I tesori della Biblioteca Scientifica Universitaria di Odessa: nei libri la memoria dell'Europa


La Biblioteca Scientifica Universitaria di Odessa, in Ucraina, conserva quattro milioni di opere, incunaboli, edizioni rinascimentali e volumi che coprono l’intera storia dell’editoria europea e custodiscono dunque la memoria dell’Europa. Un patrimonio prezioso, di enorme valore, oggi minacciato dalla guerra.

Il patrimonio culturale della città di Odessa, il grande porto ucraino del Mar Nero, è unico per la ricchezza dei contributi di diverse tradizioni culturali europee. Questo è il frutto della storia peculiare della città, fondata nel 1794 durante la rivoluzione rivoluzione francese e costruita da zero da una babele di diverse nazionalità, in particolare italiani, francesi, greci e tedeschi. Questa storia si riflette anche nella ricchezza di libri antichi e rari da tutta Europa, che costituiscono il giacimento della più antica biblioteca di Odessa: la Biblioteca Scientifica dell’Università Nazionale I. I. Mechnikov.

La storia di questa biblioteca è segnata dai molti cambiamenti storici e istituzionali. Nacque come la Biblioteca del Liceo Richelieu (1817), il primo istituto educativo di Odessa, fondato dal duca di Richelieu, che fu il più celebre e amato sindaco della storia della città. Poi divenne la Biblioteca dell’Università della Novorossija (1865), e infine l’attuale Biblioteca Scientifica dell’Università Nazionale Mechnikov, nuovo nome della più antica università di Odessa.

L’ampiezza e il valore scientifico delle sue collezioni la collocano tra le principali biblioteche dell’Ucraina. Il suo patrimonio librario, accumulato e custodito nel corso dei secoli, è di grande valore. Fin dalle origini, la biblioteca si è arricchita grazie a donazioni provenienti da istituzioni culturali, ma soprattutto da facoltosi privati. Numerose collezioni appartenute a nobili, statisti, mercanti, professori universitari e bibliofili sono confluite nei suoi fondi. La biblioteca è sopravvissuta ai pericoli della storia, attraversando il periodo della rivoluzione russa e del potere sovietico, gli anni della seconda guerra mondiale e della guerra fredda, superando molte sfide e contribuendo alla salvaguardia del patrimonio culturale di Odessa.

Oggi il patrimonio della biblioteca ammonta a circa 4 milioni di unità. Le sue collezioni sono conosciute a livello internazionale e comprendono 21 raccolte nominali (tra cui la biblioteca del Palazzo Vorontsov di Odessa, la biblioteca personale del Conte Stroganov, la biblioteca slavistica di Grigorovič e diverse raccolte scientifiche universitarie), oltre 100.000 edizioni rare e di pregio e circa 300.000 pubblicazioni periodiche dei secoli XVII–XIX.

La biblioteca gestisce l’intero ciclo editoriale della rivista scientifica Bibliotechnyj Merkurij (ISSN 3335 Print; ISSN 2707-3343 Online), dedicata agli studi bibliografici e alla storia del libro antico e raro. È stato inoltre creato il giornale elettronico open access Biblio-Collegium (ISSN 2409-4129), che pubblica i lavori della sezione biblioteconomica della conferenza scientifica annuale dell’università. La biblioteca dispone di un sito web con risorse aperte consultabili, scaricabili e utilizzabili per fini educativi e di ricerca. Molto importante è la biblioteca elettronica delle edizioni rare, con una sezione di periodici che include giornali odessiti del XIX secolo come Odesskie novosti e Odesskij listok. Inoltre, è disponibile una vasta raccolta di autori classici, in latino, italiano e altre lingue europee (Omero, Luciano, Diogene Laerzio, Plutarco, Erodoto, Apuleio, Orazio), nonché notevoli edizioni del Rinascimento italiano (Petrarca, Boccaccio, Dante, Tasso, Ariosto).

Ecco un breve viaggio attraverso i tesori nascosti di rilevanza europea della Biblioteca.

Biblioteca Universitaria di Odessa. Foto: Yury Litvinenko
Biblioteca Universitaria di Odessa. Foto: Yury Litvinenko

Gli incunaboli della Biblioteca

Gli incunaboli (dal latino incunabula: “culla”, “inizio”) sono quei libri stampati in Europa dall’invenzione della stampa da parte di Johannes Gutenberg (1397/1400 circa – 1468) a metà del XV secolo fino al 1° gennaio 1501. Tra i tesori della Biblioteca Scientifica spicca una piccola ma preziosa selezione di edizioni della fine del XV secolo.

Il libro più antico conservato nella biblioteca è il trattato del grande giurista Johannes Andreae (1270 circa – 1348), Super arboribus consanguinitatis, affinitatis et cognationis spiritualis, pubblicato a Norimberga dopo il 1476. Segue il “Liber Calculationes” del matematico, meccanico, filosofo e logico inglese Richardus Swineshead, stampato a Padova nel 1477. Nella stessa città, nel 1486, venne pubblicato anche il De latitudinibus formarum del teologo, astrologo ed erudito francese Nicole Oresme (1320 circa – 1382).

Johannes Andreae, Super arboribus consanguinitatis, affinitatis et cognationis spiritualis
Johannes Andreae, Super arboribus consanguinitatis, affinitatis et cognationis spiritualis (post 1476)

Uno dei primi testi di aritmetica stampati in Europa è il trattato De proportionibus del teologo, filosofo, logico, matematico e meccanico medievale Alberto di Sassonia (1313 circa – 1390), presente nella biblioteca di Odessa in un’edizione veneziana del 1494-1495. A questo si aggiugne il Liber Calculationes del matematico inglese Richard Swineshead, primo manuale di contabilità, pubblicato a Padova nel 1477.

Il trattato dell’umanista italiano Fra Luca Bartolomeo de Pacioli (1445 circa – 1515), Summa de arithmetica, geometria, proportioni et proportionalità, pubblicato a Venezia nel 1494, rappresenta una vera enciclopedia delle scienze matematiche. Studiando la vita economica veneziana e i modi delle operazioni commerciali della Serenissima, Pacioli documentò anche il linguaggio gestuale dei mercanti del tardo Quattrocento. Infatti tra le illustrazioni compare una tavola con raffigurazioni delle mani, in cui ogni gesto corrisponde a una cifra.

Tutti gli incunaboli sopra menzionati provengono dalla collezione di Ivan Jur’evič Timčenko (1863 – 1939), professore dell’Università della Novorossija e storico della matematica. Uno degli incunaboli più belli del XV secolo, pubblicato dalla grande officina tipografica di Anton Koberger (1445 – 1513) a Norimberga, è il Liber Chronicarum dell’umanista tedesco Hartmann Schedel (1440 – 1514), una vera gemma della collezione. Con oltre 1800 xilografie, alcune delle quali colorate a mano, quest’opera rappresenta una fonte fondamentale non solo per la storia, ma anche per l’iconografia, la geografia e la cartografia del mondo. Il monumentale volume in folio, composto da 328 carte, fu stampato nel 1493.

Per la cosiddetta Cronaca universale (il titolo più diffuso dell’opera) furono preparate 645 matrici xilografiche, utilizzate per realizzare le illustrazioni. Il 12 luglio 1493 il libro fu pubblicato in latino (edizione conservata nella biblioteca) e, sei mesi dopo, in tedesco. Il testo della Cronaca universale è accompagnato da xilografie raffiguranti personaggi biblici, ritratti di figure storiche, nonché scene storiche, allegoriche e religiose. Le illustrazioni furono realizzate dagli incisori e artisti di Norimberga Wilhelm Pleydenwurff e Michael Wolgemut (1434 – 1519), con il contributo anche del suo allievo, il giovane Albrecht Dürer.

Hartmann Schedel, Liber Chronicarum (1494)
Hartmann Schedel, Liber Chronicarum (1494)

Il libro italiano tra il XVI e il XVIII secolo

Tra le antiche edizioni europee conservate nella biblioteca, spicca per consistenza e varietà tematica la collezione di libri italiani. Un segmento significativo di questa è costituito dalle opere giuridiche. La maggior parte di esse proviene dalla biblioteca personale del giurista e storico del diritto polacco Romuald Jan Hube (1803 – 1890). La sua collezione (oltre 8.100 volumi) fu acquisita dall’Università di Novorossija nel 1868. Sempre dalla collezione Hube vengono le edizioni della tipografia di Aldo Manuzio rappresentano uno dei contributi più significativi alla cultura europea e uno dei simboli del Rinascimento italiano. Tra queste figura l’opera Constitutiones et privilegia Patriarchatus et Cleri Venetiarum (1587).

Tra le opere scientifiche sono presenti gli studi del celebre anatomista e naturalista Marcello Malpighi (Anatomia delle piante, Londra, 1675–1679) e del medico entomologo Francesco Redi (Osservazioni intorno agli animali viventi che si trovano negli animali viventi, Napoli, 1687).

Constitutiones et privilegia Patriarchatus et Cleri Venetiarum (1587)
Constitutiones et privilegia Patriarchatus et Cleri Venetiarum (1587)

Edizioni del XVI secolo dei grandi tipografi europei

Nel fondo della Biblioteca Scientifica è conservata una collezione di edizioni del XVI secolo che conta oltre 500 esemplari in 12 lingue: latino, francese, tedesco, italiano, ceco, polacco, greco, inglese, spagnolo, catalano, danese e slavo ecclesiastico. Il patrimonio librario comprende inoltre 94 paleotipi (edizioni della prima metà del XVI secolo).

La struttura della collezione è estremamente ampia: include 39 città e altre località italiane, 30 centri tipografici tedeschi, oltre 10 città francesi, 8 città spagnole, nonché opere pubblicate in Polonia, Boemia, Inghilterra, Danimarca e Ucraina. La raccolta comprende preziose edizioni di officine tipografiche storiche in tutta Europa. Tra le più rilevanti, l’opera Constitutiones et privilegia Patriarchatus et Cleri Venetiarum, pubblicata nel 1587 presso la celebre “Casa di Aldo”, la tipografia veneziana fondata nel 1494 dall’umanista Aldo Pio Manuzio e rimasta attiva per oltre un secolo, pubblicando 952 opere, soprattutto di autori greci antichi (Aristotele, Aristofane, Sofocle, Erodoto, Platone) in greco e latino. Aldo Manuzio introdusse innovazioni fondamentali nell’arte della stampa: nel 1501 inventò un nuovo carattere tipografico (antiqua), sviluppò il corsivo (ispirato alla scrittura della cancelleria papale) e stampò i primi libri a formato ridotto. Le edizioni aldine rappresentano uno dei contributi più rilevanti alla cultura europea e uno dei simboli del Rinascimento italiano.

La produzione della celebre tipografia fiorentina della famiglia Giunti è invece rappresentata da opere del giurista medievale Baldus de Ubaldis (1327–1402), esponente della scuola dei postglossatori. Le sue numerose interpretazioni del Codex Iustinianus furono pubblicate a Venezia tra il 1576 e il 1577.

Marchio tipografico della famiglia Giunti
Marchio tipografico della famiglia Giunti

Presenti anche opere stampate dagli Estienne di Parigi: uno dei più illustri rappresentanti di questa dinastia di tipografi fu l’umanista e filologo Robert Estienne, che ricevette dal re di Francia Francesco I il titolo di “stampatore reale in latino, ebraico e greco”. Nella collezione universitaria sono conservate opere stampate da questa tipografia tra cui le Vite parallele di Plutarco (1561), due esemplari delle Odi di Anacreonte e di altri poeti lirici (1556), l’ordinanza del re Carlo IX (1568) per la creazione di un corpo speciale di guardia a Parigi, destinato a reprimere disordini durante le guerre di religione francesi.

Un’altra figura centrale dell’editoria europea fu il tipografo ugonotto Christophe Plantin ad Anversa. Egli fondò la Officina Plantiniana, la prima impresa tipografico-editoriale di tipo industriale in Europa, composta da sedici tipografie e con circa 80 lavoratori. Questo contribuì a rendere Anversa uno dei principali centri tipografici dell’Europa occidentale. Nei fondi della Biblioteca sono presenti due opere pubblicate dalla sua officina durante il periodo della rivoluzione borghese nei Paesi Bassi: Ordonnance, édict et décret du Roy nostre Sire sur le faict de la justice criminelle es Pays Bas (1570) e Acta pacificationis… (1580), relativo agli accordi tra il re di Spagna, l’arciduca Mattia d’Austria e i rappresentanti delle province dei Paesi Bassi.

Acta pacificationis (1580)
Acta pacificationis (1580)

Nel XVII secolo, un ruolo fondamentale nella diffusione delle nuove idee in Europa fu svolto dai principali stampatori. Il contributo più significativo all’editoria dell’epoca fu dato dalla casa editrice olandese Elzevier (da cui la parola “elzeviro”), attiva ininterrottamente per 120 anni, dal 1592 al 1712, con sedi principali a Leida e Amsterdam, e filiali in Inghilterra, Francia, Italia e Danimarca. La collezione universitaria comprende 42 edizioni elzeviriane. Tra queste figura un esemplare dell’opera Opera in quibus Tactica nunc primum prodeunt (1617) dell’imperatore bizantino Constantino VII Porfirogenito (905–959), pubblicata a cura del noto storico, filologo e antiquario olandese Johannes Meursius (1579–1639).

È inoltre presente l’edizione di Leida del 1635 del trattato politico-filosofico Arcana politica sive De prudentia civili del celebre matematico, filosofo, medico e ingegnere Girolamo Cardano (1501–1576), così come le Opera mathematica di François Viète (1540–1603), pubblicate a Leida nel 1646 da Bonaventura Elzevir (1583–1652) e Abraham Elzevir (1592–1652).

François Viète, Opera mathematica (1646)
François Viète, Opera mathematica (1646)

Libri del XVII secolo su grandi viaggi e navigatori

La Biblioteca conserva il terzo volume del trattato geografico Delle navigationi et viaggi del diplomatico, geografo e umanista veneziano Giovanni Battista Ramusio (1485–1557), stampato nel 1606 dalla tipografia della famiglia Giunti. Questo volume è dedicato alla conquista della capitale azteca Tenochtitlán, condotta da Hernán Cortés per conto della corona spagnola, nonché alla sottomissione dell’Impero Inca da parte di Francisco Pizarro, insieme ad altri eventi dei conquistadores nell’America meridionale.

Inoltre c’è anche una descrizione della Nuova Francia, i territori scoperti in America dal navigatore francese Jacques Cartier negli anni Trenta e Quaranta del XVI secolo. L’ultima parte del trattato di Ramusio racconta il Viaggio nelle Indie Orientali del mercante italiano Cesare Federici, che visitò i territori dell’Impero di Vijayanagara (India meridionale) negli anni Sessanta del XVI secolo.

Mappa del Nuovo Mondo nel trattato di G. B. Ramusio (1606)
Mappa del Nuovo Mondo nel trattato di G. B. Ramusio (1606)

La collezione di letteratura religiosa lusiziana

Nella Biblioteca c’è una preziosa sezione di letteratura religiosa della tradizione lusaziana (edizioni dei Serbi lusaziani), proveniente dalla collezione del filologo, viaggiatore e bibliofilo polacco Andrzej Kucharski (35 unità). Fiore all’occhiello di questa sezione è il convoluto editoriale Raccolta di salmi della Bassa Lusazia e Catechismo di A. Möller (1574), con i testi del calendario ecclesiastico e della raccolta di salmi in latino, tedesco e lingua vendica (lusaziana), nonché il Piccolo Catechismo. L’esemplare presenta annotazioni marginali in lingua lusaziana, con una impressione a secco sulla coperta della legatura con la scritta: Sic Deus dilexit mundum ut Fili (“Così il Signore ama il mondo come un figlio”).

Raccolta di salmi della Bassa Lusazia e Catechismo di A. Möller (1574)
Raccolta di salmi della Bassa Lusazia e Catechismo di A. Möller (1574)

Gli ex libris dei grandi personaggi

Oltre ai libri la Biblioteca Scientifica conserva anche numerosi documenti – ex libris, timbri e dediche – molto preziosi per ricostruire la storia delle opere e della loro appartenenza.

Notevoli gli ex libris del nobile napoletano Francesco Vargas Machuca (1699-1785), che fu un eminente giurista e letterato. La sua biblioteca era rinomata per la ricca collezione di scritti dei Padri della Chiesa, opere dei classici greci e latini, oltre a repertori e testi di riferimento sulla storia di Napoli (Catalogo di scelta biblioteca già appartenuta al fu marchese Vargas-Macciucca, tipografia E. Schipani, 1886). Il Marchese aveva l’abitudine di incollare sul risguardo dei libri, accanto all’ex libris, un elenco di quindici regole redatte in latino, alle quali dovevano attenersi coloro che prendevano in prestito i volumi della sua biblioteca.

Rappresentata in biblioteca è anche la figura di Maria Adelaide di Francia (1732–1800), principessa francese della dinastia dei Borbone, quarta figlia di Luigi XV, nota come Madame Adélaïde. Ciascuna delle figlie di Luigi XV possedeva una propria biblioteca, i cui volumi erano decorati con stemmi impressi in oro o argento e si distinguevano per il colore delle legature: i libri della principessa Sofia erano rilegati in marocchino giallo limone, quelli della principessa Vittoria in marocchino verde o oliva, mentre quelli della principessa Maria Adelaide in marocchino rosso. Tuttavia, solo Adelaide può essere considerata una vera bibliofila: la sua biblioteca contava circa 10.000 volumi. La collezione fu dispersa all’asta durante la Rivoluzione francese. A Odessa, di quella collezione, è presente l’Histoire du cardinal Mazarin (3 vol.) di Antoine Auberty, stampata ad Amsterdam da Michel-Charles Le Cène (1751, Vol. 1–3).

Si prosegue con Luigi XV, detto “il Beneamato” (1710–1774), re di Francia. Il suo regno (1715–1774) fu segnato da grandi sconfitte e dalla perdita delle colonie in Nord America e in India, ma rappresentò al contempo un periodo di grande fioritura della cultura francese. Il sovrano era ben istruito e incline alla diffusione del sapere. Costituì una notevole biblioteca personale.

La letteratura specialistica rileva che i superex libris presenti sugli esemplari appartenuti ai monarchi francesi (Louis XIV, Louis XV e Louis XVI) assumono spesso il carattere di veri e propri marchi editoriali. Essi decoravano gli Almanacchi Reali, i libri liturgici, alcuni volumi in folio dedicati a celebrazioni ufficiali e altre pubblicazioni della stampa reale. A Louis XV venivano frequentemente offerte opere a lui dedicate o libri rilegati con il suo stemma “De France”. Gli stemmi hanno una notevole varietà, e la biblioteca ne conserva diversi esempi. Opere della sua collezione: Catalogue de livres imprimés de la Bibliothèque du Roy, in 7 volumi, (Parigi: Imprimerie Royale, 1739–1753, voll. 1–6) e Almanach royal (Parigi: chez Le Breton, 1750, 1759, 1761).

Presenti anche alcuni libri appartenuti a Napoleone Bonaparte (1769–1821), imperatore dei Francesi, che leggeva ogni novità editoriale, rileggeva spesso gli autori classici ed era appassionato di storia. Dal 1807 uno dei suoi bibliotecari fu il celebre bibliografo Antoine-Alexandre Barbier. Le biblioteche napoleoniche contavano circa 100.000 volumi; molti di essi furono messi poi all’asta.

L’imperatore amava lavorare nella biblioteca allestita nella residenza preferita di Joséphine de Beauharnais, a Malmaison. Qui erano rappresentati tutti i generi: storia, viaggi, teatro, poesia, romanzi, dizionari, opere scientifiche e artistiche (per un totale di circa 5.000–6.000 volumi). Le legature, relativamente sobrie, in pelle di vitello, recavano impressi lo stemma imperiale e l’indicazione della biblioteca di appartenenza, senza eccessivi ornamenti o decorazioni lussuose. Questa biblioteca servì da modello per quelle delle altre residenze imperiali: le Tuileries, Compiègne, Saint-Cloud, il Trianon, Rambouillet e Fontainebleau.

Alcuni esemplari conservati nel Fondo Vorontsov della Biblioteca, decorati con lo stemma dell’imperatore francese, recano annotazioni di Mikhail Vorontsov (governatore generale della Novorossija e plenipotenziario della Bessarabia dal 1823 al 1844), che attestano il loro acquisto a Malmaison nel 1815. Tra i volumi selezionati con superex libris napoleonico vi è anche un esemplare con stemma legato all’incoronazione di Napoleone nel Duomo di Milano come re del neonato Regno d’Italia. Opere presenti in collezione: Base du système métrique décimal, ou mesure de l’arc du méridien compris entre les parallèles de Dunkerque et Barcelone, eseguita dal 1792 e anni successivi da Méchain e Delambre, redatta da Delambre, (Parigi: Baudouin, 1806–1810, voll. 1–3), Dominique Bouhours, Histoire de P. d’Aubusson-La Feuillade, grand maître de Rhodes (quarta edizione, Parigi, 1806), Pomponius Mela, traduzione francese sull’edizione di Abraham Gronovius, (Parigi–Poitiers, anno XII, 1804, voll. 1–3) e Antonio Buttura, Poesie (Parigi: Stamperia dell’Università Imperiale, 1811).

E a questi tesori della cultura europea va aggiunta la cospicua parte dei libri e documenti in russo, ucraino e altre lingue slave. Un patrimonio di cultura attualmente in pericolo a causa della guerra con la Russia, che non risparmia gli edifici storici e i beni culturali.



Ugo Poletti

L'autore di questo articolo: Ugo Poletti

Ugo Poletti è fondatore e direttore della testata The Odessa Journal, giornale digitale creato nel 2020 per la comunità di lingua inglese di Odessa e dell'Ucraina meridionale. Il giornale copre ambiti come la cronaca locale, economia e cultura.



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