maternità, dipinto realizzato da Pablo Picasso nel 1901. Nel corso della protesta i due attivisti avevano collocato sopra il vetro protettivo dell’opera un grande poster raffigurante una madre palestinese con il proprio bambino nella Striscia di Gaza. Si trattava, come ha poi spiegato Youth Demand, di una fotografia stata scattata dal giornalista palestinese Ali Jadallah, fotoreporter per l’agenzia turca Anadolu. La sua didascalia recita: “Una madre tiene in braccio il figlio ferito dopo un attacco israeliano, mentre i raid aerei israeliani continuano per il dodicesimo giorno, all’ospedale Al-Shifa di Gaza City”. Subito dopo avevano versato sul pavimento della galleria vernice rossa a base d’acqua, gridando slogan a sostegno della causa palestinese e chiedendo che il Regno Unito interrompesse i rapporti commerciali con Israele.
Youth Demand è un movimento di azione diretta che chiede al governo britannico di porre fine alle relazioni economiche con Israele e di interrompere inoltre il rilascio di nuove licenze per lo sfruttamento dei combustibili fossili. La protesta alla National Gallery era stata concepita come un’azione simbolica per richiamare l’attenzione sulla guerra nella Striscia di Gaza e sul ruolo del Regno Unito nel conflitto.
Le immagini mostrate durante il processo hanno documentato le diverse fasi dell’azione. Nei filmati si vedono gli addetti alla sicurezza della National Gallery tentare senza successo di allontanare i due manifestanti mentre questi applicano il poster sul vetro che protegge il dipinto di Picasso. Successivamente gli attivisti versano la vernice rossa sul pavimento in legno del museo e continuano a scandire slogan mentre vengono fermati dal personale di sicurezza. In uno dei video acquisiti agli atti del procedimento, riferisce il Telegraph, si sentono i due manifestanti affermare che “il Regno Unito è complice del genocidio” e sostenere che in Palestina “le donne partoriscono senza alcuna assistenza medica”. I due hanno concluso il loro intervento invocando una “rivoluzione democratica”.
Al centro del processo non vi era tuttavia un danno arrecato al dipinto di Picasso: Maternità non ha infatti riportato alcuna conseguenza grazie alla presenza del vetro protettivo installato davanti all’opera. Le contestazioni mosse dall’accusa hanno riguardato invece i danni provocati dalla vernice versata sul pavimento e sugli elementi circostanti della sala. Determinante per la ricostruzione dei fatti è stata la testimonianza di Michael Willie, responsabile della sicurezza e delle strutture della National Gallery. Davanti alla giuria Willie ha spiegato che la vernice si era depositata sul battiscopa in marmo, sui montanti, sulle corde di delimitazione e aveva iniziato a infiltrarsi anche nelle prese elettriche presenti nella sala.
Secondo il responsabile della National Gallery, il problema più serio riguardava la capacità della vernice di penetrare nelle venature del marmo e nei giunti in mastice. Per questo motivo si era reso necessario sostituire integralmente alcune parti del materiale interessato dall’intervento di pulizia. Willie ha tuttavia precisato che, almeno nell’immediato, non si poteva parlare di un evidente caso di danno permanente. Alla domanda dell’accusa sulla gravità del danneggiamento ha infatti risposto che non era possibile affermare che vi fosse fin da subito un deterioramento irreversibile. Nel corso del dibattimento è emerso che la National Gallery ha sostenuto una spesa complessiva di circa 8.000 sterline (circa 9.300 euro) per poter riaprire regolarmente al pubblico già il giorno successivo alla protesta. Una parte consistente di questa cifra non è stata però destinata direttamente alla pulizia della vernice.
La stessa testimonianza di Willie ha infatti chiarito che le sole operazioni di pulizia sono costate 271,59 sterline. Il resto della somma è stato impiegato per ripristinare l’aspetto del pavimento e della sala, in modo da eliminare ogni traccia dell’intervento e consentire una riapertura senza alterazioni estetiche visibili ai visitatori. Gli interventi hanno comportato il lavoro di quattro operatori retribuiti 120 sterline l’ora, impegnati nel ripristino della pavimentazione in legno. In particolare è stato necessario levigare il pavimento e applicare una nuova finitura superficiale, evitando che rimanessero aree con tonalità differenti dovute alle operazioni di pulizia.
Secondo Willie, questi lavori erano indispensabili affinché la galleria si presentasse in condizioni adeguate all’apertura del mattino successivo. La decisione di intervenire sull’intera superficie interessata era motivata dalla necessità di evitare la presenza di “macchie” o differenze cromatiche che sarebbero risultate evidenti al pubblico. Ulteriori 250,28 sterline sono state imputate ai costi sostenuti dalla National Gallery per la gestione dell’emergenza e per le operazioni necessarie alla riapertura degli spazi espositivi.
La difesa dei due imputati ha cercato di contestare proprio l’entità del danno economico: i legali hanno infatti sostenuto che buona parte delle spese derivasse da una scelta di natura estetica della National Gallery, finalizzata a mantenere il museo “in condizioni impeccabili”, piuttosto che da una reale necessità tecnica, e hanno evidenziato come un museo che accoglie ogni giorno migliaia di visitatori debba essere normalmente preparato a gestire piccoli incidenti e operazioni straordinarie di pulizia. A questa osservazione Michael Willie ha replicato che, pur verificandosi occasionalmente sversamenti accidentali, non si era mai trovato ad affrontare un episodio delle dimensioni e delle caratteristiche di quello provocato dalla protesta.
Dopo oltre nove ore di camera di consiglio, la giuria ha respinto le argomentazioni difensive e ha riconosciuto entrambi gli imputati colpevoli del reato contestato. Il giudice David Tomlinson ha disposto la loro scarcerazione su cauzione in attesa della determinazione della pena. La sentenza sarà pronunciata nel mese di settembre. Fino ad allora Jai Halai e Monday-Malachi Rosenfeld rimarranno in libertà provvisoria.
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