Il Museo Nazionale d’Arte Medievale e Moderna di Arezzo inaugurerà, mercoledì 17 giugno, il cortile monumentale restaurato della sua sede, Palazzo Bruni-Ciocchi, al termine di un complesso percorso di studio, rilievo e restauro promosso dalla Direzione regionale Musei nazionali Toscana del Ministero della Cultura. L’appuntamento è fissato alle ore 17 con ingresso libero fino a esaurimento dei posti disponibili. L’intervento conclude un articolato programma di conoscenza e recupero che ha interessato Palazzo Bruni-Ciocchi, edificio che conserva una lunga e complessa storia intrecciata con quella della città di Arezzo. Il cortile monumentale costituisce infatti il fulcro architettonico dell’intero complesso e rappresenta uno degli esempi più significativi dell’architettura rinascimentale cittadina.
La cerimonia inaugurale si aprirà con i saluti istituzionali del prefetto di Arezzo Clemente di Nuzzo, del soprintendente della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Siena, Grosseto e Arezzo Gabriele Nannetti, della direttrice regionale Musei nazionali Toscana del Ministero della Cultura Carlotta Paola Brovadan e della direttrice del museo Luisa Beretti. Successivamente verranno illustrati il percorso progettuale e gli interventi realizzati sul cortile porticato. Rossella Sileno e Raffaele Fuschino introdurranno i lavori, mentre l’architetto Angela Savalli presenterà le attività di studio, analisi e progettazione che hanno accompagnato il restauro conservativo. Il restauratore Andrea Vigna approfondirà invece gli interventi effettuati sull’apparato lapideo e sugli intonaci, illustrando le operazioni che hanno consentito il recupero e la valorizzazione delle superfici storiche del complesso. L’inaugurazione culminerà con il tradizionale taglio del nastro e con l’esibizione dell’Insieme Vocale Tourdion diretto dal maestro Stefania Barberi, chiamato a sottolineare con la musica il momento di restituzione di questo spazio alla città e ai visitatori.
Il cortile monumentale di Palazzo Bruni-Ciocchi rappresenta uno degli elementi più caratterizzanti dell’edificio. Tradizionalmente attribuito a Bernardo Rossellino (Settignano, 1409 – Firenze, 1464), presenta un linguaggio architettonico che rivela una chiara ispirazione brunelleschiana, elemento che contribuisce a renderlo uno degli spazi più raffinati del palazzo. Sul retro, al livello del primo piano, il cortile è completato da un giardino pensile di ispirazione rinascimentale che ne amplia ulteriormente il valore storico e paesaggistico. All’interno di questo ambiente sono conservati importanti frammenti lapidei di carattere civile e religioso. Tra questi spiccano i capitelli duecenteschi provenienti dall’abside della Pieve di Santa Maria, testimonianze preziose della storia artistica e architettonica della città.
Prima dell’avvio del restauro il cortile è stato oggetto di un approfondito rilievo tridimensionale effettuato mediante tecnologia laser scanner. Le indagini diagnostiche, fondamentali per la progettazione degli interventi conservativi sui prospetti, hanno consentito di acquisire una conoscenza dettagliata dello stato di conservazione delle strutture. Le analisi hanno evidenziato un quadro complessivamente positivo, caratterizzato da un discreto stato di conservazione generale, pur mettendo in luce alcuni fenomeni di degrado tipici della pietra serena, causati principalmente dall’azione degli agenti atmosferici e dall’umidità. Proprio questi elementi hanno orientato la definizione degli interventi necessari a garantire la conservazione a lungo termine del complesso.
I lavori realizzati hanno interessato il risanamento degli intonaci, la manutenzione delle coperture, il restauro degli elementi lapidei e il miglioramento dei sistemi di smaltimento delle acque meteoriche. Interventi che consentiranno di assicurare una maggiore durabilità delle superfici e una migliore conservazione delle strutture architettoniche nel tempo. Il recupero del cortile assume un’importanza particolare anche perché costituisce il preludio al percorso museale che si sviluppa all’interno del palazzo. Le sale espositive accompagnano infatti il visitatore attraverso un itinerario cronologico che attraversa oltre mille anni di storia dell’arte, dall’alto Medioevo fino all’Ottocento. Il restauro ha inoltre restituito piena leggibilità ai numerosi manufatti presenti nel cortile, consentendo una valorizzazione più efficace delle opere esposte. Tra queste figurano importanti esempi di scultura manierista di derivazione classica, che costituiscono uno dei nuclei più interessanti della collezione.
Particolarmente significative sono la protome leonina e le due protomi equine rinvenute negli anni Trenta del Novecento durante i lavori legati all’acquedotto di Arezzo, infrastruttura medicea tradizionalmente associata a un progetto di Giorgio Vasari. Le sculture svolgevano originariamente una funzione tecnica oltre che decorativa: collocate presso la Godiola, contribuivano infatti alla regolazione del deflusso delle acque provenienti dall’Alpe di Poti e destinate a Piazza Grande attraverso un sofisticato sistema basato sul principio dei vasi comunicanti. La presenza di queste opere testimonia il legame tra arte, architettura e infrastrutture urbane che ha caratterizzato la storia della città nel corso dei secoli. Accanto a esse si trova una ulteriore protome di dimensioni minori inserita nella fontana del cortile, elemento che rafforza ulteriormente il richiamo all’estetica classica e rinascimentale.
Anche lo scalone monumentale conserva una testimonianza significativa della storia urbana aretina. Qui è infatti custodita la grande tela secentesca del Girelli, importante documento figurativo dedicato alla storica opera idraulica cittadina e al rapporto tra il palazzo e le grandi infrastrutture civiche del passato.
La forte impronta vasariana che caratterizza il complesso si riflette pienamente nei piani superiori del museo, dove il visitatore può ammirare una delle più importanti collezioni italiane di maioliche insieme a un patrimonio pittorico di straordinario valore. Tra le opere conservate figurano le tavole duecentesche di Margarito d’Arezzo, i dipinti di Spinello Aretino, Bartolomeo della Gatta e Luca Signorelli, protagonisti assoluti della storia artistica toscana. Il percorso culmina con il grande Convito per le nozze di Ester e Assuero di Giorgio Vasari, uno dei capolavori più significativi presenti nelle raccolte museali. A completare il panorama artistico vi è inoltre una ricca sezione dedicata alla pittura dell’Ottocento, con una vasta rappresentanza di opere dei Macchiaioli che testimoniano la continuità della tradizione artistica del territorio fino all’età contemporanea.
La storia del palazzo che ospita il museo è altrettanto articolata. Conosciuto anche come Palazzo della Dogana per il periodo in cui accolse i Monopoli di Stato, l’edificio venne realizzato a partire dal 1445 per volontà della famiglia Bruni, la stessa che diede i natali all’umanista e cancelliere fiorentino Leonardo Bruni. La costruzione inglobò preesistenze trecentesche e proprietà appartenute alla famiglia ghibellina degli Accolti, in un’area strategica della città situata nella zona di San Lorentino e nel quartiere di Porta del Foro, allora uno dei principali accessi urbani verso Firenze. Nel corso dei secoli il palazzo passò ai Ciocchi del Monte, diventando probabilmente la residenza cittadina del cardinale Giovan Maria Ciocchi del Monte, destinato a diventare papa con il nome di Giulio III. Successivamente l’edificio entrò nelle disponibilità dei conti Barbolani di Montauto, originari della Valtiberina, che contribuirono ad arricchirlo con la costruzione della galleria e del grande salone. A partire dal 1816 il complesso venne trasformato in deposito governativo e assunse funzioni amministrative che ne modificarono parzialmente l’utilizzo originario. Le vicende belliche del Novecento, che colpirono gravemente l’antico Palazzo Pretorio, contribuirono successivamente a ridefinire il ruolo dell’edificio.
Dal 1958 Palazzo Bruni-Ciocchi è diventato sede del Museo Nazionale d’Arte Medievale e Moderna, assumendo la funzione che ancora oggi lo caratterizza. Nel corso dei decenni l’istituzione ha raccolto un patrimonio di straordinaria ricchezza proveniente dalle soppressioni degli ordini religiosi successive all’Unità d’Italia, dalle collezioni di importanti figure del collezionismo erudito come Bartolini, Funghini e Fossombroni e dalle raccolte confluite nella Fraternita dei Laici. A queste si sono aggiunti nel tempo i depositi provenienti dalle Gallerie fiorentine e la preziosa donazione dello storico dell’arte aretino Mario Salmi, contribuendo a fare del museo uno dei principali punti di riferimento per la conoscenza della storia artistica della Toscana.
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