Antonio Fontanesi, uno dei grandi dell’Ottocento italiano ed europeo, torna in Giappone centocinquant’anni dopo il suo trasferimento a Tokyo, dove andò a insegnare alla locale Scuola tecnica di Belle Arti. La Fondazione Torino Musei dedica infatti una mostra ad Antonio Fontanesi (Reggio Emilia, 1818 – Torino, 1882), che fu anche una figura centrale nello sviluppo della moderna pittura giapponese. Attraverso la GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino, l’istituzione porterà tra il 2026 e il 2027 una grande mostra itinerante in tre tra i principali musei del Giappone, anche per consolidare il dialogo culturale tra i due Paesi in occasione delle celebrazioni per il 160° anniversario delle relazioni diplomatiche tra Italia e Giappone. L’iniziativa rappresenta un nuovo capitolo della sesta linea culturale della Fondazione Torino Musei, dedicata alle attività internazionali, e costituisce uno dei più significativi progetti di diplomazia culturale promossi dall’istituzione torinese negli ultimi anni.
L’esposizione, intitolata Antonio Fontanesi. Transcending Landscape. A European Artist at the Opening of Japan, sarà ospitata tra il 2026 e il 2027 da tre musei: il National Museum of Modern Art di Kyoto, il Mitsubishi Ichigokan Museum di Tokyo e il Nagoya City Art Museum, risultato di una collaborazione scientifica e istituzionale che coinvolge alcuni dei più importanti enti culturali italiani e giapponesi. La mostra è prodotta dalla GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino e dalla Fondazione Torino Musei in collaborazione con il National Museum of Modern Art di Kyoto, il Mitsubishi Ichigokan Museum di Tokyo e il Nagoya City Art Museum.
Il progetto è sostenuto dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale attraverso la Direzione Generale per la Crescita e la Promozione delle Esportazioni, con la collaborazione speciale dell’Ambasciata d’Italia a Tokyo, degli Istituti Italiani di Cultura di Tokyo e Osaka e in partnership con la Camera di commercio di Torino. Curata da Elena Volpato e Alessandro Botta, la mostra propone una rilettura della figura di Antonio Fontanesi, mettendone in evidenza il ruolo non soltanto come protagonista della pittura di paesaggio europea dell’Ottocento, ma anche come artefice di uno dei più importanti momenti di incontro tra la cultura artistica occidentale e il Giappone dell’epoca Meiji. Il progetto assume un particolare valore simbolico perché, come anticipato, arriva a centocinquant’anni esatti dal soggiorno giapponese dell’artista e a quasi cinquant’anni dalla storica esposizione Fontanesi, Ragusa e l’arte giapponese nel primo periodo Meiji, organizzata tra Tokyo e Kyoto nel 1977 e nel 1978. L’obiettivo è tornare ad approfondire il ruolo svolto da Fontanesi nel processo di modernizzazione artistica del Giappone, dove tra il 1876 e il 1878 fu chiamato a insegnare presso la Kōbu Bijutsu Gakkō, la scuola d’arte fondata durante il periodo Meiji con l’obiettivo di introdurre nel Paese le tecniche artistiche occidentali.
Il contributo di Fontanesi fu determinante per la formazione della moderna scuola giapponese di pittura. Attraverso il proprio insegnamento, basato sull’osservazione diretta della natura e sulla pratica della pittura dal vero, il maestro italiano introdusse infatti un nuovo modo di rappresentare il paesaggio, destinato a influenzare profondamente diverse generazioni di artisti giapponesi. La mostra riunisce oltre duecento opere provenienti da collezioni italiane e giapponesi, offrendo quella che viene presentata come la più ampia ricognizione dedicata all’attività artistica di Fontanesi e alla sua eredità culturale realizzata negli ultimi decenni. Il percorso comprende dipinti, disegni e opere grafiche e presenta alcuni dei principali capolavori dell’artista, tra cui La quiete, Novembre, Aprile e Le nubi.
L’itinerario espositivo ricostruisce le diverse fasi della carriera di Fontanesi, partendo dagli anni della formazione e passando attraverso il soggiorno svizzero, le esperienze maturate in Francia e in Inghilterra, il ritorno in Italia e gli ultimi sviluppi della sua ricerca artistica. L’esposizione è articolata in otto sezioni tematiche che consentono di seguire l’evoluzione della sua concezione del paesaggio, progressivamente trasformato da semplice rappresentazione della natura a espressione di stati d’animo, percezioni atmosferiche e tensioni interiori. La mostra evidenzia inoltre i rapporti con alcuni dei grandi protagonisti della pittura europea dell’Ottocento, mettendo in luce le relazioni con le esperienze artistiche di John Constable, William Turner, Jean-Baptiste-Camille Corot e della scuola di Barbizon.
Grande attenzione viene riservata anche all’interesse di Fontanesi per gli effetti mutevoli della luce, per il rapporto tra uomo e natura, per il lavoro agricolo e per il paesaggio urbano, elementi che contribuiscono a delineare il profilo di un artista profondamente europeo ma allo stesso tempo capace di anticipare sensibilità che avrebbero caratterizzato la pittura moderna. Uno dei nuclei centrali dell’esposizione è dedicato al soggiorno giapponese e al dialogo costruito con i suoi allievi durante gli anni trascorsi nel Paese.
Accanto alle opere realizzate da Fontanesi nel corso della permanenza giapponese saranno infatti presentati dipinti e disegni degli artisti che si formarono sotto la sua guida, insieme a lavori oggi conservati nei musei del Giappone e capaci di documentare la fortuna critica e la duratura ricezione della sua poetica. La sezione conclusiva affronta invece il tema dell’eredità lasciata da Fontanesi tra la fine del XIX secolo e i primi decenni del Novecento, mettendo in evidenza la sua influenza su artisti italiani come Daniele Ranzoni, Tranquillo Cremona, Leonardo Bistolfi, Medardo Rosso, Felice Casorati e Carlo Carrà.
Un ruolo fondamentale in questo progetto è svolto dalla GAM di Torino, che conserva la più importante raccolta di opere di Antonio Fontanesi. Il nucleo principale della collezione entrò a far parte del patrimonio del museo nel 1905 grazie al lascito di Giovanni Camerana, amico ed esecutore testamentario dell’artista. Proprio a partire da questo patrimonio la GAM ha sviluppato negli anni un articolato programma di studi dedicato alla figura di Fontanesi e ai suoi rapporti con il Giappone, costruendo progressivamente le basi scientifiche che hanno reso possibile la realizzazione dell’attuale progetto internazionale.
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