Tutta la storia di Alberto Burri in una grande retrospettiva, dai Catrami ai Cellotex, a Venezia


Dal 10 maggio al 28 luglio 2019, Alberto Burri sarà protagonista di una grande retrospettiva a Venezia che ne ripercorre tutta la carriera.

Alberto Burri (Città di Castello, 1915 - Nizza, 1995) sarà il protagonista, dal 10 maggio al 28 luglio 2019, della mostra BURRI la pittura, irriducibile presenza, una retrospettiva organizzata a Venezia dalla Fondazione Giorgio Cini e dalla Fondazione Burri in collaborazione con Tornabuoni Art e Paola Sapone MCIA. Dai rarissimi Catrami (1948) agli ultimi e monumentali Cellotex (1994), BURRI la pittura, irriducibile presenza con circa 50 opere provenienti da importanti musei italiani e stranieri, dalla Fondazione Burri e da prestigiose collezioni private, ricostruisce nella sua interezza la parabola storica di uno dei più grandi protagonisti dell’arte italiana ed europea del XX secolo e riporta Burri a Venezia dopo la memorabile personale che nel 1983 vide protagoniste 18 opere del ciclo Sestante nel suggestivo edificio degli ex Cantieri Navali alla Giudecca, segnando una tappa fondamentale nella carriera dell’artista

Curata da Bruno Corà, presidente della Fondazione Burri, la mostra si terrà dal 10 maggio al 28 luglio all’isola di San Giorgio Maggiore a Venezia e  ripercorrerà cronologicamente le più significative tappe del percorso del Maestro della “materia” esponendo molti dei suoi più importanti capolavori: dai rarissimi Catrami (1948) alle Muffe (1948), dagli iconici Sacchi (1949-50), ai Gobbi (1950), passando per le Combustioni (1953), i Legni (1955), i Ferri (1958), le contorte Plastiche (1960) e l’evoluzione straordinaria dei Cretti (1970), fino ad arrivare ai Cellotex, realizzati fino a metà degli anni Novanta.
Scopo della mostra, il cui titolo si rifà alla celebre definizione data dallo stesso artista alla sua opera e alla difficoltà di tradurla in parole, è quello di offrire una lettura penetrante del modo in cui questo pioniere della nuova pittura del secondo Novecento ha affrontato il tema centrale del suo tempo: quello dell’utilizzo e della trasformazione della materia in opera d’arte.

“Dopo un quarto di secolo dalla sua scomparsa, avvenuta nel 1995, la mostra pone in evidenza la trasformazione recata da Burri nell’arte del XX secolo”, spiega Corà. “Non è improprio paragonare l’innovazione linguistica introdotta da Burri con la ‘presentazione’ sistematica della materia reale al posto della mimesi rappresentativa, alla rivoluzione giottesca compiuta nel sostituire ai cieli d’oro della pittura medioevale il celeste che si poteva osservare in natura. In entrambe le innovazioni veniva introdotto il ‘vero’ nella pittura al posto della finzione imitativa di esso. Lo shock prodotto da Burri negli anni dell’immediato dopoguerra si può misurare solo con l’effetto ottenuto in tutto l’arco di esperienze artistiche da lui influenzate: dal New Dada di Rauschenberg, Jonhs e Dine, al Nouveau Réalisme di Klein, César, Arman e Rotella, dall’Arte Povera di Pistoletto, Kounellis, Pascali e Calzolari all’arte processuale e fino al neominimalismo a base monocroma”.

Completano la mostra una sezione documentaria multimediale dell’intera attività dell’artista, che comprende anche alcuni rari film che lo ritraggono in azione, il catalogo bilingue (italiano-inglese), introdotto da un saggio critico del curatore Bruno Corà, e di Luca Massimo Barbero, Direttore dell’Istituto di Storia dell’Arte della Fondazione Giorgio Cini, che conterrà il repertorio di tutte le immagini delle opere e offrirà così rinnovati strumenti di conoscenza del lavoro e del profilo dell’artista stesso, anche grazie a una sezione bibliografica interamente aggiornata. L’allestimento è realizzato da Archea Associati. Per tutte le info è possibile visitare il sito della Fondazione Cini.

Nell’immagine: Alberto Burri: Rosso Plastica M3 (1961; plastica, combustione su tela)

Tutta la storia di Alberto Burri in una grande retrospettiva, dai Catrami ai Cellotex, a Venezia
Tutta la storia di Alberto Burri in una grande retrospettiva, dai Catrami ai Cellotex, a Venezia


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