Zoran Mušič alla Casa Museo Licini di Monte Vidon Corrado: oltre trent'anni di ricerca in mostra


Dal 25 luglio 2026 al 10 gennaio 2027 il Centro Studi e la Casa Museo Osvaldo Licini di Monte Vidon Corrado (Fermo) dedicano una mostra a Zoran Mušič. In esposizione dipinti, acquerelli e opere grafiche dal 1947 ai primi anni Ottanta provenienti dalla collezione di Alberto Marcelletti.

Dal 25 luglio 2026 al 10 gennaio 2027 il Centro Studi e la Casa Museo Osvaldo Licini di Monte Vidon Corrado (Fermo) ospitano la mostra Zoran Mušič nella Casa Museo Osvaldo Licini, a cura di Daniela Simoni e Stefano Bracalente. L’esposizione propone una selezione di opere dell’artista, ripercorrendone oltre trent’anni di attività attraverso dipinti, acquerelli, litografie e incisioni provenienti dalla raccolta di Alberto Marcelletti, frutto di un collezionismo sviluppato nell’arco di quarant’anni e dedicato all’opera di Anton Zoran Mušič (Gorizia, 1909 – Venezia, 2005).

Nato a Gorizia nel 1909, quando la città apparteneva ancora all’Impero austro-ungarico, Mušič è considerato una delle figure più rilevanti dell’arte europea del secondo Novecento. Formatosi all’Accademia di Zagabria, elaborò un linguaggio profondamente segnato dal paesaggio della propria infanzia in Dalmazia, territorio che avrebbe continuato a riaffiorare nella sua produzione artistica. Lo stesso artista riconobbe quanto quel paesaggio fosse rimasto impresso nella sua memoria solo durante un soggiorno in Spagna, quando il confronto con un ambiente simile gli fece comprendere la persistenza di quell’immagine interiore. La sua vicenda personale, sviluppatasi in un territorio di confine, contribuì inoltre a farne un punto di collegamento ideale tra Oriente e Occidente. Nel 1956 la sua attività di incisore e grafico ricevette un importante riconoscimento con il Gran Premio della Grafica alla Biennale di Venezia.

Zoran Mušič, Motivo dalmata (1950; olio su tela)
Zoran Mušič, Motivo dalmata (1950; olio su tela)

L’iniziativa mette in relazione l’opera di Mušič con quella di Osvaldo Licini, individuando alcuni temi comuni pur nella diversità dei rispettivi linguaggi. La ricerca dell’essenzialità, la riduzione della linea a segno primordiale, il rapporto con la memoria della terra natale, la riflessione sulla morte, il carattere silenzioso e trasfigurato del paesaggio, sospeso tra dimensione favolistica e malinconica, costituiscono alcuni degli elementi che avvicinano i due artisti. Anche il continuo oscillare tra figurazione e astrazione e la tensione verso una dimensione atemporale dell’immagine rappresentano aspetti che il percorso espositivo intende evidenziare.

La mostra segue un ordinamento cronologico e tematico e documenta le principali tappe della ricerca di Mušič dal 1947 ai primi anni Ottanta. Accanto ai celebri cavallini e asinelli dalmati, soggetti ormai identificativi della sua produzione e caratterizzati da una resa essenziale che richiama immagini quasi preistoriche, trovano spazio i paesaggi collinari dell’Umbria e della Toscana senese, le vedute rocciose del Carso e della Dalmazia e alcuni scorci di Venezia, città nella quale l’artista si stabilì e che rappresentò per lui un luogo privilegiato d’incontro tra culture orientali e occidentali. Sono esposti inoltre alcuni ritratti della moglie Ida, figura ricorrente nella sua opera.

Il percorso dedica particolare attenzione anche all’evoluzione del linguaggio di Mušič, mettendo in evidenza il progressivo allontanamento dalla rappresentazione naturalistica. Questo processo emerge nelle opere appartenenti alla serie delle Reti, dove il dato reale si trasforma progressivamente in struttura segnica, e nei cicli delle Terre dalmate e delle Terre d’Istria, nei quali la materia pittorica si avvicina a esiti di carattere informale.

Zoran Mušič, La Dogana (1982; olio su tela)
Zoran Mušič, La Dogana (1982; olio su tela)

Uno dei nuclei centrali dell’esposizione è costituito da alcune acqueforti della serie Non siamo gli ultimi, realizzata nel 1970. Le opere riportano alla memoria l’esperienza della deportazione nel campo di concentramento di Dachau, vissuta dall’artista quasi trent’anni prima. Dopo la guerra quel trauma segnò profondamente la sua ricerca, inducendolo a spogliare progressivamente le immagini di ogni elemento superfluo e a trasferire sul paesaggio il ricordo dell’orrore vissuto. In questo ciclo il segno essenziale e misurato diventa il mezzo attraverso cui affrontare una memoria destinata a trasformarsi in riflessione universale sulla violenza e sulla condizione umana.

La mostra è promossa dal Centro Studi Licini in collaborazione con il Comune di Monte Vidon Corrado e la Regione Marche, con il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Fermo. L’iniziativa si inserisce nel programma pluriennale del Centro Studi Licini, che da un lato prosegue l’approfondimento dedicato ai grandi protagonisti dell’arte del Novecento e dall’altro continua l’indagine sul tema del segno nell’arte contemporanea, già affrontato in precedenti esposizioni organizzate dall’istituzione.

Dichiarazioni

“Ho passato la mia gioventù in Dalmazia”, diceva Anton Zoran Mušič. “In questo paesaggio dove tutto è secco, bruciato, dove ci sono solo sassi, dove quasi non c’è vegetazione. Prima non sapevo che tutto questo mi era rimasto dentro. Solo quando sono andato in Spagna, ed ho trovato là un paesaggio simile, me ne sono reso conto. Qualcosa è successo all’improvviso, mi ha ricordato qualcosa. Poi mi è diventato chiaro, questo è il tuo paesaggio dalmata, sei a casa”.

“Personalità complessa, come tutte le anime inquiete, schivo e riservato, scostante, apparentemente distaccato, Music trova nell’arte l’occasione di lasciarsi andare. Fare grafica in particolare lo diverte”, osserva Stefano Bracalente. “L’entusiasmo lo guida nel lavoro. […] Non siamo gli ultimi è un monito, che quanto è stato sarà ancora fintanto che l’uomo griderà. Per questo il segno di Music accenna appena – discreto, semplice, essenziale – e non fa mai rumore, aspira anzi al silenzio”.

“Le opere di Music in mostra permettono di seguirne l’evoluzione del percorso artistico attraverso le diverse serie e di cogliere la trasformazione dell’immagine interiore di uno stesso soggetto trattato a olio, ad acquerello e nelle varie tecniche grafiche”, afferma Daniela Simoni. “Conoscere la grafica dell’artista giuliano significa entrare nel nucleo pulsante della sua creazione, dove emergono ancor di più la rinuncia alla descrizione naturalistica, la permanenza delle forme e il reiterarsi di una sintassi compositiva.”

Informazioni sulla mostra

Titolo mostraZoran Mušič nella Casa Museo Osvaldo Licini
CittàMonte Vidon Corrado
SedeCasa Museo Osvaldo Licini
DateDal 25/07/2026 al 10/01/2027
CuratoriDaniela Simoni, Stefano Bracalente
TemiArte del Novecento



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