Kengo Kuma ad Assisi: un nido per dialogare con san Francesco. “È di aiuto nel tempo in cui viviamo”


Ad Assisi, accanto alla Porziuncola, è nato The Nest of Saint Francis, un padiglione progettato dall’architetto giapponese Kengo Kuma per favorire l’ascolto e il dialogo. Un’opera in salice che riflette sulla natura, sulla spiritualità e sul futuro dell’architettura. In questo articolo di Marta Santacatterina, Kuma ci ha raccontato la sua idea.

Nella notte del 4 ottobre 1226, Francesco di Assisi, circondato dai confratelli, esalò il suo ultimo respiro; da tempo malato ed estremamente debilitato, si trovava nell’infermeria adiacente alla Porziuncola, uno dei luoghi che lo videro protagonista di un’autentica rivoluzione spirituale nell’ambito del Cristianesimo. Come è noto, attorno a quella minuscola cappella che conteneva solo il Crocifisso bizantino, oggi conservato alla basilica di Santa Chiara, tra il 1569 e il 1679 fu costruita la grandiosa chiesa di Santa Maria degli Angeli che ancora oggi è meta di pellegrini, fedeli e semplici visitatori incuriositi da quell’unicum architettonico presso il quale germogliò l’ordine francescano. Dallo scorso 15 settembre in un’area verde del convento è però spuntata una costruzione che non ha nulla a che fare con le architetture medievali né con quelle tardo rinascimentali e barocche: si tratta di un’opera di Kengo Kuma, architetto giapponese classe 1954 che ha voluto rendere omaggio al “Poverello di Assisi” donando un padiglione dedicato all’ascolto e al dialogo con i frati e pensato per accogliere non solo i fedeli ma chiunque desideri confidarsi con i religiosi. Insomma, una sorta di confessionale laico progettato all’insegna dell’incontro e della condivisione.

L’iniziativa si colloca nel contesto delle celebrazioni per gli ottocento anni dalla morte di san Francesco ed è stata promossa dalla Fondazione San Francesco di Assisi ETS, curata da YACademy (che per l’inaugurazione ha organizzato anche il convegno “Architecture for Dialogue”, cui ha partecipato lo stesso Kuma) e realizzata in collaborazione con Cesare Roversi Arredamenti. YACademy, centro di formazione post-laurea per architetti, è stata in particolare chiamato a individuare, per conto dei frati, un progettista capace di entrare in sintonia con i valori francescani e Kengo Kuma, grazie alla sua ricerca sul rapporto tra natura, materia e dimensione spirituale, nonché ai numerosi padiglioni già progettati in Italia (ad esempio il Kodama Pavilion ad Arte Sella in Trentino e il Dynamo Pavilion all’Oasy Contemporary Art in provincia di Pistoia) è risultato essere la figura più adatta.

The Nest of Saint Francis (così si intitola l’opera) si innalza oggi su un prato verdissimo e sembra davvero un nido rivestito da una trama di sottili rametti di salice, un materiale flessibile, leggero ma forte, da cui peraltro emana un odore caratteristico, erbaceo e leggermente amaro; le punte dei fuscelli sono inoltre lasciate libere, donando alla struttura un aspetto simpaticamente “spettinato” e spontaneo. Aperta su un solo lato, la struttura punta verso l’alto (quindi verso una dimensione spirituale) e prevede un oculo sulla sommità per far entrare la luce zenitale. Oltre all’idea del nido, durante la conferenza tenutasi nella sala del Refetorietto di Santa Maria degli Angeli, Kuma ha dichiarato di essersi ispirato anche alle tea house giapponesi, anch’esse luoghi di incontro e di meditazione, mentre tra gli obiettivi del progetto non è mancato quello di manifestare un senso di rispetto e gratitudine per la figura di san Francesco e per la sua visione fortemente connessa con la natura, intesa come la base della nostra vita.

The Nest of St. Francis. Foto: Kengo Kuma & Associates
The Nest of St. Francis. Foto: Kengo Kuma & Associates
The Nest of St. Francis. Foto: Kengo Kuma & Associates
The Nest of St. Francis. Foto: Kengo Kuma & Associates
The Nest of St. Francis. Foto: Kengo Kuma & Associates
The Nest of St. Francis. Foto: Kengo Kuma & Associates
The Nest of St. Francis. Foto: Kengo Kuma & Associates
The Nest of St. Francis. Foto: Kengo Kuma & Associates

Proprio sul tappeto erboso che accoglie il padiglione, abbiamo avuto l’opportunità di intervistare Kengo Kuma, che ci ha svelato alcuni aspetti peculiari del suo lavoro e del suo rapporto con l’Italia e con i francescani. “Nel nostro studio”, ci ha raccontato, “abbiamo sviluppato una forte simpatia per san Francesco, per il suo amore per la natura e per il suo costante dialogo con il Creato. Pensiamo che questi aspetti siano molto d’aiuto, nel tempo in cui viviamo, per disegnare gli edifici, dal momento che la crisi ambientale che colpisce il pianeta ha effetti anche su come ci si approccia all’architettura contemporanea. Volevamo quindi mostrare il nostro rispetto per Francesco d’Assisi, cercando di rappresentare nel padiglione la relazione con il santo e con il luogo specifico in cui sorge la nuova struttura”.

Kengo Kuma, come si è già accennato, progetta di frequente delle installazioni di piccola dimensione. Ad esempio, per la Design Week di Milano del 2007, ha messo a punto Cidori, opera da cui emerge tutta la bellezza dei materiali naturali, tanto da sembrare quasi un angolo di foresta in pieno centro cittadino, racconta l’architetto durante la sua presentazione: “Per costruire quest’installazione abbiamo impiegato tecniche di falegnameria tradizionale giapponese e non sono stati usati né elementi metallici né colle: la struttura si sostiene solo grazie agli incastri dei listelli di legno. Dopo aver realizzato il padiglione a Milano, abbiamo usato lo stesso sistema per costruire un edificio alto 10 metri, sempre senza colla”. Al contrario di quanto si potrebbe pensare, sottolinea l’architetto, la vita del legno può essere molto lunga e il materiale è quindi adatto anche per costruire edifici, non solo opere piccole e temporanee. Abbiamo quindi chiesto direttamente a Kuma che ruolo riveste il modello del padiglione nella sua ricerca architettonica: “Penso che il padiglione sia il punto di partenza di ogni progetto architettonico. In questo tipo di struttura possiamo testare i materiali e lo spirito di collaborazione di chi ha le competenze per costruirla; credo quindi che rappresenti un modo per mettere a punto una determinata idea in scala più grande”.

A proposito delle installazioni che si pongono in stretto dialogo con l’ambiente naturale, Kuma ci ha rivelato che gli habitat naturali italiani sono luoghi ideali. Lo dimostra in primis il Kodama Pavilion costruito nel 2018 ad Arte Sella e che ha previsto un complesso sistema di incastri reso possibile grazie all’abilità dei falegnami italiani che hanno tagliato il legno e lo hanno assemblato, anche in questo caso senza usare collanti o metalli. La struttura sferica, alta 4 metri, è in larice massello e, come si legge sul sito di Kengo Kuma & Associates, “Si tratta di un esperimento che riguarda un nuovo modo ‘democratico’ di costruire e che dimostra come sia possibile realizzare un grande spazio, arioso e rilassato, affidandosi esclusivamente al lavoro delle mani dell’uomo e a piccoli componenti modulari”. Sempre ad Arte Sella nel 2022 è stato installato, dopo una sua esposizione nel chiostro dell’Università Statale di Milano, Bamboo Ring, un’opera in bambù e fibra di carbonio, combinazione che lo rende molto resistente, garantisce il progettista; lo stesso concetto è insito in un’ulteriore installazione che, nel 2019, ha campeggiato all’esterno del Victoria&Albert Museum di Londra.

Kodama Pavilion. Foto: Kengo Kuma & Associates
Kodama Pavilion. Foto: Kengo Kuma & Associates
Dynamo Pavilion. Foto: Kengo Kuma & Associates
Dynamo Pavilion. Foto: Kengo Kuma & Associates

Tra le opere più recenti, durante la conferenza di Assisi Kuma ha menzionato pure il Dynamo Pavilion del 2025: “Sorge nella foresta di castagni, con cui si fonde senza tagliare la relazione con gli alberi. La magia scaturisce dal mix di metallo e di legno che dà vita a un effetto trasparente e a una sensazione fluttuante ottenuti grazie a una tecnica molto speciale di intreccio; la struttura è quindi completamente diversa rispetto ai padiglioni di cemento. Volevamo infatti comunicare un senso di armonia e di fusione con il luogo”. In questo caso la scelta dei materiali è ricaduta sulle strisce di acciaio corten che, intrecciate, formano una maglia rinforzata con fibra di carbonio, così da ridurre al minimo lo spessore dei componenti e accentuare la leggerezza visiva dell’installazione.

Tra i riferimenti fondamentali su cui si basano i progetti di Kengo Kuma spicca la tradizione architettonica giapponese che viene reinterpretata in chiave contemporanea, generalmente impiegando materiali semplici e naturali, dal legno alla pietra. Abbiamo allora chiesto al progettista come riesce a conciliare questa sua pratica con il contesto occidentale, nel quale lui e il suo studio sono molto attivi: “In Italia ho lavorato per molti piccoli progetti e i padiglioni già citati sono il risultato di una bella collaborazione. In Italia, infatti, la competenza artigianale nella lavorazione del legno è molto alta, alla pari del Giappone; è un tratto comune a entrambi i paesi e attivando questo tipo di progetti vogliamo anche valorizzare l’artigianalità dell’opera. Si tratta di iniziative che riescono a creare un legame profondo tra oriente e occidente”.

Lo studio di Kuma, oltre a progettare edifici a uso civile e commerciale, è molto attivo nella progettazione di spazi museali, a destinazione culturale e anche religiosa, come dimostrano le architetture presentate alla platea del convegno di Assisi. A Nakagawa lo spazio espositivo dedicato all’artista di ukiyo-e Hiroshige si ispira alla configurazione spaziale delle sue xilografie e il progetto tenta di dare vita a uno spazio tridimensionale capace di esprimere la sovrapposizione delle diverse matrici. “Il museo sorge appena dietro la foresta e crea un dialogo con essa e con la montagna. Abbiamo utilizzato materiali locali, soprattutto legno di cedro proveniente dal bosco. L’edificio può essere attraversato per arrivare alla foresta, e anche in questo caso possiamo richiamare la continua connessione con la natura che perseguiva anche san Francesco”. In Scozia, prendendo ispirazione dalle scogliere delle isole Orcadi, Kuma nel 2018 ha portato a compimento il V&A Dundee, il primo museo dedicato al design in quel Paese, nonché il primo Victoria and Albert Museum fuori Londra. “Abbiamo spinto l’edificio verso il fiume Tay e dialogato con la collina. Negli interni si può percepire il profumo del legno che rende gli spazi più accoglienti: il nostro obiettivo infatti è stato creare un salotto per la città, un luogo dove rilassarsi all’interno del museo”, racconta l’architetto, che come si è già accennato ha progettato anche edifici o strutture religiose. Ad Angers, ad esempio, un nartece contemporaneo protegge la facciata gotica della cattedrale e le sculture del portale risalente al XII secolo. A Taiwan, invece, tra grattacieli e strutture ultramoderne Kuma ha costruito la cappella CMP Liuyuan con materiali naturali che sembrano innestare la natura nel contesto prevalentemente “minerale” della metropoli.

Great Bamboo Wall. Foto: Satoshi Asakawa
Great Bamboo Wall. Foto: Satoshi Asakawa
Great Bamboo Wall. Foto: Satoshi Asakawa
Great Bamboo Wall. Foto: Satoshi Asakawa
Cattedrale di Angers. Foto: Kengo Kuma & Associates / l’autre image e Arts des Villes Et des Champs
Cattedrale di Angers. Foto: Kengo Kuma & Associates / l’autre image e Arts des Villes Et des Champs
V&A Dundee. Foto: Fraser McLean
V&A Dundee. Foto: Fraser McLean
Nakagawa-machi Bato Hiroshige Museum of Art. Foto: Mitsumasa Fujitsuka
Nakagawa-machi Bato Hiroshige Museum of Art. Foto: Mitsumasa Fujitsuka

Nel corso della sua carriera il celebre architetto giapponese si è cimentato anche nell’allestimento di alcune mostre d’arte. Ricordiamo in particolare il progetto per Van Gogh. L’uomo e la terra tenutasi a Palazzo Reale di Milano tra il 2014 e il 2015: “Anche l’arte di Van Gogh si basa su un dialogo con la natura. Il pittore lo esprime nel modo in cui usa i colori e nella materialità della pennellata e tutto ciò può diventare un forte suggerimento per un progetto architettonico. Questa è la ragione per cui mi sono misurato con l’allestimento della mostra su Van Gogh. Penso tra l’altro che ci siano molteplici analogie tra il mio lavoro e quello del pittore olandese”.

Nei tempi in cui viviamo una disciplina come l’architettura, infine, dovrebbe mettere sempre al centro delle sue riflessioni il cambiamento climatico, visto che costruire nuovi edifici significa spesso consumare prezioso suolo. Kengo Kuma è convinto che si possa giungere a una maggiore armonia tra natura e architettura e che quest’ultima possa essere progettata tenendo in considerazione i sempre più evidenti e preoccupanti effetti del riscaldamento del pianeta: “Nel XX secolo”, dice l’architetto, “costruire nuovi edifici e sempre più grandi era una necessità, mentre ora, a causa del global warming, è indispensabile impegnarsi per ridurre l’impatto energetico e la carbon footprint, che sono fattori cruciali nella progettazione architettonica. Per trovare una soluzione, nel nostro studio abbiamo pensato di usare il legno, perché è un materiale che preserva il carbonio, abbassa l’inquinamento negli edifici e inoltre gli alberi possono attivare un processo di rigenerazione della natura che consideriamo essenziale. L’architettura dovrebbe quindi essere orgogliosa di facilitare la rigenerazione della natura e dovrebbe sempre inserirsi all’interno di questo processo. I nostri progetti vorrebbero quindi porsi come dei modelli per una nuova concezione dell’architettura”.



Marta Santacatterina

L'autrice di questo articolo: Marta Santacatterina

Marta Santacatterina (Schio, 1974, vive e lavora a Parma) ha conseguito nel 2007 il Dottorato di ricerca in Storia dell’Arte, con indirizzo medievale, all’Università di Parma. È iscritta all’Ordine dei giornalisti dal 2016 e attualmente collabora con diverse riviste specializzate in arte e cultura, privilegiando le epoche antica e moderna. Ha svolto e svolge ancora incarichi di coordinamento per diversi magazine e si occupa inoltre di approfondimenti e inchieste relativi alle tematiche del food e della sostenibilità.



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