Croazia, scoperto un relitto bizantino con tesori d'oro straordinari: anche un anello imperiale


Diciannove anni di ricerche archeologiche subacquee al largo dell’isola croata hanno portato alla scoperta di un relitto del VII-VIII secolo con cinture d’oro, monete, un anello imperiale e un ricco carico commerciale. È considerato uno dei ritrovamenti più importanti del periodo bizantino.

In Crozia, il mare che circonda l’isola di Meleda (Mljet) restituisce una delle più importanti scoperte dell’archeologia subacquea del Mediterraneo orientale. Dopo quasi un decennio di campagne di scavo, gli archeologi hanno portato alla luce nei giorni scorsi un relitto bizantino databile tra il VII e l’VIII secolo d.C., il cui eccezionale stato di conservazione e il ricchissimo carico fanno del sito uno dei più significativi mai individuati lungo la costa orientale dell’Adriatico. Tra i reperti recuperati figurano preziosi ornamenti in oro appartenuti ad alti dignitari dell’Impero bizantino, monete auree, un rarissimo anello imperiale e un vasto insieme di merci che contribuiscono a ricostruire le rotte commerciali del Mediterraneo altomedievale.

Le ricerche sono condotte dall’Istituto croato per la conservazione (Hrvatski restauratorski zavod), attraverso il Dipartimento di archeologia subacquea, che da diciannove anni svolge indagini sistematiche nelle acque dell’isola di Meleda. Il progetto è diretto dagli archeologi subacquei Igor Miholjek, responsabile della ricerca archeologica, e Pavle Dugonjić, responsabile del Dipartimento di archeologia subacquea.

L’attività di ricerca avviata nell’area ha prodotto risultati di rilievo ben oltre il solo relitto bizantino. Nel corso degli ultimi diciannove anni gli archeologi hanno infatti individuato venti relitti navali fino ad allora sconosciuti, databili tra il II secolo a.C. e il XVI secolo. Tra tutti, tuttavia, la nave bizantina risalente al VII-VIII secolo rappresenta il ritrovamento di maggiore importanza, sia per l’eccezionale stato di conservazione del carico sia per la rarità dei reperti recuperati, che la rendono una delle più significative scoperte archeologiche relative al periodo bizantino nell’intero bacino del Mediterraneo.

Scoperta del relitto bizantino nelle acque dell'isola di Meleda, Croazia. Foto: Hrvatski restauratorski zavod
Scoperta del relitto bizantino nelle acque dell’isola di Meleda, Croazia. Foto: Hrvatski restauratorski zavod
Scoperta del relitto bizantino nelle acque dell'isola di Meleda, Croazia. Foto: Hrvatski restauratorski zavod
Scoperta del relitto bizantino nelle acque dell’isola di Meleda, Croazia. Foto: Hrvatski restauratorski zavod
Scoperta del relitto bizantino nelle acque dell'isola di Meleda, Croazia. Foto: Hrvatski restauratorski zavod
Scoperta del relitto bizantino nelle acque dell’isola di Meleda, Croazia. Foto: Hrvatski restauratorski zavod

Le indagini sul relitto sono iniziate nel 2015 e, fino a oggi, hanno visto lo svolgimento di nove campagne di ricerca coordinate dall’Istituto croato per la conservazione. Nel corso degli scavi è emerso un insieme di oggetti che offre una testimonianza straordinaria della cultura materiale e dei circuiti commerciali dell’Impero bizantino durante la seconda metà del VII secolo. Il ritrovamento più importante riguarda quattro completi di cinture d’oro corredati da preziose fibbie, anch’esse in oro, decorate con smeraldi, rubini e perle. Si tratta di elementi di lusso destinati ad adornare le cinture di cuoio degli alti funzionari dell’amministrazione bizantina. Secondo gli archeologi, reperti di questo tipo non erano mai stati rinvenuti prima sui fondali del Mediterraneo, circostanza che conferisce al sito un valore del tutto eccezionale.

Accanto agli ornamenti personali sono state recuperate numerose monete d’oro appartenenti a quattro imperatori della dinastia di Eraclio. La loro presenza costituisce un elemento fondamentale anche dal punto di vista cronologico, poiché consentirà agli studiosi di definire con maggiore precisione la data dell’affondamento della nave, collocandola con ogni probabilità verso la fine del VII secolo.

Tra gli oggetti più significativi figura anche un anello d’oro raffigurante un imperatore della dinastia di Eraclio. Gli studiosi sottolineano come un simile gioiello potesse appartenere esclusivamente a una personalità di altissimo rango politico o militare, autorizzata a utilizzare il sigillo imperiale per autenticare i documenti ufficiali. L’anello potrebbe quindi essere stato un dono diplomatico oppure un oggetto personale appartenuto a un importante funzionario dell’amministrazione bizantina. In entrambi i casi, il reperto suggerisce il prestigio dei passeggeri presenti a bordo e conferma il valore dell’intero carico trasportato dalla nave.

Il relitto ha restituito anche un ricco carico commerciale, che testimonia il ruolo della navigazione bizantina nei traffici mediterranei dell’epoca. Gli archeologi hanno recuperato numerose anfore destinate al trasporto delle merci, bilance mercantili utilizzate nelle transazioni commerciali, gettoni d’avorio e una vasta quantità di vasellame in ceramica comprendente ciotole, brocche e piatti. L’insieme dei reperti permette di delineare un quadro articolato delle attività economiche e delle relazioni commerciali che collegavano le due sponde del Mediterraneo durante l’età bizantina.

La posizione del ritrovamento contribuisce inoltre a comprendere le circostanze dell’affondamento. L’isola di Meleda occupa infatti un punto strategico lungo una delle principali rotte marittime che, per secoli, hanno messo in comunicazione il Mediterraneo orientale con quello occidentale. Gli studiosi ritengono che l’imbarcazione sia naufragata mentre cercava riparo nella baia di Polače. La presenza del palazzo tardoantico e la conformazione naturale della baia ne avevano fatto per secoli uno dei rifugi più sicuri per le navi sorprese dal maltempo durante la navigazione lungo l’Adriatico.

Le ricerche rappresentano il risultato di una collaborazione ormai consolidata tra diverse istituzioni e specialisti. Oltre al personale del Dipartimento di archeologia subacquea dell’Istituto croato per la conservazione, partecipano infatti da molti anni alle operazioni i sommozzatori del Comando Interventi della Direzione generale della Polizia croata (MUP RH), Mario Orlandini, il centro immersioni Aquatica Mljet, che fornisce il supporto logistico alle operazioni in mare, e la società NavArchos, diretta da Anton Divić.

Scoperta del relitto bizantino nelle acque dell'isola di Meleda, Croazia. Foto: Hrvatski restauratorski zavod
Scoperta del relitto bizantino nelle acque dell’isola di Meleda, Croazia. Foto: Hrvatski restauratorski zavod
Scoperta del relitto bizantino nelle acque dell'isola di Meleda, Croazia. Foto: Hrvatski restauratorski zavod
Scoperta del relitto bizantino nelle acque dell’isola di Meleda, Croazia. Foto: Hrvatski restauratorski zavod
Scoperta del relitto bizantino nelle acque dell'isola di Meleda, Croazia. Foto: Hrvatski restauratorski zavod
Scoperta del relitto bizantino nelle acque dell’isola di Meleda, Croazia. Foto: Hrvatski restauratorski zavod
Scoperta del relitto bizantino nelle acque dell'isola di Meleda, Croazia. Foto: Hrvatski restauratorski zavod
Scoperta del relitto bizantino nelle acque dell’isola di Meleda, Croazia. Foto: Hrvatski restauratorski zavod

La campagna di ricerca del 2026 si svolge inoltre in collaborazione con un gruppo di archeologi dell’Università di Stanford coordinato dal professor Justin Leidwanger. L’attività del team statunitense è rivolta in particolare allo studio del carico commerciale della nave, con particolare attenzione alle anfore e ai recipienti ceramici, il cui esame potrà contribuire a ricostruire le rotte percorse dall’imbarcazione e la provenienza delle merci trasportate.

Il progetto si avvale anche del contributo di specialisti internazionali che seguono differenti aspetti dell’analisi scientifica dei reperti. Tra i partner di lunga data figurano il professor Falko Daim e Levante Samu, impegnati nello studio delle tecniche di produzione e dei motivi decorativi dei preziosi set di cinture in oro. Le monete recuperate sul relitto sono invece oggetto delle analisi numismatiche condotte da Željko Demo.

L’insieme dei materiali recuperati e le ricerche ancora in corso promettono di ampliare significativamente le conoscenze sul Mediterraneo bizantino tra VII e VIII secolo. La combinazione di oggetti di lusso appartenenti all’élite imperiale e di un consistente carico commerciale rende infatti il relitto di Meleda una testimonianza eccezionale non soltanto delle rotte marittime dell’epoca, ma anche delle relazioni politiche, diplomatiche ed economiche che caratterizzavano l’Impero bizantino nel pieno dell’Alto Medioevo. La prosecuzione degli scavi e delle analisi scientifiche potrà offrire nuovi elementi per comprendere l’identità dell’equipaggio e dei passeggeri, la natura della missione intrapresa dalla nave e il contesto storico nel quale avvenne il suo naufragio, confermando il sito come uno dei più importanti laboratori di ricerca dell’archeologia subacquea mediterranea.




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