Torna ad Arezzo la Minerva, uno dei grandi bronzi dell’antichità e simbolo identitario della città, protagonista della mostra La Minerva di Arezzo. Una storia di comunità ritrovata, che sarà inaugurata sabato 14 febbraio 2026 alle ore 12 presso il Museo Archeologico Nazionale “Gaio Cilnio Mecenate” della città. All’evento prenderanno parte il Ministro della Cultura Alessandro Giuli, il Sindaco di Arezzo Alessandro Ghinelli, il Capo Dipartimento per la Valorizzazione del Patrimonio culturale Alfonsina Russo, il Direttore generale del Piano Olivetti per la cultura Stefano Lanna, la Direttrice regionale Musei nazionali della Toscana Carlotta Paola Brovadan e il Direttore del Museo Archeologico Nazionale di Firenze Daniele Federico Maras.
Il ritorno della statua nella sua città d’origine, grazie al prestito del Museo Archeologico Nazionale di Firenze, rappresenta un momento di grande valore simbolico e culturale per la comunità aretina. L’inaugurazione segna inoltre l’avvio di un più ampio percorso di valorizzazione promosso dal Ministero della Cultura, di cui la mostra costituisce il primo appuntamento nell’ambito del progetto nazionale Semi di comunità – Piano Olivetti per la cultura.
L’apertura sarà accompagnata dalla performance teatrale itinerante Minerva è qui. Quando una dea torna a casa, pensata per guidare il pubblico in un racconto evocativo del ritorno della statua nel luogo da cui proviene.
La mostra sarà visitabile dal 15 febbraio al 6 settembre 2026 e si inserisce in un programma nazionale volto a favorire il coinvolgimento attivo delle comunità nei processi di valorizzazione del patrimonio culturale. Il progetto Semi di comunità - Piano Olivetti per la cultura, fortemente sostenuto dal Ministero della Cultura - Dipartimento per la Valorizzazione del Patrimonio culturale e Istituto centrale per la valorizzazione economica e la promozione del patrimonio culturale – è realizzato in collaborazione con il Museo Archeologico Nazionale di Firenze e il Museo Archeologico Nazionale di Arezzo. Il progetto si inserisce infatti nel solco della collaborazione tra Arezzo e Firenze, già sperimentata in occasione dell’esposizione ad Arezzo della Chimera, oggi nuovamente visibile al Museo Archeologico Nazionale di Firenze in una sala interamente rinnovata.
Affiancherà la mostra aretina un articolato calendario di attività, con incontri, laboratori, seminari ed eventi partecipativi rivolti a scuole, cittadini, associazioni e professionisti, con l’obiettivo di rafforzare il legame tra patrimonio, territorio e comunità e restituire alla Minerva il ruolo di catalizzatore identitario, sia a livello locale sia nazionale. E ad interventi di rinnovamento strutturale e museografico di alcune sale del Museo Archeologico Nazionale “Gaio Cilnio Mecenate”, con l’obiettivo di migliorare qualità degli spazi, accessibilità ed esperienza di visita.
Cuore del percorso espositivo è la Minerva di Arezzo, rinvenuta nel 1541 durante lo scavo di un pozzo presso San Lorenzo. Donata al duca Cosimo I de’ Medici, fu trasferita a Firenze, entrando a far parte delle collezioni granducali e, dal 1871, del Museo Archeologico Nazionale di Firenze. Nella nuova esposizione aretina, la statua è collocata in uno degli ambienti più suggestivi della sezione romana del museo, dove viene raccontata attraverso una narrazione aggiornata e immersiva che ne ripercorre la scoperta, la fortuna collezionistica e la complessa vicenda conservativa.
La scultura, alta 150,5 centimetri e realizzata con uno spessore medio del bronzo di 4,5 millimetri, raffigura Atena/Minerva con chitone e himation, egida con testa di Medusa ed elmo corinzio. Gli studi più recenti la riconducono a un originale ellenistico databile ai primi decenni del III secolo a.C., probabilmente prodotto in ambito italico o magnogreco. Il restauro condotto tra il 2000 e il 2008 ha restituito alla figura la sua originaria eleganza e ha evidenziato soluzioni tecniche raffinate, come l’impiego del rame per le labbra e per i dettagli delle ciglia. Accanto all’opera antica è esposta una copia in bronzo realizzata dalla Fonderia Artistica Marinelli, che documenta l’aspetto assunto dalla statua dopo i restauri settecenteschi di Francesco Carradori; sono presentati inoltre il braccio destro e il serpente dell’elmo realizzati dallo stesso Carradori e rimossi nel corso dell’ultimo intervento conservativo.
Il percorso espositivo intende approfondire anche il contesto archeologico del rinvenimento, individuato nei resti della domus di San Lorenzo, una vasta e lussuosa residenza romana costruita tra la fine del I secolo a.C. e l’inizio del I secolo d.C., probabilmente appartenuta a un aristocratico aretino. Un nuovo allestimento valorizza mosaici, pavimenti in opus sectile, decorazioni parietali, bronzetti, arredi e rilievi, consentendo di comprendere il significato della presenza della statua come elemento di prestigio e manifestazione di luxuria privata. La mostra vuole ampliare infine lo sguardo sull’Arezzo romana, Arretium, inserendo la domus all’interno di un tessuto urbano articolato, caratterizzato da importanti infrastrutture ed edifici pubblici, tra cui l’asse viario nord-sud, il complesso teatro-terme e un’area forense ipotizzata sulla base del rinvenimento degli elogia Arretina.
| Titolo mostra | La Minerva di Arezzo. Una storia di comunità ritrovata | Città | Arezzo | Sede | Museo Archeologico Nazionale “Gaio Cilnio Mecenate” di Arezzo | Date | Dal 15/02/2026 al 06/09/2026 | Temi | Toscana, Arezzo, Archeologia |
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