La direttrice dei Musei Vaticani, Barbara Jatta: “non darò mai in affitto la Cappella Sistina”


Lunga intervista della direttrice dei Musei Vaticani, Barbara Jatta, al quotidiano ’El País’. Con un punto fermo: la Cappella Sistina non si affitta.

La storica dell’arte Barbara Jatta, direttrice dei Musei Vaticani, ha concesso una lunga intervista al quotidiano spagnolo El País, condotta dalla giornalista Anatxu Zabalbeascoa e mirata a illustrare l’idea di museo della direttrice e la sua gestione dei Musei Vaticani. Barbara Jatta è la prima donna che dirige l’importante complesso (uno dei dieci musei più visitati al mondo), e ha deciso di farlo tenendo bene a mente un concetto fondamentale: il rispetto del luogo.

La prima domanda è, infatti, sulla Cappella Sistina, che è anzitutto “un luogo di culto”, che non è possibile visitare in caso di celebrazioni. Un luogo che tuttavia ha conosciuto un successo recente: “fino alla fine degli anni Ottanta, le persone venivano a vedere le antichità classiche e le Stanze di Raffaello. All’epoca, la Cappella Sistina era oscura, e a malapena si vedevano gli affreschi di Michelangelo. Dopo un restauro che durò una decina d’anni, apparirono i colori, un tripudio cromatico che fece scoprire i pittori che convivono con lui nella Cappella, da Botticelli a Pinturicchio al Ghirlandaio. Io lavoravo nella Biblioteca e ricordo l’impressione che ebbi: fu come se si fosse alzato un sipario”.

C’è poi un punto fermo: la Cappella Sistina non si affitta. “Assolutamente”, dice Jatta. Zabalbeascoa fa riferimento al fatto che nel 2014, prima della direzione di Barbara Jatta, venne concessa alla Porsche, che vi organizzò un concerto di musica classica. Per Jatta è semplicemente un ricordo del passato: “a volte capita che organizziamo cene per i nostri grandi patroni, ma durante la mia direzione sono state ridotte di moltissimo. Per quanto mi riguarda, questi sono i musei del papa, un luogo di arte e di fede per tutto il mondo. Non sono contraria a eventi di questo tipo, ma c’è modo e modo per organizzarli, e alcune decisioni esigono moderazione”.

L’intervista tocca altri temi, come il rapporto tra la collezione dei musei e la fede. Una relazione “molto forte, frutto di secoli di missione: portare avanti la conoscenza storica e artistica della fede. Queste sono le opere del papa, e questa caratteristica fa della collezione dei Musei Vaticani una raccolta molto peculiare a confronto con qualsiasi altro grande museo del mondo, sia esso l’Ermitage, il Louvre o il Prado”. Il Louvre, per esempio, “è espressione della grandeur della Francia, il Prado mostra le collezioni dei reali di Spagna”, e i Musei Vaticani si distinguono perché “espongono un messaggio di fede”.

Barbara Jatta espone anche le sue idee sul turismo di massa, che si riversa inevitabilmente anche sui Musei Vaticani: “è vero che comporta disagi. Però consente a tutti di conoscere. I miei figli viaggiano per l’Europa con voli da 30 euro. Oggi è possibile conoscere quello che prima era riservato a pochissimi. Condividere è il nostro messaggio. E noi vogliamo condividere la bellezza con molte persone”.

La direttrice, dopo aver parlato della sua vita personale, elenca anche le priorità che guidano la sua gestione del museo: “non voglio che i visitatori sfilino come pecore, ci sono altri modi per visitare i nostri musei. Vorrei che si conoscessero tutti i sette chilometri che li compongono. Per questo abbiamo ideato la mostra del terzo centenario di Winckelmann: sono più convinta del dialogo tra pezzi della collezione con opere di altri istituti, che delle esposizioni mediatiche”.

Barbara Jatta tocca poi anche il tema della decolonizzazione: “non abbiamo fatto restituzioni. Però cerchiamo di essere più corretti nei confronti dei pezzi che provengono da altre popolazioni. Lo facciamo per creare ponti”. In ultima battuta, un passaggio sulla comunicazione: “abbiamo migliorato il sito web affinché la gente si informi prima di venire a visitare i musei. La preparazione personalizzata sulla base dei propri interessi è il futuro. E l’informatica è la chiave: vendiamo online l’85% dei biglietti. Se vuoi venire, prenoti e ti prepari. Se paghi di più, aspetti di meno. Di solito, quelli che aspettano [in coda, ndr] sono i giovani come i miei figli: non hanno soldi, ma hanno tempo. Non ci sono in Italia altri musei con tante informazioni online. Anche se, ovviamente, noi non siamo italiani”.

Nella foto: Barbara Jatta

La direttrice dei Musei Vaticani, Barbara Jatta: “non darò mai in affitto la Cappella Sistina”
La direttrice dei Musei Vaticani, Barbara Jatta: “non darò mai in affitto la Cappella Sistina”


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