Barcellona dichiara guerra agli affitti turistici: stop ai B&B per riportare i residenti in centro


Il sindaco Jaume Collboni annuncia la fine delle licenze per gli appartamenti turistici entro il 2028. Obiettivo: riportare oltre 10mila abitazioni sul mercato residenziale e contrastare una crisi abitativa che, secondo il primo cittadino, alimenta le disuguaglianze sociali.

“Il turismo deve essere al servizio della città, non la città al servizio del turismo”, per questo “gli affitti turistici [delle case] scompariranno entro il 2028”. Questa frase basterebbe da sola a restituire il senso politico della posizione del sindaco di Barcellona, Jaume Collboni, socialista, che in una intervista al Quotidiano Nazionale affronta una delle questioni decisive del presente urbano delle città d’arte europee, quella del rapporto sempre più conflittuale tra turismo e residenti. In una città tra le regine del turismo mondiale che ha chiuso il 2025 con circa 16 milioni di visitatori, il sindaco ha annunciato che allo scadere delle licenze per B&B queste non verranno rinnovate per restituire ai residenti gli oltre 10mila immobili oggi utilizzati per i turisti, invocando nuove politiche abitative anche in sede europea: Collboni definisce infatti la “crisi abitativa” come “la principale fonte di disuguaglianza sociale odierna”.

L’intervista parla di Barcellona, ma descrive una frattura comune a molte città d’arte: l’equilibrio definito da molti ormai fragile tra turismo, rendita immobiliare e vita quotidiana dei residenti. Il tema è di stretta attualità nei dibattiti anche di molte città d’arte italiane o piccole località turistiche dove si lanciano grida di allarmi per la pressione degli affitti ai turisti con la paura di vedere trasformati i centri storici in mero spazio di consumo.

Veduta di Barcellona. Foto: Logan Armstrong
Veduta di Barcellona. Foto: Logan Armstrong

“A Barcellona”, afferma Collboni, “stiamo cambiando le regole del gioco per garantire il diritto all’abitare. Ci stiamo concentrando su due fronti: la regolamentazione a breve termine per mitigare l’impatto, e la costruzione a lungo termine per generare alternative future”. Il sindaco rivendica risultati concreti. Secondo quanto afferma nell’intervista, gli affitti a Barcellona erano cresciuti del 70% in dieci anni, ma le nuove regole avrebbero già prodotto un calo del 2,7% tra marzo 2024 e dicembre 2025. Collboni sostiene inoltre che il numero dei contratti residenziali continui ad aumentare (“attualmente a Barcellona ci sono 1.370 contratti in più rispetto a prima dell’entrata in vigore della regolamentazione”) e che l’affitto medio sia oggi di 1.160 euro al mese. “Credo sinceramente che stiamo avendo successo” rivendica il primo cittadino, ma il passaggio politicamente più forte riguarda gli appartamenti turistici: “scompariranno da Barcellona entro il 2028” con la previsione del ritorno al mercato residenziale delle oltre 10mila abitazioni oggi impiegate per finalità turistiche. In parallelo, aggiunge, la città ha raddoppiato la produzione di alloggi pubblici.

Nel discorso di Collboni il turismo viene subordinato a una gerarchia precisa: prima il diritto all’abitare, poi il resto. È qui che l’intervista assume un valore che va oltre Barcellona e tocca Firenze, citata come città che si muove nella stessa direzione (ne abbiamo parlato qui): “II turismo è e continua a essere un’attività economica necessaria per la nostra città. Ma il turismo deve essere al servizio della città, non la città al servizio del turismo. Ciò che non può accadere, in ogni caso, è che il turismo abbia un impatto straordinariamente negativo su un diritto fondamentale dei cittadini, come il diritto all’abitazione. Crediamo che l’Unione europea debba svolgere un ruolo fondamentale nella ricerca di soluzioni alla crisi abitativa”, riconosce che è stato istituito per la prima volta un Commissario europeo per la casa e che quindi “si stanno facendo dei passi avanti, ma abbiamo bisogno di finanziamenti, di capacità normativa e di potere decisionale per garantire che l’Ue sia un alleato nella lotta contro la crisi abitativa. A Barcellona siamo molto lieti di avere Firenze e la sua sindaca al nostro fianco in questa battaglia per l’edilizia abitativa che stiamo conducendo a livello europeo, e mi fa anche molto piacere vedere che le misure che stiamo adottando a Barcellona servono da ispirazione per affrontare la crisi in altre città”.

L’Osservatorio del Turismo di Barcellona (OTB) ha calcolato che nel 2025 Barcellona città ha accolto, come anticipato, 16 milioni di turisti, confermandosi una delle mete urbane più visitate d’Europa, con un impatto economico diretto della spesa turistica stimato in 14 miliardi di euro. Il comparto alberghiero ha concentrato 12,9 milioni di visitatori e 32,4 milioni di pernottamenti, mentre l’extra-alberghiero pesa in modo crescente: gli habitatges d’ús turístic, cioè le “abitazioni ad uso turistico” in catalano e che vengono abbreviate in HUT, che sarebbero per noi i B&B, hanno generato 13 milioni di pernottamenti, pari a circa un terzo del totale municipale. In una città dove l’offerta ricettiva resta vasta e il turismo continua a crescere, la pressione sul mercato della casa resta uno dei nodi più sensibili per il sindaco.

Collboni riconosce il turismo come attività economica necessaria, ma rifiuta che esso diventi il criterio sovrano di organizzazione urbana che incida sul destino dei luoghi storici: che – potremmo sintetizzare – non siano soltanto scenari da visitare ma spazi da abitare. Una stretta agli affitti turistici in Italia l’ha data anche il Governo con la Legge di Bilancio 2026 modificando le regole del gioco per i gestori: scende infatti da 4 a 2 immobili il limite per operare come privati affittando a turisti per periodi inferiori a 30 giorni. Dal terzo diventa come una attività d’impresa e occorre prendere la Partita Iva.



Andrea Laratta

L'autore di questo articolo: Andrea Laratta

Giornalista. Amante della politica (militante), si interessa dei fenomeni generati dal turismo, dell’arte e della poesia. “Tutta la vita è teatro”.



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