Portavoce UE annuncia la revoca del finanziamento alla Biennale per il Padiglione della Russia


Un portavoce della Commissione Europea ha annunciato che verrà revocato il contributo europeo da 2 milioni di euro destinato alla Biennale di Venezia. La decisione a seguito della riapertura del Padiglione Russia. Per Bruxelles, i fondi dell’UE devono sostenere i valori democratici.

L’Unione Europea revocherà il finanziamento da 2 milioni di euro destinato alla Biennale di Venezia per il triennio 2026-2028. L’annuncio è stato dato poche ore fa dal portavoce della Commissione europea, Thomas Regnier, che ha confermato al corrispondente a Bruxelles di European Pravda, quotidiano ucraino dedicato a temi europei, l’interruzione definitiva della sovvenzione comunitaria. La decisione sarebbe stata dunque presa sulla base dell’esito della valutazione giuridica condotta dall’esecutivo europeo e delle raccomandazioni formulate dalla stessa Commissione alla European Education and Culture Executive Agency (EACEA), l’Agenzia esecutiva europea per l’istruzione e la cultura, al termine della procedura avviata nei mesi scorsi in seguito alla riapertura del Padiglione della Federazione Russa all’edizione 2026 della Biennale di Venezia.

“La cultura finanziata con il denaro dei contribuenti europei deve salvaguardare i valori democratici, promuovere il dialogo aperto, la diversità e la libertà di espressione: valori che non sono rispettati nella Russia di oggi”, ha dichiarato Thomas Regnier illustrando le ragioni che hanno portato alla revoca definitiva del finanziamento.

La decisione rappresenta l’ultimo sviluppo di una vicenda iniziata nei mesi precedenti all’apertura della Biennale, quando la scelta della Fondazione di consentire nuovamente la presenza della Russia aveva provocato forti reazioni sia da parte delle istituzioni europee sia del governo ucraino. L’edizione 2026 della Biennale di Venezia si è infatti aperta nel mese di maggio con il ritorno della Russia alla manifestazione per la prima volta dall’invasione dell’Ucraina del 2022. Dopo lo scoppio della guerra, il Padiglione russo non aveva più partecipato alla rassegna veneziana, in un contesto di ampia protesta internazionale nei confronti dell’aggressione militare russa. La decisione di consentire nuovamente la presenza della Federazione Russa, seppure con modalità ridotte rispetto alle edizioni precedenti al conflitto, aveva suscitato immediate contestazioni.

Biennale di Venezia, Padiglione della Russia 2026. Foto: Andrea Avezzù
Biennale di Venezia, Padiglione della Russia 2026. Foto: Andrea Avezzù

La Fondazione La Biennale di Venezia ha sempre difeso la scelta richiamando i principi fondativi dell’istituzione, sostenendo che la Biennale è nata all’insegna dell’apertura, del dialogo e del rifiuto di qualsiasi forma di chiusura o censura. La procedura che, stando all’annuncio di Regnier, porterà alla revoca del finanziamento europeo era stata avviata formalmente dalla Commissione europea dopo alcune dichiarazioni del presidente della Fondazione La Biennale, Pietrangelo Buttafuoco, che aveva confermato la riapertura del Padiglione della Russia nell’edizione 2026.

A seguito di quelle dichiarazioni, l’EACEA aveva inviato una comunicazione ufficiale alla Fondazione prospettando la possibilità di sospendere o revocare il contributo europeo previsto per il periodo 2026-2028. Nella prima fase del procedimento Bruxelles aveva concesso alla Biennale trenta giorni di tempo per modificare la propria posizione oppure per presentare osservazioni e motivazioni ritenute idonee a giustificare la scelta di riaprire il padiglione russo. Contestualmente, la Commissione europea aveva richiesto ulteriori chiarimenti ufficiali circa la reale natura della partecipazione della Russia alla manifestazione, nel tentativo di acquisire tutti gli elementi necessari alla valutazione della vicenda.

Nel frattempo, oltre venti Paesi europei avevano espresso la richiesta di impedire alla Federazione Russa di partecipare alla Biennale di Venezia, rafforzando ulteriormente la pressione politica sulle istituzioni comunitarie e sugli organizzatori della manifestazione. Anche il governo ucraino aveva rivolto un appello diretto alla Fondazione La Biennale, invitandola a riconsiderare la decisione e a mantenere la linea adottata tra il 2022 e il 2024, quando il padiglione russo era rimasto escluso dalla rassegna in seguito all’invasione dell’Ucraina.

Un passaggio importante della vicenda si era registrato l’11 luglio, quando la Commissione europea aveva ufficialmente raccomandato all’EACEA di procedere con la revoca del finanziamento. Ad annunciare quella decisione era stata la vicepresidente esecutiva della Commissione europea, Henna Virkkunen, attraverso un messaggio pubblicato sulla piattaforma X. Nel suo intervento, Virkkunen aveva spiegato che la Commissione aveva concluso la valutazione delle spiegazioni fornite dalla Biennale ritenendo insufficienti le motivazioni addotte dall’istituzione veneziana per giustificare la riapertura del Padiglione Russia.

“La Commissione raccomanda ufficialmente all’EACEA di interrompere il finanziamento da due milioni di euro alla Biennale di Venezia”, aveva scritto Virkkunen. “Ciò fa seguito a un’attenta valutazione delle risposte fornite dalla Biennale per giustificare la riapertura del Padiglione Russia. La cultura in Europa, finanziata con il denaro dei contribuenti, dovrebbe promuovere e salvaguardare i valori democratici. Questi valori non sono rispettati nella Russia di oggi”.

La raccomandazione della Commissione costituiva il naturale sviluppo della procedura iniziata alla fine di aprile, quando l’EACEA aveva formalmente notificato alla Fondazione la possibilità di sospendere o revocare il contributo comunitario. In quella fase il portavoce della Commissione Thomas Regnier aveva precisato che il finanziamento, pur essendo stato assegnato, non era ancora stato materialmente erogato. “Non un singolo euro” era stato versato alla Biennale, aveva sottolineato allora il portavoce europeo. L’assenza di qualsiasi pagamento già effettuato ha consentito quindi all’EACEA di interrompere definitivamente la sovvenzione senza procedere a richieste di restituzione di somme già percepite. Con la decisione resa nota oggi, la raccomandazione formulata dalla Commissione europea è destinata pertanto a diventare operativa.

La decisione conferma inoltre la linea mantenuta dalla Commissione europea nei confronti delle istituzioni culturali che beneficiano di fondi comunitari, e intende riaffermare il principio secondo cui il sostegno economico dell’Unione è strettamente collegato al rispetto dei valori democratici, della libertà di espressione, del dialogo e della diversità che l’Unione considera alla base delle proprie politiche culturali.




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