Super donazione da 455 opere agli Uffizi: entra nel museo la collezione Del Bravo


Importante acquisizione per gli Uffizi: entrano nel museo le 455 opere della collezione Carlo Del Bravo.

Si è completata la donazione della collezione di Carlo Del Bravo alla Galleria degli Uffizi: il museo fiorentino acquisisce dunque una raccolta di 455 opere, tra dipinti, disegni e sculture, che coprono un arco di tempo che va dal Seicento fino ai giorni nostri. Tra le opere figurano uno straordinario San Giovannino del Rosso Fiorentino, e poi capolavori del Tribolo, di Jacopo Vignali,di Giovanni Battista Foggini, di Jean-Auguste-Dominique Ingres, Pio Fedi, Giuseppe Bezzuoli e molti altri. Il lascito è stato reso possibile grazie alla generosità e lungimiranza dell’allievo ed erede universale di Carlo Del Bravo, Lorenzo Gnocchi, professore all’Università di Firenze.

Carlo Del Bravo (San Casciano in Val di Pesa, 1935 - Firenze, 2017) è stato uno storico dell’arte specialista di arte rinascimentale e del Cinquecento, in particolare di scultura, con interessi che spaziavano anche su Otto e Novecento, nonché docente di storia dell’arte all’università di Firenze. Del Bravo, dopo essersi laureato nel 1959 con Roberto Longhi, Carlo Del Bravo in seguito insegnò all’Istituto d’Arte di Porta Romana, prima di diventare assistente di Roberto Salvini all’Università di Firenze. Nel 1982 gli viene conferita la cattedra di Storia dell’Arte Moderna nello stesso ateneo, dove insegna fino al 2008, e in forma volontaria anche oltre: sotto la sua guida si sono formate generazioni di studenti, tra i quali tre direttori della Galleria d’Arte Moderna, Ettore Spalletti, Carlo Sisi, Simonella Condemi, e Antonio Natali, già direttore della Galleria degli Uffizi. La produzione scientifica di Carlo del Bravo è vastissima e spazia, fra l’altro, dall’arte senese del Quattrocento (ricordiamo il suo pionieristico libro sulla scultura senese del XV secolo, pubblicato nel 1970) a Leonardo da Vinci, Michelangelo, Raffaello; dalla pittura del Seicento fiorentino (e non solo) alla scultura di Cellini e Lorenzo Mochi; dagli artisti italiani ed europei dell’Ottocento alla scultura italiana tra le due Guerre. In una serie di importanti saggi ha affrontato argomenti “trasversali” con un approccio interpretativo molto originale: ricordiamo qui, tra gli altri, Sul significato della luce nel Caravaggio e in Gianlorenzo Bernini, del 1983; Ritratti petrarcheschi, del 1997; L’iconologia generale e Rodolfo, del 2012.

Come anticipato, tra le opere che entrano a far parte del patrimonio pubblico ci sono lo stralunato e irriverente San Giovannino del Rosso Fiorentino (l’ultimo quadro del grande pittore manierista finora in mani private) e farà parte del nuovo allestimento della pittura del primo Cinquecento agli Uffizi (in corso di preparazione). Due tele tra le più struggenti del fiorentino Jacopo Vignali (il Giovane flautista e Gesù incoronato di spine) verranno esposte nella Galleria Palatina. Ma la maggior parte della collezione (con opere di maestri dell’Ottocento come Giuseppe Bezzuoli, Léon Bonnat, Antonio Ciseri, Raffaello Sernesi, e molti altri, nonché dipinti di amici artisti contemporanei di Carlo Del Bravo), verrà esposta in due sale dedicate nella Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti, che verrano restaurate e allestite nei prossimi mesi: spazi per molti decenni chiusi al pubblico e utilizzati come uffici, ma con una veduta spettacolare sui monumenti di Firenze che sempre incantava Del Bravo quando si affacciava a quelle finestre. Altre due sale adiacenti, anch’esse inaccessibili da più di mezzo secolo e ultimamente adoperate come depositi, ospiteranno di nuovo le sculture di Domenico Trentacoste, come era in origine. Del Bravo, peraltro, è stato per decenni membro della Commissione per la valutazione e le nuove acquisizioni della Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti, che in quegli spazi si riuniva regolarmente. All’interno di questo organo, Del Bravo ha rappresentato un modello culturale all’avanguardia per scelte e indirizzo metodologico, caldeggiando acquisti di importanza fondamentale fra cui i disegni di Pietro Benvenuti, il celebre Paesaggio a Grizzana di Giorgio Morandi, la stele marmorea di Lorenzo Bartolini. Inoltre, è in preparazione una mostra su Carlo Del Bravo come collezionista, studioso e maestro di generazioni di studenti, e un catalogo scientifico completo di tutte le opere della sua collezione. Infine, alcuni gruppi di opere dal Lascito Carlo Del Bravo saranno esposte a San Casciano Val di Pesa, luogo di nascita e della prima infanzia dello studioso.

“Così come negli studi accademici”, commenta il direttore degli Uffizi, Eike D. Schmidt, “anche la collezione che Carlo Del Bravo mise insieme nel corso della sua vita (una delle più importanti donazioni ai musei fiorentini dal secondo dopoguerra) è il frutto di una vita all’insegna di passione del sapere e senso del bello, studi rigorosi e intense amicizie artistiche. Proprio questi valori hanno ispirato oggi l’atto di generosità compiuto dal suo allievo ed erede universale Lorenzo Gnocchi, che ha consegnato i tesori più preziosi, personali ed intimi del suo maestro al popolo italiano intero: si realizzano così la volontà e le speranze del testatario, con lungimiranza e vero amore filiale verso uno dei più grandi storici dell’arte che il secondo Novecento ha visto”.

“Carlo Del Bravo ha consacrato l’intera sua esistenza alla bellezza portatrice di grandi pensieri, ed ha rappresentato una vera luce, negli studi, nell’insegnamento, come nelle amicizie”, spiega Lorenzo Gnocchi. “Egli ha profuso gran parte delle proprie, molte, forze umane ed intellettuali, con severità, ma anche con affettuosa partecipazione, con straordinaria chiarezza e lessicale elezione, e privilegiando una didattica seminariale; instaurava così con gli allievi vere amicizie fondate sull’intesa dei valori dell’arte e della bellezza: i corsi presentavano ogni anno argomenti nuovi e metodologicamente formativi, e le «Lezioni di lettura e attribuzione di opere d’arte» dal XV al XXI secolo allargavano la conoscenza a quegli artisti che egli presentava in largo anticipo sui tempi della loro riscoperta, come, già dagli anni sessanta, i pittori scandinavi, gli «accademici» italiani ed europei dell’ottocento, le secessioni fotografiche, gli scultori figurativi fra le due guerre”.

Nell’immagine, due opere della donazione Del Bravo: Rosso Fiorentino, San Giovannino (1520 circa; tempera su tavola, 53,5 x 35,5 cm) e Jacopo Vignali, Giovane flautista (1650 circa, olio su tela, 72 x 58,5 cm)

Super donazione da 455 opere agli Uffizi: entra nel museo la collezione Del Bravo
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