Astrattismo e informale nella Collezione Olivetti: la mostra a Ivrea


Fino al 26 marzo, il Museo Civico di Ivrea ospita una mostra dedicata alla collezione Olivetti, esponendo in particolare le opere dell’astrattismo e dell’informale, da Giacomo Balla a Pierre Alechinsky, da Joan Miró ad Hans Hartung.

Al Museo Civico P.A. Garda di Ivrea (Torino) è in corso fino al 26 marzo la penultima mostra del ciclo espositivo Olivetti e la Cultura nell’Impresa responsabile avviato nel 2021 grazie all’accordo siglato da Comune di Ivrea, Associazione Archivio Storico Olivetti, Olivetti S.p.A e TIM S.p.AAstrattismo e Informale nella collezione Olivetti e nella collezione civica, questo il titolo della mostra, ospita oltre 90 opere, con un allestimento ideato per mettere in risalto ogni singolo dipinto.

Il percorso espositivo presenta un articolato panorama dei nuovi linguaggi dell’arte emersi in Italia dagli anni cinquanta ai primi anni novanta del Novecento. Le opere d’arte astratta e informale presenti nella collezione Olivetti dialogano con le opere coeve della collezione civica. La mostra sarà l’occasione per scoprire un patrimonio artistico del Comune di Ivrea quasi totalmente inedito.

Una collezione aziendale e una collezione pubblica, nate con modalità e scopi diversi ma che talvolta convergono su alcuni artisti. La mostra trae avvio con opere di Picabia, Balla e Kandiskij e Mirò, con rimandi al futurismo e alle radici variegate dell’astrattismo. L’Astrattismo, nelle sue varie forme, rifugge dalla rappresentazione della realtà fenomenica, e lascia spazio alla fenomenologia dell’inconscio, ai simboli dello spirito, negando o stravolgendone le forme, esplorando nuove relazioni tra immagine e realtà, in una direzione più lirica da una parte e più geometrica dall’altra.

Nel dopoguerra, artisti tra cui Wols, suggestionati dalle ricerche della psicoanalisi, dall’indagine surrealista dell’automatismo e dalla filosofia esistenzialista, cominciano a perseguire sistematicamente la negazione della forma come entità chiaramente definita, disegnata e progettata, per far emergere, invece, gli impulsi individuali più inconsapevoli. Nasce l’arte informale che non vuole infatti rappresentare forme e fenomeni esterni. Alla centralità della forma l’artista preferisce dunque la centralità della materia. Non solo materia, ma poi anche segno e gesto sono i capisaldi dell’arte informale e prevalgono in maniera diversa a seconda dell’artista.

Il percorso espositivo non ha la presunzione di poter illustrare l’evoluzione sfaccettata e variegata dei vari movimenti e gruppi che si sviluppano a partire dal dopoguerra e sino alla soglia degli anni novanta del Novecento, semmai di portare alla luce e mettere in evidenza le scelte consapevoli o talvolta la casualità che ha determinato l’acquisto o la donazione di alcune opere significative.

Negli anni del dopoguerra mette a fuoco la figura di Spazzapan a Torino, astretteggiante ma mai astratto nel senso puro del termine. L’artista definiva la sua arte un “rabesco misto con l’espressione” e nelle sue “composizioni geometriche” prevale ancora, il più delle volte, l’elemento iconico (gatti, cavalli, santoni o meccanismi di ruote e di raggi).

Nel panorama italiano sono di fondamentale importanza per dare visibilità alle novità e alle nuove tendenze artistiche le mostre e, per il formarsi della collezione Olivetti, viene messa in evidenza l’importanza di quella di Prato del 1955 Sessanta maestri del prossimo trentennio, organizzata da Carlo Ludovico Ragghianti, in cui esposero artisti come Redento Bontadi, Enzo Brunori, Piero Dorazio, Mario Lattes, Alvaro Monnini, Mattia Moreni, Emilio Scanavino, Sergio Vacchi, le cui opere è possibile ammirare in esposizione.

Risalta in particolare la figura di Mattia Moreni che nel 1954 lavora per la società Olivetti a una composizione murale per il grande atrio vetrato del Palazzo Olivetti di Milano in Via Clerici di cui l’olio su tavola esposto in mostra è l’unica opera superstite. Essa faceva parte di un grande pannello a muro di circa 6 metri che comprendeva anche un elemento in alluminio anodizzato nero, che lo collegava ai motivi rettilinei del rivestimento esterno. Un complesso “racconto” di almeno 8 elementi a costruire una grande opera unica nel salone d’ingresso del palazzo milanese.

Alla seconda metà degli anni cinquanta risalgono anche le opere di Eva Fischer, Ennio Morlotti e Tancredi Parmeggiani.

Rifocalizzando l’attenzione sui movimenti torinesi, in mostra si trovano opere di Annibale Biglione e Filippo Scroppo che furono tra i fondatori del Movimento Arte Concreta a Torino.

Gli anni sessanta trovano rappresentazione in opere di artisti di tendenze molto diverse tra cui Ettore Fico, Piero Ruggeri e Giorgio Ramella. Non mancano collegamenti con una visuale allargata e più internazionale attraverso le personalità di Pierre Alechinsky e Hans Hartung.

Espressioni di artisti piemontesi quali Mauro Maulini a artisti internazionali come Walter Ballmer, Gabino Amadeo e Pedro Coronel sono sprazzi di diverse ricerche artistiche coeve ma molto diverse fra loro che caratterizzano gli anni settanta.

Un nucleo di opere di Tony Arch che costituiscono un’importante donazione al museo civico eporediese e ci conducono alla soglia degli anni duemila.

“Con Astrattismo e Informale nella Collezione Olivetti e nella Collezione Civica prosegue il programma di mostre che l’Amministrazione, con l’Assessorato alla Cultura, ha proposto ai cittadini, ai visitatori, ai turisti in questi anni. Il dialogo tra le opere della Collezione Olivetti e della Collezione Civica è sicuramente un modo per la valorizzazione reciproca e per rafforzare l’interesse per la mostra. Un plauso a tutti coloro che hanno lavorato incessantemente per questo nuovo traguardo” sostiene il Sindaco, Stefano Sertoli.

L’Assessore alla Cultura, Avv. Costanza Casali dichiara: “E’ con grande entusiasmo che la Città di Ivrea inaugura la quinta mostra del ciclo Olivetti e la Cultura nell’impresa responsabile, dopo il successo riscosso dalle precedenti. La mostra mette in relazione le opere d’arte legate all’astrattismo e all’informale presenti nelle Collezione Olivetti e nella Collezione Civica del Museo Garda. La sensibilità e l’attenzione dell’Azienda Olivetti a percepire i cambiamenti che avvenivano nella società e nelle esperienze artistiche é stata fondamentale affinché vi fossero acquisizioni di opere che esulavano dalla rappresentazione reale degli oggetti traendo spunto dalla scienza, tecnologia e filosofia, riflettendo anche le ansie della società. La Collezione di opere d’arte Olivetti si è potuta così arricchire di numerosi pezzi unici con artisti della portata di Balla, i cui quadri oggi possono essere ammirati in questa meravigliosa esposizione. Invito tutti a venire a visitarla”.

Inoltre Gaetano di Tondo, Presidente Associazione Archivio Storico Olivetti e VP, Direttore Comunicazione e Relazioni Esterne Olivetti aggiunge “Dopo il grande successo delle quattro precedenti, siamo arrivati alla penultima esposizione del percorso nato nel 2021 dal lavoro congiunto e proficuo tra TIM, Olivetti, Comune di Ivrea, Associazione Archivio Storico Olivetti e Museo Garda, che permette alla popolazione di Ivrea e a tutti gli amanti dell’arte e della cultura di poter ammirare un’altra parte rilevante della collezione Olivetti. Al centro del percorso narrativo le opere di arte astratta e informale, italiane e internazionali, altro tassello di questo lungo racconto che ribadisce il valore della cultura come strumento strategico dell’impresa e come fattore di crescita culturale della società. Le mostre precedenti hanno confermato anche la capacità di essere un volano di attrazione ulteriore, un’ottima occasione per un turismo non solo di prossimità per il territorio canavesano”.

Per tutte le informazioni, potete visitare il sito ufficiale del Museo Civico P.A. Garda.

Nell’immagine: Giacomo Balla, Compenetrazione e luce (1920; olio su tela)

Astrattismo e informale nella Collezione Olivetti: la mostra a Ivrea
Astrattismo e informale nella Collezione Olivetti: la mostra a Ivrea


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