Una nuova scoperta archeologica è stata annunciata nell’area di Bir el-Shaghala, nell’oasi di Dakhla, nel governatorato di New Valley, in Egitto. A darne notizia è il Ministero del Turismo e delle Antichità dell’Egitto, attraverso i propri canali ufficiali. Una missione archeologica egiziana del Consiglio Supremo delle Antichità ha individuato una tomba di forma piramidale costruita in mattoni crudi e databile all’epoca romana, destinata alla sepoltura di un uomo e di sua moglie.
La tomba presenta un impianto architettonico caratterizzato da un ingresso in pietra arenaria, raggiungibile attraverso una scala di quattordici gradini. L’ingresso, realizzato secondo modelli dell’architettura egizia, è decorato con iscrizioni geroglifiche in rilievo incise con formule e recitazioni funerarie destinate alla protezione dei defunti. Il coronamento comprende una cornice egiziana con disco solare alato e cobra, seguita da un elemento a forma di fascio di canne.
Sull’architrave compare inoltre una scena funeraria individuata per la prima volta nella necropoli: la rappresentazione della settima ora del Libro dell’Amduat, uno dei testi dell’aldilà dell’antico Egitto. Ai lati si sviluppano ulteriori iscrizioni e raffigurazioni legate ai proprietari della tomba. L’ingresso era chiuso da una lastra di pietra con una figura osiriaca circondata da formule protettive.
Dal corridoio si accede a una sala trasversale in mattoni crudi, con volta, dalla quale si raggiungono due camere funerarie collocate sul lato destro. Le camere sono costruite anch’esse in mattoni crudi e rivestite di malta, mentre al di sopra si sviluppa la struttura piramidale. Gli scavi hanno inoltre restituito una tavola per offerte in arenaria, posta sopra un bacino per le abluzioni (purificazioni) dello stesso materiale, diversi recipienti in ceramica e una moneta di bronzo con l’effigie in rilievo dell’imperatore romano Costantino.
Tra i reperti si distingue una stele funeraria rettangolare inserita nella parete meridionale della struttura piramidale. La parte superiore, a profilo frontonale, presenta al centro un disco solare in rilievo. La stele conserva in inchiostro rosso un’elegia funeraria in greco antico composta da 19 versi, dedicata a un uomo chiamato “Pesikhtis”, che secondo uno studio preliminare potrebbe aver ricoperto la carica di giudice. Il testo è datato tra la fine del III e l’inizio del IV secolo d.C. e costituisce una testimonianza della vita letteraria e culturale dell’oasi in epoca romana.
Secondo quanto riferito dal Consiglio Supremo delle Antichità, gli elementi architettonici, le iscrizioni e i testi funerari della tomba forniscono informazioni sulle pratiche funerarie e sulla vita culturale e religiosa dell’oasi di Dakhla durante il periodo romano. Alcuni elementi suggeriscono inoltre un possibile riutilizzo successivo della tomba: nella parte superiore è stata individuata una cappella in mattoni crudi sopra l’ingresso principale, preceduta da un santuario funerario con quattro pilastri quadrangolari.
Bir el-Shaghala è una delle principali aree archeologiche dell’oasi di Dakhla e appartiene alla necropoli dell’antica città di Mothis, l’odierna Mut, capitale dell’oasi durante le epoche tolemaica e romana. Il nome moderno dell’area deriva da un pozzo d’acqua noto come Bir el-Shaghala. Le indagini del Consiglio Supremo delle Antichità sono iniziate nel 2002 e, nel corso delle diverse campagne, hanno portato alla scoperta di numerose tombe caratterizzate da differenti impianti e soluzioni architettoniche.
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