I Pittori Moderni della Realtà in mostra al Mart di Rovereto: Sciltian, Annigoni, i Bueno


Gregorio Sciltian, Pietro Annigoni, i fratelli Xavier e Antonio Bueno: i quattro Pittori moderni della realtà sono protagonisti della mostra “La forza del vero”, al Mart di Rovereto dal 15 maggio al 18 settembre 2022.

Una mostra per rileggere una particolare stagione dell’arte italiana del dopoguerra: La forza del vero. I pittori moderni della realtà, al Mart di Rovereto dal 15 maggio al 18 settembre 2022, racconta al pubblico l’avventura dei “pittori moderni della realtà”, che tra il 1947 e il 1949 si scagliarono contro gli esiti del modernismo e gli “abbagli” dell’École de Paris, in difesa della grande tradizione pittorica. Il gruppo era costituito da Gregorio Sciltian, Pietro Annigoni, Antonio e Xavier Bueno al quale si aggiunsero successivamente Giovanni Acci, Carlo Guarienti e Alfredo Serri. A settant’anni dalla conclusione di questa breve e controversa esperienza, il Mart ricostruisce una vicenda artistica che rappresenta un proseguimento ideale del clima di Valori Plastici e quello di Realismo magico, con una mostra a cura di Beatrice Avanzi, Daniela Ferrari e Stefano Sbarbaro.

Alla fine del 1947 il nascente gruppo dei Pittori moderni della realtà allestisce una mostra nella galleria della rivista L’Illustrazione Italiana, a Milano in via della Spiga. L’esposizione è accompagnata da un opuscolo-manifesto firmato da quattro degli artisti presenti: il più anziano è Gregorio Sciltian (Nakhichevan-on-Don, 1900 - Roma, 1985), pittore russo di origine armena attivo a Milano. Con lui ci sono il milanese Pietro Annigoni (Milano, 1910 - Firenze, 1988) e i fratelli di origine spagnola Xavier Bueno (Bera, 1915 - Fiesole, 1979) e Antonio Bueno (Berlino, 1918 - Fiesole, 1984), tutti e tre di base a Firenze. In mostra sono inoltre presenti il trevigiano Carlo Guarienti (Treviso, 1923), anche lui di stanza a Firenze, e i fiorentini Alfredo Serri (Firenze, 1898 - 1972) e Giovanni Acci (Firenze, 1910 - Pietrasanta, 1979).

Da lì a due anni, i Pittori moderni della realtà avrebbero organizzato altre quattro mostre, a Firenze, Roma, ancora Milano e Modena. Seppur apprezzati dal pubblico (si parla di ventimila visitatori in quindici giorni per la prima tappa milanese), dai collezionisti e da diversi artisti, sono disapprovati dai critici che, fraintendendo le loro intenzioni come spiega il curatore Sbarbaro in catalogo, li accusano di “passatismo, oleografia fotografica e di un vuoto virtuosismo seicentista lontano dalla poetica del realismo”. Inoltre, le loro posizioni ideologiche sono decisamente eterogenee: i Bueno antifranchisti, iscritti da giovani al partito comunista svizzero, Annigoni dichiaratamente antifascista, Sciltian antibolscevico fuggito dalla Russia. Al contrario, ciò che accomuna i Pittori è il desiderio di una rinascita della pittura che corrisponde a una parallela rinascita dell’umanità dopo la distruzione, le privazioni e la sofferenza del recente conflitto mondiale. Nella ricerca di virtù artistiche pure, reali e pertanto eterne, c’è il desiderio di valori morali e spirituali assoluti, l’aspirazione a quella autenticità che ritengono possa essere debitamente rintracciata solo nella “vera pittura”. I quattro rivendicano una “pittura morale nella sua intima essenza”, un orizzonte ideologico che non ritengono appartenga alle ricerche artistiche che negano il dato reale. Nel manifesto siglato nel 1947 Sciltian, Annigoni e i fratelli Bueno si schierano contro gli esiti del modernismo e gli “abbagli” dell’École de Paris, condannano le avanguardie e il nascente astrattismo a cui preferiscono la grande tradizione pittorica italiana. Determinante nella formulazione di quella che è una sfida artistica e culturale, è l’apporto di Giorgio de Chirico che ha consolidati rapporti di stima con tutti e quattro gli artisti.

I Pittori moderni della realtà si scagliano duramente contro le decadenti espressioni artistiche di molti contemporanei, manifestazioni della regressione e della rovina imperanti. A questi linguaggi contrappongo una rievocazione di antichi e più alti modelli stilistici, provenienti dal passato. Tuttavia, nonostante dichiarino intenti di fratellanza, universalità e neutralità, al di là delle asserzioni relative a un’arte alla portata di tutti, i Pittori tradiscono un atteggiamento polemico che sembra disapprovare almeno mezzo secolo di pittura, e che fatica a trovare corrispondenza teorica nel contesto socio-culturale dell’epoca. Il mondo dell’arte marginalizza e respinge duramente le loro istanze, non totalmente comprese e considerate radicali e anacronistiche. Subissato dalle critiche, il gruppo di disgrega principalmente per via dell’insita e notevole eterogeneità: le distanze ideologiche, le incompatibilità culturali e le differenze anagrafiche portano in breve alla fine di una notevole e originale esperienza artistica.

Gregorio Sciltian, Natura morta (1935; Rovereto, Mart, Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto Collezione VAF-Stiftung)
Gregorio Sciltian, Natura morta (1935; Rovereto, Mart, Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto Collezione VAF-Stiftung)
Gregorio Sciltian, Natura morta (Omaggio a Roberto Longhi) (1940; Firenze, Fondazione di Studi di Storia dell’Arte Roberto Longhi)
Gregorio Sciltian, Natura morta (Omaggio a Roberto Longhi) (1940; Firenze, Fondazione di Studi di Storia dell’Arte Roberto Longhi)
Gregorio Sciltian, Bacco all’osteria (1936; Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea)
Gregorio Sciltian, Bacco all’osteria (1936; Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea)
Pietro Annigoni, Autoritratto (1936; Milano, Museo del Novecento)
Pietro Annigoni, Autoritratto (1936; Milano, Museo del Novecento)
Antonio Bueno e Xavier Bueno, Doppio autoritratto (1944; Ivrea, Museo Civico Pier Alessandro Garda)
Antonio Bueno e Xavier Bueno, Doppio autoritratto (1944; Ivrea, Museo Civico Pier Alessandro Garda)
Antonio Bueno, Nudo con fiori (1947; Fiesole, Collezione eredi Antonio Bueno)
Antonio Bueno, Nudo con fiori (1947; Fiesole, Collezione eredi Antonio Bueno)
Pietro Annigoni, Sermone della montagna (1938-1953; Pavia, Collegio Ghislieri)
Pietro Annigoni, Sermone della montagna (1938-1953; Pavia, Collegio Ghislieri)
Xavier Bueno, Alla Metafisica. Natura morta metafisica (1944; Ivrea, Museo Civico Pier Alessandro Garda)
Xavier Bueno, Alla Metafisica. Natura morta metafisica (1944; Ivrea, Museo Civico Pier Alessandro Garda)
Pietro Annigoni, La Bella Italiana (1951; Milano, Collezione privata)
Pietro Annigoni, La Bella Italiana (1951; Milano, Collezione privata)
Gregorio Sciltian, L’eterna illusione (1967-1968; Gardone Riviera, Fondazione Il Vittoriale degli Italiani)
Gregorio Sciltian, L’eterna illusione (1967-1968; Gardone Riviera, Fondazione Il Vittoriale degli Italiani)

Oltre settant’anni dopo, il Mart di Rovereto ricostruisce la complessità della vicenda dei Pittori moderni della realtà. La mostra La forza del vero vuole infatti sottolinea la comunanza d’intenti che unì i sette artisti. Attraverso percorsi indubbiamente personali, Acci, Annigoni, Antonio Bueno, Xavier, Bueno, Guarienti, Sciltian e Serri si riappropriarono, come spiega Sbarbaro nel suo saggio in catalogo, dei modelli pittorici offerti dagli antichi maestri e trovarono “un punto di convergenza nella formulazione di una pittura colta e raffinata, ricca di rimandi e di citazioni non soltanto di carattere formale”. La mostra mira inoltre ad approfondire le ricerche sulle carriere dei singoli artisti, già note agli studiosi per ricchezza e complessità, e di ricostruirne la significativa parabola all’interno della storia dell’arte italiana del XX secolo.

La rassegna si divide in cinque sezioni. Dopo una breve introduzione in cui vengono presentati i quattro firmatari del manifesto dei Pittori moderni della realtà, si passa alla prima sezione, dedicata a Gregorio Sciltian. L’artista di origine russa giunge in Italia all’inizio degli anni Venti ed esordisce con una personale alla Casa d’Arte Bragaglia di Roma (1925) presentata in catalogo da Roberto Longhi. L’eminente critico riconosce nella sua pittura evidenti echi caravaggeschi e una minuziosa resa dei dettagli che ricorda quella delle nature morte fiamminghe e spagnole: riferimenti importanti per il giovane artista che aveva ammirato la Madonna del Rosario di Caravaggio già durante i suoi studi a Vienna, dopo aver lasciato la Russia in seguito alla Rivoluzione d’ottobre. Sciltian si inserisce in quel processo di riscoperta della pittura caravaggesca iniziato nel 1922 con la Mostra della pittura italiana del Seicento e Settecento, allestita a Palazzo Pitti a Firenze. Se i suoi primi dipinti realizzati in Italia, come il Ritratto del pittore futurista Ivo Pannaggi o L’autoritratto con la famiglia Bianchi (1925), testimoniano la sua singolare mediazione tra la Nuova Oggettività tedesca e il Realismo Magico, emerge anche una sensibilità cromatica di ascendenza seicentesca (L’uomo che si pettina, 1925) che in seguito si accompagnerà a consapevoli riferimenti alla pittura di Caravaggio e di Velázquez (Bacco in osteria, 1936). Le sue nature morte si fanno, nel corso del tempo, sempre più affollate di oggetti e ricche di dettagli, con un effetto trompe-l’oeil che realizza “l’illusione di realtà” perseguita dall’artista. Tra queste opere vi è anche un omaggio a Roberto Longhi, dove si vedono le riproduzioni di un quadro di Manet (tra i primi artisti a riscoprire la pittura spagnola del Seicento) e della celebre Muta di Raffaello, nonché gli occhiali che ci ricordano l’acuta capacità di osservazione del celebre storico dell’arte: colui che riconobbe in Sciltian il primo caravaggesco del Novecento.

La seconda sezione approfondisce invece Pietro Annigoni, che orienta la propria ricerca sul primato del disegno secondo il modello della scuola toscana, ingaggiando una personale sfida con gli artisti del passato. Trasferitosi con la famiglia a Firenze dalla Lombardia, Annigoni decide di proseguire gli studi artistici nel capoluogo toscano anche dopo che il padre ingegnere viene richiamato a Milano, e si avvicina alla pittura dei maestri rinascimentali approfondendo l’uso di tecniche antiche come la tempera grassa, l’affresco e l’incisione. Fin dal 1932 stringe un legame duraturo con un altro artista che entrerà a far parte, come lui, dei Pittori moderni della realtà, Alfredo Serri. Benché più vecchio di una decina d’anni, Serri è suo allievo e amico fraterno, oltre che instancabile animatore di quel vivace clima bohémien che caratterizza lo studio di Annigoni in Santa Croce, come si vede nell’Autoritratto del 1936. I ritratti e gli autoritratti si confrontano, anch’essi, con una grande tradizione pittorica, dal Rinascimento nordico al ciclo degli alienati di Théodore Gericault, al quale Annigoni sembra rifarsi con il suo Cinciarda (1942), un medicante che posa per lui in più di un’occasione, e con La vecchia del cardo (1941): opere che riflettono il clima cupo degli anni della guerra. 

Si passa quindi alla sezione sui fratelli Bueno, che arrivano a Firenze nel gennaio del 1940 per un viaggio di studio e vi rimangono a causa dell’entrata in guerra dell’Italia. Qui stringono amicizia con Pietro Annigoni, che nel 1942 li aiuta a realizzare la loro prima mostra presso la galleria Ranzini di Milano. Il talento e la straordinaria padronanza delle tecniche pittoriche dei due fratelli spagnoli non passa inosservata e presto il loro lavoro viene apprezzato da Gregorio Sciltian e da Giorgio de Chirico. Dal 1938, quando Antonio aveva raggiunto il fratello maggiore a Parigi, aveva preso avvio un intenso sodalizio artistico che per i successivi dieci anni intreccia le vicende biografiche e professionali dei Bueno. Ne sono testimonianza le opere dipinte a quattro mani come i due doppi autoritratti: in uno si vedono i due fratelli in carrozza durante una gita con la moglie di Xavier, Julia Chamorel, e un amico; nell’altro si riconoscono le riproduzioni di un quadro di Manet del periodo spagnolesco e di un ritratto di dama di Piero del Pollaiolo che sarà un riferimento per la pittura di Antonio. Nel lavoro dei due fratelli si distinguono, tuttavia, dei caratteri peculiari. Xavier esordisce, negli anni parigini, con una pittura militante dai temi sociali che riflettono la sua adesione al partito comunista e dalla pennellata densa e pastosa che richiama la grande tradizione spagnola, mentre Antonio adotta una visione lenticolare che guarda alla scuola fiamminga.

La quarta sezione è I Pittori moderni della realtà 1947-1949: l’espressione “pittura della realtà” risale al 1934 e alla mostra Les peintres de la réalité en France au XVIIe siècle curata da Charles Sterling al Musée de l’Orangerie di Parigi nel 1934: un’altra pietra miliare del processo di rivalutazione critica dell’arte barocca, non più considerata una fase di decadenza dopo gli splendori del Rinascimento. Nella breve avventura dei Pittori moderni della realtà confluiscono le ricerche dei quattro firmatari del Manifesto che accompagna la loro prima mostra, dove si legge: “Noi ricreiamo l’arte dell’illusione della realtà, eterno e antichissimo seme delle arti figurative. Noi non ci prestiamo ad alcun ritorno, noi continuiamo semplicemente a svolgere la missione della vera pittura. [...] Ben prima di incontrarci, ognuno di noi aveva sentito profondamente il bisogno di ricercare nella natura il filo conduttore che ci permettesse di ritrovare noi stessi nel labirinto delle scuole che si sono moltiplicate nell’ultimo mezzo secolo”. Un pensiero sicuramente condiviso anche dai tre artisti che si uniscono a Sciltian, Annigoni e ai fratelli Bueno in occasione delle cinque mostre realizzate dal 1947 al 1949: Giovanni Acci, Carlo Guarienti e Alfredo Serri. Dalle minuziose nature morte di quest’ultimo, al rigoroso studio dell’anatomia con il quale Acci costruisce le sue figure, fino agli evidenti riferimenti quattrocenteschi della pittura di Guarienti, le loro opere ribadiscono la vocazione al vero e il dialogo con il passato che caratterizza questo breve ma significativo capitolo della storia italiana del Novecento. Nelle opere esposte in questa sezione si riconoscono due tendenze: la prima è legata agli anni della guerra, con allegorie che riflettono lo scenario tragico di quel periodo e assumono un significato di impegno sociale. In questo senso il Sermone della Montagna di Annigoni, anche per la sua esecuzione durata ben quindici anni, rappresenta una sintesi della poetica dei Pittori moderni della realtà. La seconda tendenza è, invece, orientata a un colloquio più sereno con il visibile, alla gioia di una visione naturalistica senza implicazioni di denuncia di cui sono esempio le opere di Alfredo Serri e Antonio Bueno.

L’ultima sezione, Atmosfere metafisiche: il rapporto con Giorgio de Chirico, approfonsice la relazione dei pittori moderni della realtà con Giorgio de Chirico, il padre della Metafisica. Sciltian lo incontra al suo arrivo in Italia e tra i due s’instaura un profondo legame durato tutta la vita. “Gregorio Sciltian è il plastico per eccellenza. È plastico quando dipinge, plastico quando parla, è plastico quando gesticola” scrive de Chirico, facendoci cogliere quanto la resa dei volumi sia l’elemento fondante della pittura dell’artista russo. Anche per i fratelli Bueno ha parole di sincero apprezzamento, definendoli “due giovani pieni di ingegno che possiedono già un gran mestiere e sono l’antitesi di tanti analfabeti della pittura”. Il suo ascendente sui due fratelli è evidente in opere quali Composizione metafisica del 1940, in cui Antonio segue diligentemente i precetti espressi dal pictor optimus nello scritto Il ritorno al mestiere, dove raccomanda di premunirsi di “qualunque calco in gesso”, busti o statue classiche, per ricopiarli centinaia di volte al fine d’impadronirsi della vera tecnica che le tendenze “moderniste e secessioniste” hanno messo in discussione. Tutti i componenti del gruppo dei Pittori moderni della realtà, inoltre, si accostano all’enigmatico tema dechirichiano del manichino, stimolati dalla committenza di Sandro Rubboli, un collezionista di Milano che aveva costituito un’ampia raccolta attorno a questo soggetto.

L’esposizione è accompagnata da un catalogo pubblicato da L’Erma di Bretschneider con saggi critici di Vittorio Sgarbi, Emanuele Barletti, Emiliana Biondi e Paolo Baldacci, Daniela Ferrari, Stefano Sbarbaro e Luca Scarlini. Orari d’apertura: dal martedì alla domenica dalle 10 alle 18, il venerdì dalle 10 alle 21, chiuso il lunedì. Biglietti (comprensivo di visita al museo e alle altre mostre): intero 11 euro, ridotto 7 euro, gratis per bambini fino a 14 anni e disabili. Per info visitare il sito del Mart.


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