Una vetrata monumentale e 40 anni di ricerca sulla luce: Brescia dedica una mostra a Padre Costantino Ruggeri


Dal 1° ottobre all’8 novembre 2026 il Museo Diocesano di Brescia dedica una mostra a Padre Costantino Ruggeri, frate francescano e artista. Al centro una vetrata monumentale del 1975, destinata a rimanere esposta in modo permanente nel museo.

Una vetrata monumentale, dipinti, collage, disegni e paramenti liturgici raccontano la ricerca artistica e spirituale di Padre Costantino Ruggeri, francescano, pittore, scultore e architetto originario della Franciacorta. Dal 1° ottobre all’8 novembre 2026, il Museo Diocesano di Brescia ospita Sorella Luce, una mostra che riunisce una selezione di opere realizzate dal frate francescano tra il 1962 e il 2004, ripercorrendo il suo percorso creativo e il dialogo con alcuni dei protagonisti dell’arte e dell’architettura del Novecento.

Nato ad Adro, in provincia di Brescia, nel 1925, Ruggeri ha sviluppato una ricerca che intreccia sperimentazione artistica, spiritualità e progettazione dello spazio sacro, portando le sue opere in tre continenti. Nel corso della sua vita ha incontrato e frequentato artisti come Lucio Fontana, Carlo Carrà, Roberto Crippa, Gianni Dova, Giuseppe Capogrossi, Le Corbusier e Alvar Aalto. Attraverso la Fondazione Frate Sole, da lui fondata, ha inoltre promosso il dialogo internazionale sull’architettura religiosa, istituendo il premio quadriennale Frate Sole, assegnato tra il 1993 e il 2004 a progettisti come Tadao Ando, Alvaro Siza e Richard Meier.

Fulcro dell’esposizione è una grande Vetrata del 1975, realizzata con lastre di vetro di Murano. L’opera, monumentale e dalla composizione raffinata, costituisce il punto di partenza per esplorare una produzione che comprende circa 650 vetrate artistiche realizzate da Padre Ruggeri nel corso della sua attività, in Italia e all’estero. Accanto alla vetrata vengono presentati dipinti su tela e su carta, collage e studi provenienti dalla Fondazione Frate Sole di Pavia, che permettono di seguire le diverse fasi della ricerca e della gestazione creativa dell’artista.

La composizione esposta a Brescia si distingue anche per il suo carattere monocromo, una soluzione inedita nell’ambito della produzione dell’autore. Vi compaiono due elementi ricorrenti della sua grammatica visiva: la colomba circondata da una nube e il sole bianco. La prima, nella forma ispirata alle esperienze di Georges Braque e Henri Matisse, simboleggia lo Spirito Santo che sovrasta il male; il secondo richiama invece l’Ostia consacrata, verso la quale l’uccello si dirige. Anche la tecnica esecutiva contribuisce alla particolarità delle opere di Ruggeri. Le tessere vitree vengono incollate singolarmente, senza ricorrere alla tradizionale legatura al piombo. Il vetro, soffiato a bocca e caratterizzato da bolle, striature e variazioni di spessore, è scelto dall’artista per la sua capacità di lasciarsi attraversare dalla luce e di accendere le cromie.

La vetrata del 1975 era stata originariamente realizzata per la cappella della Casa della Provvidenza di via Martinengo da Barco, a Brescia. Successivamente donata alla Diocesi, è stata concessa in comodato perpetuo al Museo Diocesano, dove al termine della mostra resterà esposta in modo permanente nella Sala delle Colonne, al pianterreno. Per valorizzarla anche in assenza della luce naturale, l’allestimento prevede un apposito impianto illuminotecnico, progettato per simulare la rifrazione della luce solare attraverso le lastre di vetro. La mostra diventa così anche l’occasione per introdurre stabilmente nel percorso museale un’opera significativa della produzione di Padre Ruggeri.

La monumentale vetrata
La monumentale vetrata

Il percorso espositivo approfondisce inoltre le sperimentazioni pittoriche attraverso le quali Ruggeri ha elaborato un linguaggio personale, rielaborando in chiave cristiana alcune delle esperienze artistiche del Novecento. Negli anni Cinquanta e Sessanta, frequentando gli studi milanesi di artisti come Lucio Fontana, Carlo Carrà e Roberto Crippa, il francescano instaurò rapporti di amicizia e confronto fondati su interessi condivisi. Tra questi, la luce intesa come manifestazione del divino e del trascendente, insieme alla ricerca di nuove possibilità espressive attraverso materiali e tecniche differenti. Dopo il trasferimento a Pavia nel 1959, Ruggeri proseguì questa ricerca sviluppando una propria interpretazione dei linguaggi d’avanguardia. Le affinità con lo Spazialismo di Fontana emergono soprattutto nell’idea della luce come materia pittorica, mentre le Macchie Guidate, realizzate facendo colare smalti lucidi neri o azzurri su cartoni bianchi, presentano consonanze con le sperimentazioni informali di Crippa.

In alcune Macchie del 1972 ritorna il motivo del sole bianco, mentre nel Collage del 2004 è la colomba a diventare protagonista. Questi elementi permettono di stabilire un collegamento diretto con la simbologia della grande vetrata e di riconoscere la continuità della ricerca di Ruggeri attraverso tecniche e materiali diversi.

Tra le opere esposte figurano anche Il Meteorite e In cammino, entrambe tempere su tela del 1962. La prima riunisce alcuni dei motivi caratteristici del linguaggio dell’artista, tra cui il sole e la componente astratta. La seconda, priva di colore, si distingue invece per una composizione che suggerisce un percorso tortuoso, dinamico e non lineare, senza trovare corrispondenze evidenti con altre opere dello stesso periodo. I due dipinti resteranno visibili anche dopo la conclusione di Sorella Luce, fino al 15 febbraio 2027, al primo piano del Museo Diocesano, nell’ambito del ciclo Opera Ospite.

Il Meteorite
Il Meteorite
In cammino
In cammino
Macchia guidata
Macchia guidata
Casula
Casula

A completare il percorso sono due esemplari di casula liturgica, l’ampia veste circolare indossata da sacerdoti e vescovi sopra il camice e la stola durante la celebrazione della messa. I paramenti, appartenenti a una collezione più ampia donata al Museo, testimoniano la trasposizione su tessuto della poetica visiva di Padre Ruggeri. Il suo interesse per le vesti liturgiche risale agli anni Cinquanta, quando iniziò a elaborare i primi disegni. Negli anni Sessanta realizzò numerosi bozzetti a tempera e pennello, sviluppando diversi modelli, soprattutto casule, talvolta arricchite da lavorazioni artigianali. Pur senza avviare una produzione sistematica di paramenti, Ruggeri considerava anche questi oggetti parte integrante della progettazione dello spazio religioso, nella convinzione che ogni elemento destinato alla liturgia dovesse concorrere alla qualità artistica e spirituale dell’ambiente.

Al secolo Carlo Ruggeri, Padre Costantino nacque ad Adro nel 1925. Dopo gli studi classici nei conventi francescani di Saiano e Sabbioncello e quelli teologici a Busto Arsizio, dove realizzò anche un ciclo di affreschi, si dedicò alla pittura sotto la guida e la stima di Mario Sironi. Nel 1951, conclusi gli studi di teologia, fu ordinato sacerdote nel Duomo di Milano dal cardinale Schuster. Nello stesso anno tenne la sua prima mostra alla Galleria S. Fedele di Milano, presentata proprio da Sironi. Nel convento di Sant’Antonio proseguì il ministero sacerdotale e l’attività artistica. Nel 1954 ottenne il primo premio di pittura S. Fedele e il terzo premio Marzotto.

Alla fine degli anni Cinquanta si avvicinò alla scultura e, tra il 1958 e il 1962, frequentò l’Accademia di Brera, conseguendo il diploma con una tesi sui simboli epigrafici cristiani delle catacombe, seguita da Luciano Minguzzi. In quegli anni ampliò la rete dei suoi rapporti con artisti e architetti di fama internazionale, tra cui Fontana, Dova, Capogrossi, Crippa, Le Corbusier e Alvar Aalto. Nel 1959 lasciò Milano e trasferì il proprio studio nel convento di Canepanova, a Pavia. Qui continuò a dipingere e a scolpire, lavorando con terrecotte e ceramiche, per poi concentrare progressivamente la propria ricerca sullo spazio sacro. Alla pittura e alla scultura affiancò lo studio di cappelle, arredi, suppellettili e paramenti liturgici, sviluppando una visione unitaria dell’arte e dell’architettura religiosa.

Negli anni Sessanta sperimentò l’impiego di cristalli colorati di Murano incastonati in pannelli di cemento e, dal 1966, avviò la produzione di vetrate artistiche in vetro antico soffiato, legate con il piombo. Parallelamente collaborò con architetti come Luigi Figini e Gino Pollini, Gio Ponti, Ignazio Gardella, Giuseppe Vaccaro, Glauco Gresleri, Giorgio Trebbi e Pierluigi Nervi alla realizzazione di nuove chiese.

In seguito, insieme all’architetto Luigi Leoni, progettò direttamente edifici e complessi destinati al culto: chiese, santuari, cappelle e luoghi di preghiera per istituti religiosi. Tra le opere realizzate figurano la chiesa di Santa Maria della Gioia a Varese, del 1977, le chiese del Tabernacolo e della Madonna della Provvidenza a Genova, San Paolo a Rho, Santo Spirito a Pavia e San Bernardo a Roma, oltre a tre chiese in Burundi. Nel 1986 gli fu affidato l’intervento per la Cappella Feriale del Duomo di Milano, per la quale realizzò in bronzo patinato tutti gli elementi del nuovo spazio liturgico. L’anno successivo ricevette l’incarico di progettare il nuovo Santuario della Madonna del Divino Amore a Roma, consacrato da papa Giovanni Paolo II il 4 luglio 1999.

Dopo alcuni viaggi di studio in Giappone, nel 1993 progettò a Yamaguchi il nuovo santuario di San Francesco Saverio, inaugurato solennemente il 29 aprile 1998. Nello stesso anno avviò, attraverso la Fondazione Frate Sole, il premio quadriennale dedicato alla valorizzazione dell’architettura sacra. Tra il 1993 e il 2004 il riconoscimento fu assegnato agli architetti Tadao Ando, Alvaro Siza e Richard Meier. La sua attività internazionale proseguì fino agli ultimi anni. Alla fine del 2006 fu consacrata a Betlemme la nuova cappella della Theotokos, Madre di Dio, accanto al Santuario della Grotta del Latte, del quale Ruggeri aveva curato il restauro.

Il 24 giugno 2007, ad Adro, venne inaugurata la sua ultima opera scultorea, raffigurante il volto della Franciacorta. Padre Costantino morì il giorno successivo, 25 giugno, all’ospedale di Merate, nei pressi del convento di Sabbioncello, dove aveva trascorso le ultime settimane di vita.

La mostra è aperta al pubblico il lunedì, giovedì e venerdì dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 18; sabato, domenica e festivi dalle 10 alle 18. Chuiso il martedì e il mercoledì (con possibilità di visite di gruppo e laboratori su prenotazione).

Informazioni sulla mostra

Titolo mostraSorella Luce
CittàBrescia
SedeMuseo Diocesano di Brescia
DateDal 01/10/2026 al 08/11/2026
TemiArte contemporanea, Pittura



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