Giovedì 10 settembre, alle ore 12:15, la Basilica di San Nicola a Tolentino (Macerata) riaprirà ufficialmente al pubblico il Cappellone, al termine dei lavori di restauro resi necessari dal sisma del 2026. Sono infatti terminati gli interventi di consolidamento e restauro che per diversi mesi hanno interessato il capolavoro trecentesco di scuola giottesco-riminese, il quale, dopo essere stato messo in sicurezza, non era più pienamente accessibile da parte di fedeli e turisti da circa un decennio.
Alla cerimonia di riapertura prenderanno parte diverse autorità civili e religiose: il sindaco di Tolentino Mauro Sclavi, padre Massimo Giustozzo, priore della Comunità Agostiniana di San Nicola, monsignor Nazzareno Marconi, vescovo di Macerata e Tolentino, Guido Castelli, commissario straordinario per il sisma del 2016, padre Gabriele Pedicino, padre provinciale degli Agostiniani, e Francesco Acquaroli, presidente della Regione Marche. Dopo i saluti istituzionali sono previsti gli interventi tecnici di Ilaria Persico, direttore dei lavori, e di Katiuscia Faraoni, responsabile unico del procedimento per i lavori pubblici del Comune di Tolentino. A chiudere l’incontro sarà la lectio di Marta Paraventi, docente di Storia dell’Arte Medioevale all’Accademia di Belle Arti di Macerata e assessore alla Cultura del Comune di Ancona, dal titolo “Il Medioevo ritrovato. Il Cappellone di San Nicola torna a parlare”.
Il Cappellone di San Nicola custodisce un pregevole ciclo di affreschi trecenteschi caratterizzato da colori intensi su fondo blu, con le raffigurazioni dei quattro Evangelisti, ciascuno accompagnato da uno dei Dottori della Chiesa, insieme a scene dedicate alla vita della Madonna, di Gesù e dello stesso San Nicola da Tolentino. L’intero apparato decorativo trova il proprio culmine nella scena della crocifissione di Cristo, che si trova esattamente sopra un piccolo altare marmoreo collocato al di sotto della raffigurazione dipinta. Il ciclo è considerato tra i più importanti esempi di pittura murale trecentesca giunti fino a noi.
Per quanto riguarda la datazione dell’opera, se in un primo momento si riteneva che gli affreschi fossero stati realizzati dopo il 1325, anno di avvio del processo di canonizzazione del santo, oggi la loro esecuzione viene collocata nei primi vent’anni del Trecento. Il processo di canonizzazione di san Nicola da Tolentino, infatti, fu sospeso per un lungo periodo e la santificazione avvenne solo nel 1446, circostanza che rende poco plausibile la realizzazione della decorazione in una fase di incertezza sulla santità del personaggio raffigurato. Appare più probabile, secondo la maggior parte degli studiosi, che il ciclo sia stato realizzato dopo la morte del santo, avvenuta nel 1305, sull’onda dell’entusiasmo suscitato dai miracoli che gli venivano progressivamente attribuiti, tra cui il celebre Miracolo della Nave, raffigurato con grande maestria e dinamismo sulle pareti dell’ambiente. La memoria della lezione giottesca riaffiora in particolare in alcuni riquadri, dove compaiono figure viste di spalle, impiegate per conferire dinamicità alla composizione, oppure elementi circolari utilizzati nel tentativo di restituire la tridimensionalità dello spazio.
L’intero ciclo pittorico è stato attribuito alla scuola riminese fin dal 1905: risulta infatti evidente come l’intero progetto sia stato concepito da un’unica mente e successivamente realizzato da un ampio numero di collaboratori, secondo la logica organizzativa di una bottega. La qualità delle diverse scene appare piuttosto disomogenea, passando da esiti di altissimo livello a raffigurazioni di qualità più modesta, soprattutto nel registro più basso dedicato alle scene della vita di san Nicola, riconducibili a collaboratori meno esperti. In seguito al recente intervento di restauro, l’attribuzione si è orientata con maggiore sicurezza verso la bottega di Pietro da Rimini, sebbene la tradizione continui ad attribuire il ciclo a un non meglio identificato Maestro da Tolentino.
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