Quanto influì l'arte etrusca su Massimo Campigli? A Venezia una mostra sul tema


A Venezia, Palazzo Franchetti dedica una mostra al rapporto tra l’arte di Massimo Campigli e l’arte etrusca. 

Dal 22 maggio al 30 settembre 2021 ACP - Palazzo Franchetti a Venezia presenta la mostra Massimo Campigli e gli Etruschi. Una pagana felicità, a cura di Martina Corgnati.

“Nei miei quadri entrò una pagana felicità tanto nello spirito dei soggetti che nello spirito del lavoro che si fece più libero e lirico”: con queste parole Massimo Campigli descrive la visita al Museo Etrusco di Villa Giulia a Roma nel 1928, attribuendole un ruolo fondamentale per lo sviluppo della fase più matura della sua produzione artistica. 

La mostra di Palazzo Franchetti prende le mosse proprio da queste parole, proponendo un dialogo tra le opere di Campigli e gli esempi del passato da cui ha tratto ispirazione. Saranno in esposizione circa trentacinque opere dell’artista, appositamente selezionate, le quali si affiancheranno a una cinquantina di reperti etruschi, molti dei quali inediti ed esposti qui per la prima volta, individuati dalla Soprintendente Margherita Eichberg insieme agli studiosi del Comitato Scientifico Leonardo Bochicchio, Simona Carosi, Daniele Federico Maras, Rossella Zaccagnini. 

Nelle sale del piano nobile del palazzo si instaurerà un dialogo profondo tra le opere di Massimo Campigli e i reperti della cultura etrusca: le composizioni volutamente arcaicizzanti di Campigli, ben rappresentate con dipinti che spaziano dal 1928 al 1966, ritrovano le origini della loro ispirazione più profonda nei reperti etruschi, con cui si instaura una naturale condivisione di atmosfere, segni e colori. A partire dalla famosa visita al Museo Etrusco di Villa Giulia a Roma nel 1928 si assiste a una sorta di ritorno a una purezza primordiale nell’arte di Campigli, a un sapore antico fatto di colori tenui come dipinti ad affresco così simili a come il tempo ci ha restituito le immagini etrusche, di forme plasmate secondo il disegno di statue votive o di anfore, di figure femminili con busti a clessidra che si astraggono in immagini atemporali.

I reperti esposti presentano un’ampia ricchezza tipologica, dai vasi alle statuine, dai gioielli ai sarcofagi, e questo consente di rintracciare un universo di legami che, a partire da evocazioni, si declinano in riferimenti puntuali nelle diverse sezioni della mostra. La prima è dedicata alla figura umana, divisa in uomini e donne; la seconda agli animali, composta da uccelli, cavalli, animali selvatici ed infine la terza dedicata a forme e geometrie.

Molti dei reperti sono inediti e provengono da importanti operazioni di recupero di materiale archeologico, nonché da importanti musei internazionali, e ora nella disponibilità della Soprintendenza Archeologica Belle Arti e Paesaggio per l’Area Metropolitana di Roma, la Provincia di Viterbo e l’Etruria Meridionale.
Da menzionare sono due preziosi sarcofagi in terracotta del Museo Civico di Viterbo.

Per info: www.acp-palazzofranchetti.com

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Quanto influì l'arte etrusca su Massimo Campigli? A Venezia una mostra sul tema


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