Venerdì scorso, 29 maggio, il Museo Gypsotheca Antonio Canova di Possagno ha riaperto al pubblico l’Ala Scarpa, al termine di un articolato intervento di restauro iniziato nel giugno del 2025. Si conclude così un importante cantiere che ha interessato uno degli spazi museali più celebri del Novecento italiano, considerato una delle testimonianze più significative del dialogo tra architettura contemporanea e patrimonio artistico. La riapertura restituisce ai visitatori un ambiente che rappresenta uno dei vertici della ricerca progettuale di Carlo Scarpa (Venezia, 1906 – Sendai, 1978), maestro dell’architettura italiana del secondo dopoguerra, autore di un intervento che ha saputo integrare la modernità del linguaggio architettonico con il contesto storico e artistico della Gypsotheca dedicata ad Antonio Canova. I lavori sono stati realizzati dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le Province di Padova, Treviso e Belluno, diretta dalla soprintendente Marta Mazza, in stretta collaborazione con la Fondazione Canova, presieduta da Massimo Zanetti, con il Comune di Possagno guidato dal sindaco Valerio Favero e con l’Università IUAV di Venezia. L’intervento è stato reso possibile grazie a un finanziamento straordinario del Ministero della Cultura pari a 460 mila euro, ottenuto a seguito della richiesta avanzata dall’allora soprintendente Fabrizio Magani.
L’Ala Scarpa venne realizzata nel 1957 come ampliamento della storica Gypsotheca neoclassica che custodisce i modelli in gesso delle opere di Antonio Canova. Fin dalla sua inaugurazione è stata considerata una delle opere più importanti dell’architetto veneziano e uno dei più riusciti esempi di integrazione tra architettura, luce e allestimento museale. L’edificio si distingue per una serie di soluzioni tecniche e formali particolarmente innovative che, proprio per la loro complessità, hanno reso nel tempo necessarie costanti attività di monitoraggio e conservazione. Molte delle scelte progettuali furono infatti sviluppate e perfezionate durante la fase esecutiva, dando forma a un’architettura di straordinaria qualità ma caratterizzata da una notevole delicatezza costruttiva.
Proprio per affrontare in maniera adeguata questa complessità, il progetto di restauro è stato preceduto da un lungo lavoro di studio e approfondimento scientifico. Prima dell’avvio del cantiere è stata infatti condotta una vasta attività di ricerca finalizzata a comprendere le trasformazioni subite dall’edificio nel corso dei decenni e a individuare le strategie più appropriate per la sua conservazione.
Il percorso di analisi ha incluso una ricognizione bibliografica e archivistica, campagne di rilievo e acquisizione strumentale direttamente sull’edificio e una successiva fase di interpretazione critica dei dati raccolti. Tutte queste attività sono state sviluppate grazie alla collaborazione con l’Università IUAV di Venezia, che ha messo a disposizione competenze scientifiche e laboratori specializzati. Il gruppo di ricerca è stato coordinato da Emanuela Sorbo, con la collaborazione di Gianluca Spironelli e Tommaso Moretto. Un contributo determinante è arrivato inoltre dai laboratori dell’ateneo veneziano, in particolare dal sistema costituito da CIRCE, LabSCo e FisTec, che hanno svolto un ruolo strategico nell’analisi dei materiali, delle tecniche costruttive e dello stato conservativo dell’edificio.
Il cuore dell’intervento ha riguardato il cosiddetto Cannocchiale, uno degli ambienti più celebri e rappresentativi dell’Ala Scarpa. Questo spazio costituisce infatti il momento culminante del percorso museale progettato dall’architetto e rappresenta il principale punto di osservazione delle Tre Grazie di Canova, creando un dialogo visivo di straordinaria intensità tra architettura e scultura. Il progetto di restauro è stato sviluppato dallo studio Muratori e Zanon di Padova e ha visto un costante processo di verifica e validazione da parte del Responsabile Unico del Progetto, l’ex soprintendente di Padova Vincenzo Tiné. Il lavoro si è svolto in continuo confronto con la direttrice del Museo Canova Moira Mascotto, con Emanuela Sorbo, con il direttore operativo Andrea Mantovani e con Maria Grazia Martin, restauratrice della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le Province di Padova, Treviso e Belluno.
Una prima fase dei lavori è stata dedicata alla messa in sicurezza dell’edificio e alla protezione della copertura. Le indagini preliminari avevano infatti individuato nel sistema di smaltimento delle acque meteoriche una delle principali cause dei fenomeni di degrado che interessavano la struttura. Per questo motivo si è intervenuti prioritariamente sul sistema di raccolta e deflusso delle acque piovane, al fine di eliminare le criticità che nel tempo avevano compromesso alcune parti dell’edificio.
Successivamente il cantiere è entrato nella fase più propriamente conservativa con il rifacimento della copertura. Questa operazione è stata realizzata dalla ditta Merotto Bau in collaborazione con Asolo Restauri. Particolare attenzione è stata dedicata al recupero dei materiali originari, che sono stati conservati e reimpiegati ogni volta che le condizioni di conservazione lo hanno consentito, nel rispetto dei principi del restauro conservativo.
All’interno del Cannocchiale sono stati eseguiti interventi sulle superfici architettoniche e sugli elementi costitutivi dell’allestimento. Sono stati restaurati gli intonaci, le superfici lapidee, gli elementi lignei e quelli metallici, attraverso operazioni mirate a preservare l’aspetto originario degli ambienti e a garantirne la stabilità nel tempo. Questa fase è stata affidata alla ditta specializzata OG2 Garbuio, che ha operato seguendo criteri improntati alla massima conservazione della materia storica e delle caratteristiche formali concepite da Carlo Scarpa. Anche le grandi vetrate che caratterizzano l’architettura dell’Ala Scarpa sono state interessate da interventi specifici. Le operazioni hanno riguardato sia la protezione sia la messa in sicurezza delle strutture vetrate, elementi fondamentali per il rapporto tra luce naturale e spazio museale che costituisce uno dei tratti distintivi dell’intero progetto architettonico.
Parallelamente alle attività di restauro è stato avviato un ulteriore progetto di ricerca e sperimentazione dedicato agli apparati espositivi progettati da Carlo Scarpa. Si tratta di un’iniziativa pilota coordinata da Andrea Mantovani in collaborazione con Siro Andrich e con la ditta Passarella Restauri, sotto la supervisione della soprintendente Marta Mazza. L’intervento ha riguardato una delle teche espositive originali concepite dall’architetto veneziano. Attraverso un accurato processo di analisi, smontaggio controllato, studio dei materiali e successivo rimontaggio, è stato possibile acquisire nuove conoscenze tecniche e metodologiche relative alla conservazione di questi complessi manufatti.
L’obiettivo era duplice. Da una parte definire un modello operativo da applicare ai futuri restauri dell’intero sistema espositivo dell’Ala Scarpa; dall’altra elaborare soluzioni in grado di garantire una maggiore sicurezza delle strutture e delle opere d’arte custodite, anche dal punto di vista della protezione antisismica. I risultati ottenuti rappresentano un importante avanzamento nelle strategie di conservazione dell’allestimento storico progettato da Scarpa e costituiscono una base scientifica per gli interventi futuri. La disponibilità di nuovi finanziamenti già assicurati dal Ministero della Cultura consentirà infatti di proseguire il programma di tutela e valorizzazione dell’Ala Scarpa. Le conoscenze acquisite durante questa fase sperimentale potranno essere estese progressivamente all’intero sistema delle strutture espositive, garantendo una conservazione sempre più efficace e rispettosa delle caratteristiche originali del progetto.
Per inviare il commento devi
accedere
o
registrarti.
Non preoccuparti, il tuo commento sarà salvato e ripristinato dopo
l’accesso.