A 437 anni dal completamento della costruzione, Palazzo Farnese a Roma scrive una nuova pagina della sua lunga storia: si è infatti concluso il cantiere di restauro delle facciate e dei tetti avviato nel 2021 dall’Ambasciata di Francia in Italia e dall’École française de Rome, in collaborazione con la Soprintendenza Speciale per l’Archeologia, le Belle Arti e il Paesaggio di Roma. Un intervento complesso e articolato che ha permesso di riportare alla luce la qualità originaria dei materiali e la ricchezza delle soluzioni architettoniche di uno degli edifici più rappresentativi del Rinascimento romano. La rimozione delle ultime impalcature, in particolare quelle sul lato del Tevere, ha restituito alla città la piena visibilità di un monumento che rappresenta da secoli un punto di incontro tra storia, arte e ricerca.
Palazzo Farnese, sede dell’Ambasciata di Francia in Italia dal 1874 e dell’École française de Rome dal 1875, è stato oggetto di un programma di conservazione che si inserisce nella continuità degli interventi precedenti, dopo il restauro della facciata su piazza Farnese realizzato per i 150 anni di presenza francese nel Palazzo in occasione del Giubileo del 2025 e dopo le opere condotte per il Giubileo del 2000. Il progetto ha richiesto un investimento complessivo di 8,5 milioni di euro, stanziati dal ministero francese dell’Europa e degli Affari Esteri e dal ministero francese dell’Istruzione Superiore e della Ricerca. Una cifra destinata a tutte le spese necessarie per il restauro del complesso monumentale e che testimonia, secondo l’ambasciatrice di Francia in Italia Anne-Marie Descôtes, l’impegno costante nella tutela di un patrimonio che rappresenta anche un simbolo dei valori condivisi tra Francia e Italia. “L’impegno costante a prendersene cura esalta i valori condivisi tra Francia e Italia”, ha sottolineato l’ambasciatrice, ringraziando “il lavoro straordinario di queste donne e di questi uomini, anche essi numerosi, che si sono appassionati alla storia del Palazzo nei minimi dettagli”.
La conclusione dei lavori segna anche l’avvio di una nuova fase dedicata allo studio e all’analisi dei dati raccolti durante l’intervento. Brigitte Marin, direttrice dell’École française de Rome, ha evidenziato il valore scientifico dell’operazione, definendo il restauro un’occasione per riscoprire e approfondire la conoscenza di un monumento emblematico: “Siamo lieti di celebrare la conclusione di questo lungo cantiere e grati per l’occasione che ci è stata offerta: quella di riscoprire e studiare nuovamente questo monumento emblematico, approfondendone la conoscenza”. Con la fine del cantiere, l’École française de Rome continuerà quindi il proprio lavoro di ricerca sull’edificio che la ospita da oltre centocinquant’anni, analizzando i numerosi dati raccolti per aggiornare le conoscenze sulle modalità di costruzione e conservazione di Palazzo Farnese.
Il valore eccezionale dell’intervento è legato anche alla storia architettonica del Palazzo, che porta la firma di quattro protagonisti assoluti dell’architettura italiana: Antonio da Sangallo, Michelangelo, Vignola e Giacomo Della Porta. Come ha spiegato Daniela Porro, Soprintendente Speciale di Roma, si tratta di “un poker di assi dell’architettura italiana che, a cavallo tra rinascimento e barocco, ha firmato le splendide facciate di Palazzo Farnese”.
Proprio la presenza di interventi e stratificazioni riconducibili a epoche e progettisti diversi ha reso il restauro particolarmente delicato. “La sua riuscita si deve alla felice collaborazione di enti diversi, italiani e francesi, e alla preziosa presenza di un comitato scientifico di esperti internazionali”, ha spiegato Porro, ricordando il ruolo della Soprintendenza Speciale di Roma, che con gli architetti Antonella Neri prima e Oliva Muratore successivamente ha seguito tutte le fasi del lavoro.
L’intervento ha consentito di restituire alla città “un capolavoro universale dell’architettura”, valorizzando materiali, decorazioni e caratteristiche costruttive che raccontano oltre quattro secoli di storia. Le scelte adottate nel corso del cantiere hanno seguito i principi italiani del restauro dei monumenti storici, considerando il materiale come una fonte primaria di conoscenza da conservare e proteggere. L’approccio adottato ha unito quindi esigenze conservative e attenzione ambientale, attraverso soluzioni come l’isolamento termico del sottotetto con l’utilizzo del sughero, il riutilizzo delle tegole romane esistenti, l’approvvigionamento regionale dei materiali, la realizzazione di nuovi telai per finestre in legno con caratteristiche di comfort termico e l’impiego di materiali naturali tradizionali per il restauro delle facciate.
Il cantiere, iniziato nel 2021 e sviluppato nell’arco di cinque anni, si è articolato in quattro fasi successive. La prima ha riguardato il restauro della facciata su via dei Farnesi, il tetto e il rifacimento degli infissi. La seconda fase ha interessato la facciata su via del Mascherone, con il relativo intervento sulla copertura e sulle finestre. La terza ha coinvolto la facciata principale affacciata su piazza Farnese, con la manutenzione della superficie e il restauro del tetto, oltre alla revisione degli infissi. L’ultima fase ha riguardato il muro del giardino e il tetto sul lato del Tevere, insieme alla manutenzione e al rifacimento degli elementi lignei.
L’operazione ha coinvolto un ampio insieme di professionalità appartenenti ai settori amministrativo, finanziario, tecnico, artistico e logistico. Un vero mosaico di competenze unite dall’obiettivo comune di trasmettere alle generazioni future un patrimonio storico di straordinario valore. In particolare, l’esecuzione dei lavori ha coinvolto quattro principali lotti tecnici: le installazioni di cantiere, i ponteggi e le opere murarie affidate all’impresa Ceccaranelli; la carpenteria curata dall’impresa Lares; le coperture realizzate ancora da Ceccaranelli; la falegnameria affidata all’impresa Picalarga.
Gli interventi finali hanno portato risultati significativi. Il rilievo e il restauro conservativo del muro di cinta hanno restituito leggibilità e durata a un elemento fondamentale del complesso, ricco di testimonianze archeologiche legate alla storia del sito, alla costruzione e alle manutenzioni successive. Sono state individuate tracce di antiche porte carraie, finestre e porte oggi murate, rinforzi moderni nella parte superiore del muro e numerosi interventi di consolidamento realizzati nel corso del tempo. È stato inoltre restaurato lo stemma del gran cardinale Alessandro Farnese, posto in corrispondenza con quello di papa Paolo III in piazza Farnese, restituendone la leggibilità sulla facciata. La sostituzione e revisione delle finestre, insieme agli interventi puntuali sulle murature, garantiranno una migliore protezione delle superfici dalle intemperie.
Durante tutte le fasi del cantiere sono state eseguite operazioni di pulizia e consolidamento dei paramenti murari, oltre alla revisione delle strutture e delle coperture realizzate con tegole antiche. Particolare attenzione è stata dedicata alle opere di falegnameria, sostituite e revisionate in continuità con gli interventi realizzati negli anni Duemila sulle facciate di piazza Farnese e via Giulia. Il lavoro ha ripreso anche il disegno originale di una finestra dipinta situata all’angolo della facciata su piazza Farnese.
Il restauro del travertino e dei paramenti in mattoni è proceduto parallelamente al ripristino delle coperture in tegole “alla romana”. Le operazioni di pulitura hanno permesso di riscoprire materiali di qualità eccezionale e in ottimo stato di conservazione. Gli elementi in muratura sono stati mantenuti, mentre ornamenti e giochi cromatici delle facciate hanno recuperato leggibilità grazie alla valorizzazione del travertino, dei mattoni ocra e dei mattoni rossi.
Il cantiere non ha rappresentato soltanto un intervento di conservazione, ma anche un’importante occasione di ricerca scientifica. Attraverso rilievi, carotaggi e prelievi destinati all’analisi della composizione dei materiali sono stati raccolti dati che contribuiranno a una maggiore comprensione della storia costruttiva e conservativa del Palazzo.
Il progetto di restauro delle facciate e dei tetti era nato già nel 2017, quando l’Ambasciata di Francia e l’École française de Rome avevano avviato il percorso progettuale attraverso un dialogo costante con le amministrazioni locali. La committenza dei lavori è stata rappresentata dal Service des travaux et bâtiments français en Italie (STBI), diretto da Matthieu Bourez, mentre la direzione dei lavori è stata affidata all’agenzia di Pierre-Antoine Gatier, progettista, Capo Architetto dei Monumenti Storici e Ispettore generale dei Monumenti Storici.
Per garantire la correttezza delle strategie di restauro è stato istituito un comitato scientifico composto da esperti francesi e italiani, riunitosi più volte dalle fasi di progettazione del 2018 fino al completamento dei lavori nel giugno 2026. Il monitoraggio scientifico dell’intervento è stato seguito dalla Soprintendenza Speciale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Roma.
La collaborazione franco-italiana si è concretizzata in ogni fase dell’operazione: dalla committenza composta da Ambasciata, École française de Rome e STBI alla Soprintendenza, dalla direzione lavori al responsabile del cantiere, fino alle imprese italiane specializzate nel restauro e agli esperti dei comitati scientifici e tecnici.
Le facciate in pietra e mattoni di Palazzo Farnese raccontano una storia iniziata nel XVI secolo. Nel 1513 Antonio da Sangallo avviò il cantiere della facciata principale, quando il palazzo era già occupato dal proprietario, il cardinale Alessandro Farnese. Dopo la morte del primo architetto, nel 1546, subentrò Michelangelo, che proseguì i lavori realizzando il celebre cornicione, modificando la grande finestra della facciata principale e completando il secondo piano del cortile interno.
Dal 1550 il Vignola partecipò alla costruzione della facciata su via del Mascherone. Nel 1573 Giacomo Della Porta intraprese invece la realizzazione dell’ala posteriore, completando nel 1589 la facciata rivolta verso il Tevere.
La costruzione delle facciate si protrasse quindi per tutto il XVI secolo, lasciando un’eredità architettonica unica. Accanto ai nomi degli architetti sono presenti anche i simboli degli abitanti che hanno segnato la storia del Palazzo: i festoni, le palme e la quercia di papa Alessandro VII Chigi; le spighe di grano della dinastia dei Vasa, alla quale apparteneva Cristina di Svezia, ospite del Palazzo; e naturalmente il giglio dei Farnese.
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