Biografie d'arte: Frida e Frida

Cineart

2011, Terza puntata

Il primo articolo di Chiara ci fa conoscere una grande artista del Novecento, Frida Kahlo, e ce la presenta attraverso un famoso film del 2002, intitolato semplicemente Frida e diretto da Julie Taymor, con Salma Hayek a rivestire i ruoli della pittrice messicana. Il film offre una buona occasione per approfondire la biografia dell'artista e per iniziare a conoscere la sua arte.

Tra i film biografici che non scadono nella banalità e ci regalano raffinati ritratti d'artista c'è Frida (regia di Julie Taymor, 2002) dedicato a Frida Kahlo (1907-1954).
La vita movimentata della pittrice messicana si presta bene ad una versione cinematografica: un incidente la costrinse fin da giovane a innumerevoli operazioni, ma la sua determinazione e i suoi contatti con personaggi della scena artistica e politica la portarono ad affermarsi come pittrice dallo stile personalissimo.
Caratteristici della sua produzione sono gli autoritratti ai quali si avvicinò durante le fasi d'immobilità grazie ad uno specchio montato nel suo letto a baldacchino. Ma, come mostra bene il film, sebbene le sue folte sopracciglia e i suoi vestiti colorati siano negli occhi di chi conosce anche vagamente la sua pittura, Frida Kahlo non è solo questo.

Mettere in scena la sua vita vuol dire gettare uno sguardo sul fervente clima culturale messicano negli anni '20, tra le serate a casa della fotografa Tina Modotti e il programma di divulgazione della cultura che promosse la pittura murale come veicolo di messaggi sociali fruibili da tutti, screditando la pittura da cavalletto come passatempo borghese. La regista è attenta a queste tematiche, così come al ruolo dell'ideologia comunista nell'arte del periodo. Trova spazio infatti il bellicoso rapporto tra i muralisti Rivera (trotskista) e Siqueiros (stalinista) le cui divergenze artistiche avevano, appunto, una base politica.

Nel film la presenza artistica di Rivera è inizialmente preponderante rispetto a quella di Frida, sempre fedele alla pittura su tela. Lo vediamo al lavoro nella Scuola Nazionale Preparatoria di Città del Messico (banco di prova per la pittura murale nel 1923, nonché istituto frequentato dalla Kahlo), nel Ministero dell'Educazione Pubblica e, dopo il matrimonio con la stessa Frida, ne L'uomo all'incrocio per il Rockfeller Center di New York (1933). Negli USA i ricchi mecenati apprezzavano molto i muralisti messicani, nonostante le idee politiche. Il programma messicano sull'arte fece infatti da modello per il Federal Art Project varato da Roosevelt nell'ambito del New Deal, volto ad assumere una serie di artisti come lavoratori salariati commissionando loro opere per la collettività (tra cui anche murales) che trattassero temi sociali e americani.

La vicenda statunitense di Rivera nel film è circoscritta quasi solo al caso Rockfeller e all'inserimento del volto di Lenin nel suddetto affresco. L'estremismo del gesto scatenò sia l'entusiasmo dei realisti americani simpatizzanti per l'URSS, sia la dura reazione della famiglia Rockfeller che fece distruggere l'opera.
Frida, dal canto suo, visse negli USA l'esperienza dell'aborto spontaneo che condizionò alcune opere successive (tra quelle citate nel film, Ospedale Henry Ford, 1932). Nella resa cinematografica della parentesi americana compaiono anche una serie di inquadrature che citano quadri da lei dipinti più avanti, come a fissarne le fonti d'ispirazione. Così vediamo Ciò che l'acqua mi ha dato (1938) nell'immagine dei suoi piedi nella vasca da bagno e Il mio vestito è appeso là (1933) nell'inquadratura di un suo abito colorato appeso sotto la neve.

Nel film quest'esperienza fa da spartiacque. Il ritorno in Messico della coppia lascia in secondo piano l'arte di Rivera (i due divorziarono pur continuando ad essere presenti nelle rispettive vite fino ad un secondo matrimonio) per concentrarsi su Frida come artista e donna. La pittrice visse in questa fase una relazione con Trotsky durante il suo esilio messicano e riuscì ad esporre a Parigi nel 1939 grazie a Breton che considerava alcuni suoi dipinti molto vicini al surrealismo per le loro atmosfere oniriche e i dettagli enigmatici. Nonostante questo la Kahlo volle restare libera da etichette, affermando di dipingere soltanto la realtà delle sue esperienze. Gli ultimi anni della sua vita sono infine condensati nel suo stato di salute sempre più precario, nel riavvicinamento con Rivera e nella personale del 1953 a Città del Messico.

Nel film le opere di Frida sono citate in tre modi diversi. Il primo, usato soprattutto per le opere giovanili, è la rappresentazione di alcune tele in fase di realizzazione, mentre il secondo, già citato, è l'inquadratura relativa alla fonte d'ispirazione. Il terzo invece consta di animazioni in cui le figure, svincolate dal contesto della tela, “prendono vita” ricalcando il flusso del processo creativo. Tra i diversi dipinti animati ci sono Autoritratto con i capelli tagliati (1940), Le due Frida (1939), La colonna spezzata (1944) e Il Sogno (1940) utilizzato delicatamente in chiusura per rappresentare il trapasso dell'artista.

“Frida” ha ricevuto molti riconoscimenti ed è stato giudicato un risultato cinematografico veritiero, anche perché supportato da fonti vicine alla pittrice. È un film scorrevole e, avendo differenti piani di lettura, è accessibile a chiunque. L'opera di Frida Kahlo al momento si trova in parte negli USA, ma soprattutto in Messico tra la sua casa di Coyoacàn adibita a museo, altri musei della capitale, istituti e collezioni private.

Chiara Zucchellini