Dopo quasi nove mesi di chiusura, a Parigi il Louvre riapre al pubblico la Galerie d’Apollon (Galleria d’Apollo), uno degli ambienti più celebri e monumentali del palazzo parigino. Lo spazio, situato al primo piano dell’ala Denon, torna visitabile da oggi, mercoledì 22 luglio 2026 con un nuovo allestimento che restituisce pieno protagonismo al suo straordinario apparato decorativo, profondamente trasformato dopo il furto avvenuto il 19 ottobre 2025.
La riapertura segna una nuova fase nella storia della galleria. Le collezioni di oggetti preziosi e le opere che erano tradizionalmente esposte nelle vetrine sono state infatti rimosse: la galleria infatti adesso è vuota e i visitatori si concentreranno sull’architettura e sulle decorazioni dipinte e scolpite che fanno della Galleria d’Apollo uno dei più importanti esempi di decorazione monumentale del Seicento francese. Con questa scelta il Louvre ha voluto restituire alla sala la funzione per la quale era stata concepita oltre tre secoli e mezzo fa: una galleria d’apparato pensata come un’opera d’arte totale, in cui architettura, pittura, scultura e arti decorative concorrono alla costruzione di un unico grande programma celebrativo. La nuova sistemazione valorizza inoltre il ruolo della galleria come spazio di passaggio all’interno del percorso museale. La sala collega infatti la Rotonda di Apollo con il Salon Carré e si apre verso la Grande Galerie, costituendo uno dei principali assi di percorrenza del museo.
La Galerie d’Apollon rappresenta uno dei luoghi simbolo del Louvre e della storia dell’arte francese. Decorata nel corso dei secoli da alcuni dei maggiori artisti del Paese, tra i quali Charles Le Brun, François Girardon, Jean-Jacques Lagrenée ed Eugène Delacroix, essa costituì il modello al quale si ispirò la futura Galleria degli Specchi della Reggia di Versailles. Con una lunghezza di 61,34 metri, un’altezza di 15 metri e una superficie complessiva di circa 600 metri quadrati, la galleria conserva uno dei cicli decorativi più ricchi dell’intero museo. Pitture, stucchi e gli straordinari arazzi realizzati dalla Manifattura dei Gobelins, commissionati dall’architetto Félix Duban e installati nel 1852, contribuiscono a definire un ambiente che nel corso del tempo è divenuto uno dei simboli del Louvre.
La storia della Galleria d’Apollo affonda però le proprie radici nel XVI secolo. Durante il regno di Carlo IX, tra il 1560 e il 1574, nello spazio occupato oggi dalla galleria si trovava una terrazza sormontata da un portico che costituiva un luogo di passeggio collegando la Cour Carrée con le mura del Louvre affacciate sulla Senna. Fu soltanto sotto il regno di Enrico IV che questo spazio aperto venne trasformato in un edificio chiuso destinato a collegare la Cour Carrée con la Grande Galerie. Al primo piano sorse così la cosiddetta Petite Galerie, situata nelle immediate vicinanze degli appartamenti reali e destinata a diventare uno dei principali luoghi di rappresentanza della monarchia francese.
Costruita tra il 1594 e il 1596, la Petite Galerie era decorata con pitture e sculture dedicate alla celebrazione dei re e delle regine di Francia e dei grandi personaggi della storia nazionale. Il programma decorativo, oggi completamente perduto, venne affidato ai pittori Toussaint Dubreuil e Jacob Bunel e allo scultore Pierre Biard. Lo spazio assolveva una duplice funzione. Da un lato rappresentava un ambiente di collegamento all’interno del palazzo reale; dall’altro costituiva uno strumento di autorappresentazione della monarchia, attraverso un apparato figurativo destinato a costruire una nuova narrazione dinastica e politica del potere reale. Il destino della Petite Galerie cambiò radicalmente il 6 febbraio 1661, quando un incendio devastò l’edificio distruggendo integralmente il suo apparato decorativo.
La ricostruzione fu affidata all’architetto Louis Le Vau, che non si limitò a restaurare la galleria ma ne ampliò l’impianto con nuovi edifici. La decorazione venne invece affidata all’équipe guidata dal pittore Charles Le Brun, il principale artista della corte di Luigi XIV. I lavori iniziarono nel 1662 ma subirono un brusco rallentamento nel 1671, quando il sovrano decise di trasferire la propria residenza a Versailles, destinando alla costruzione del nuovo palazzo molti degli artisti e degli artigiani fino ad allora impegnati al Louvre.
Fu proprio Charles Le Brun a definire il nuovo programma iconografico della galleria, scegliendo come protagonista Apollo, il dio del Sole che Luigi XIV aveva adottato come figura simbolica del proprio regno. Nella concezione dell’artista il dio regola l’ordine dell’universo distribuendo i quattro elementi, scandendo il succedersi delle ore del giorno, il movimento dei pianeti e l’alternarsi delle stagioni e dei mesi. L’azione benefica del sole diventa così una metafora del buon governo del sovrano, capace di assicurare prosperità e armonia al regno.
La decorazione alterna grandi scene dipinte, medaglioni e figure in stucco in una soluzione destinata a influenzare profondamente la successiva progettazione della Galleria degli Specchi della Reggia di Versailles, realizzata tra il 1678 e il 1684. Alla decorazione plastica parteciparono artisti destinati a diventare protagonisti della scultura francese, tra i quali François Girardon, Thomas Regnaudin e i fratelli Gaspard e Balthazar Marsy, che proprio attraverso il cantiere del Louvre avviarono la brillante carriera destinata poi a proseguire a Versailles.
Dopo l’interruzione dei lavori, il completamento della decorazione passò nel XVIII secolo all’Accademia Reale di Pittura e Scultura, insediata al Louvre dal 1692. L’istituzione si assunse il compito di completare il vasto programma decorativo del soffitto rimasto incompiuto. A partire dal 1763 l’Accademia ottenne inoltre la disponibilità della galleria, che ospitò fino al 1775 uno degli atelier della Scuola reale degli allievi protetti. Nello stesso periodo la sala accolse anche dipinti appartenenti alle collezioni dell’Accademia e il celebre ciclo della Storia di Alessandro realizzato da Charles Le Brun.
Per essere ammessi all’Accademia, gli artisti erano tenuti a presentare un’opera come saggio di ammissione. Ad alcuni di loro venne richiesto di contribuire direttamente al completamento della volta della Galleria d’Apollo realizzando composizioni mitologiche coerenti con il progetto ideato da Le Brun. Tra il 1769 e il 1781 furono così eseguite opere come La Primavera di Antoine François Callet, L’Autunno di Jean Hugues Taraval, L’Estate di Louis Jacques Durameau, L’Inverno di Jean-Jacques Lagrenée e Castore o la Stella del mattino di Antoine Renou.
L’aspetto attuale della galleria è però in larga misura il risultato dei lavori promossi durante la Seconda Repubblica francese. L’architetto Félix Duban, incaricato del restauro e del completamento della decorazione, impostò il cantiere con l’obiettivo di preservare l’unità stilistica dell’insieme concepito sotto Luigi XIV. Per completare le parti mancanti della volta coinvolse alcuni tra i principali pittori del suo tempo, invitandoli a ispirarsi ai soggetti e alle composizioni elaborate da Charles Le Brun quasi due secoli prima. Tra questi spicca Eugène Delacroix, al quale fu affidata la grande scena centrale raffigurante Apollo vincitore del serpente Pitone. L’artista realizzò una composizione caratterizzata da un intenso movimento vorticoso, progettata per essere osservata dal basso e perfettamente integrata nel contesto decorativo seicentesco.
Duban intervenne anche sulle pareti della galleria, ricostruendo boiserie in stile Luigi XIV in cui inserì una serie di ventotto ritratti tessuti dalla Manifattura dei Gobelins tra il 1854 e il 1863. Gli arazzi raffigurano i principali personaggi che contribuirono alla costruzione e all’abbellimento del Louvre e del Palazzo delle Tuileries.
Con la nascita del museo pubblico nel 1793, la Galleria d’Apollo iniziò ad accogliere opere già dal 1797, ma fu soprattutto a partire dal 1861 che lo spazio assunse la funzione di sede delle collezioni di oggetti preziosi del Louvre. Nelle vetrine progettate appositamente per la sala trovarono posto le gemme appartenute a Luigi XIV, le lacche di Maria Antonietta, i capolavori provenienti dal tesoro dell’Abbazia di Saint-Denis e dall’Ordine dello Spirito Santo. Nel corso della Terza Repubblica la vendita dei Diamanti della Corona di Francia, decisa dalla legge del 1887, modificò nuovamente le collezioni della galleria. Sebbene la raccolta fosse considerata inalienabile fin dal 1530, sotto Francesco I, il Parlamento autorizzò la vendita della maggior parte dei gioielli. Otto pezzi furono tuttavia esclusi dall’alienazione e destinati al Louvre, dove vennero esposti nella Galleria d’Apollo. Questi preziosi si salvarono anche durante il furto del 19 ottobre 2025. L’episodio ha colpito infatti alcune parure del Secondo Impero, mentre gli storici Diamanti della Corona non sono stati sottratti. Il furto tuttavia ha reso necessaria la chiusura della galleria per diversi mesi e ha spinto il museo a ripensarne radicalmente la funzione espositiva. Per il momento, ha fatto sapere il direttore del Louvre, Christophe Leribault, i gioielli che fino a pochi mesi fa si potevano ammirare nella galleria, non saranno esposti e saranno conservati in un caveau.
Con la riapertura del 22 luglio 2026 il Louvre sceglie quindi di restituire la Galleria d’Apollo alla sua vocazione originaria. Privata delle vetrine e delle collezioni di oggetti preziosi, la sala torna a essere soprattutto un monumento da contemplare nella sua interezza, un capolavoro dell’arte decorativa francese concepito nel XVII secolo come celebrazione del potere monarchico e oggi restituito ai visitatori come una delle più straordinarie opere d’arte del museo.
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