Nei fondali dell'Isola d'Elba scoperti un dolium romano e un possibile relitto


Le due nuove evidenze archeologiche sono state individuate durante le attività di monitoraggio subacqueo promosse dalla Soprintendenza ABAP di Pisa e Livorno con i Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Firenze e i Carabinieri Subacquei di Genova. In autunno una nuova campagna di scavi.

I fondali dell’Isola d’Elba continuano a restituire testimonianze preziose del passato che attraversa i secoli lungo le rotte commerciali del Mar Tirreno. Un dolium, ovvero un grande recipiente, di età romana, e un possibile relitto, quest’ultimo ancora oggetto di studio e non ancora databile con certezza, sono le due nuove evidenze archeologiche individuate nei fondali dell’Arcipelago Toscano nel corso delle attività di monitoraggio del patrimonio archeologico subacqueo promosse dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Pisa e Livorno. Le operazioni sono state condotte in collaborazione con il Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Firenze e il Nucleo Carabinieri Subacquei di Genova, in un lavoro congiunto che unisce le competenze scientifiche della Soprintendenza a quelle operative e investigative dell’Arma dei Carabinieri specializzata nella tutela dei beni culturali.

A commentare la scoperta è stato il soprintendente Valerio Tesi, che ha sottolineato il valore straordinario di questo tratto di mare per il patrimonio archeologico italiano. “Il mare dell’Arcipelago Toscano”, ha dichiarato, “è un eccezionale giacimento di beni archeologici e le nuove scoperte ne confermano ancora una volta il valore. Questi risultati sono il frutto della consolidata collaborazione tra la Soprintendenza e l’Arma dei Carabinieri, in particolare con il Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Firenze e il Nucleo Subacquei di Genova, oltre che dell’impegno della funzionaria archeologa Gloriana Pace, che sta sviluppando una preziosa collaborazione con i centri diving per coinvolgerli attivamente nella tutela di un patrimonio tanto ricco quanto fragile”

Le scoperte nei fondali dell'Isola d'Elba. Foto: Soprintendenza ABAP Pisa e Livorno
Le scoperte nei fondali dell’Isola d’Elba. Foto: Soprintendenza ABAP Pisa e Livorno
Le scoperte nei fondali dell'Isola d'Elba. Foto: Soprintendenza ABAP Pisa e Livorno
Le scoperte nei fondali dell’Isola d’Elba. Foto: Soprintendenza ABAP Pisa e Livorno
Le scoperte nei fondali dell'Isola d'Elba. Foto: Soprintendenza ABAP Pisa e Livorno
Le scoperte nei fondali dell’Isola d’Elba. Foto: Soprintendenza ABAP Pisa e Livorno
Le scoperte nei fondali dell'Isola d'Elba. Foto: Soprintendenza ABAP Pisa e Livorno
Le scoperte nei fondali dell’Isola d’Elba. Foto: Soprintendenza ABAP Pisa e Livorno
Le scoperte nei fondali dell'Isola d'Elba. Foto: Soprintendenza ABAP Pisa e Livorno
Le scoperte nei fondali dell’Isola d’Elba. Foto: Soprintendenza ABAP Pisa e Livorno

Le attività che hanno portato all’individuazione delle due nuove evidenze archeologiche sono state avviate nel maggio 2026 e interessano le acque che rientrano nella competenza territoriale della Soprintendenza, con particolare riferimento allo specchio di mare compreso tra il Canale di Piombino e le isole che compongono l’Arcipelago Toscano, un’area di straordinaria importanza storica perché attraversata fin dall’antichità dalle principali rotte commerciali del Mediterraneo occidentale. L’intervento condotto in queste settimane si inserisce all’interno di un programma di tutela più ampio, pensato non soltanto per individuare nuovi siti, ma anche per verificare lo stato di conservazione dei siti sommersi già noti e censiti in precedenza.

Tra gli obiettivi del programma figura infatti il controllo sistematico del posizionamento dei reperti già identificati negli anni scorsi, un’operazione fondamentale per accertare che i beni archeologici non abbiano subito spostamenti dovuti alle correnti marine, a fenomeni di erosione dei fondali o, nei casi più gravi, a interventi non autorizzati. Accanto a questa attività di verifica, il programma prevede anche l’aggiornamento della documentazione cartografica relativa ai siti subacquei della zona, uno strumento indispensabile per la corretta gestione e tutela del patrimonio sommerso nel tempo, e la verifica di nuove segnalazioni pervenute alla Soprintendenza, spesso grazie alla collaborazione di sommozzatori, pescatori e operatori del settore diving che frequentano abitualmente questi fondali. L’insieme di queste attività ha permesso, secondo quanto riferito dalla stessa Soprintendenza, di ampliare in modo significativo il quadro delle conoscenze relative al patrimonio archeologico subacqueo dell’intera area dell’Arcipelago Toscano.

Tra i risultati più significativi conseguiti nel corso di questa prima fase di monitoraggio figura senza dubbio, come anticipato, il rinvenimento di un dolium, un grande contenitore in terracotta ampiamente utilizzato nel mondo antico per il trasporto e la conservazione di derrate alimentari, in particolare vino, olio e cereali, prodotti che costituivano il cuore del commercio marittimo nel Mediterraneo di età romana. Per le caratteristiche tecniche e per il contesto in cui è stato individuato, il reperto scoperto nei fondali elbani è verosimilmente riferibile a una delle cosiddette navi a dolia, particolari imbarcazioni mercantili impiegate tra il I secolo avanti Cristo e il I secolo dopo Cristo per il trasporto del vino sfuso lungo le principali rotte commerciali che attraversavano il Mar Tirreno. Le navi a dolia rappresentano una tipologia di imbarcazione particolarmente interessante dal punto di vista storico e archeologico, perché si distinguevano dalle più comuni navi onerarie che trasportavano il vino in anfore: a bordo di questi scafi venivano infatti installati grandi contenitori fissi, appunto i dolia, che permettevano il trasporto di quantità molto maggiori di prodotto liquido rispetto al sistema tradizionale basato sulle anfore, ottimizzando così i carichi e riducendo i costi di trasporto su lunghe distanze.

La seconda scoperta annunciata dalla Soprintendenza riguarda invece un presumibile relitto, individuato nel corso delle stesse attività di ricognizione subacquea. Si tratta di una struttura lunga circa cinque metri e larga due, le cui dimensioni fanno pensare a un’imbarcazione di modeste proporzioni rispetto ai grandi scafi commerciali dell’antichità. Il relitto si presenta oggi quasi completamente ricoperto dalla mucillagine, un fenomeno che negli ultimi anni ha interessato in maniera crescente le acque del Mediterraneo e che in questo caso limita fortemente le possibilità di osservazione diretta della struttura sommersa da parte degli archeologi subacquei.

Le scoperte nei fondali dell'Isola d'Elba. Foto: Soprintendenza ABAP Pisa e Livorno
Le scoperte nei fondali dell’Isola d’Elba. Foto: Soprintendenza ABAP Pisa e Livorno
Le scoperte nei fondali dell'Isola d'Elba. Foto: Soprintendenza ABAP Pisa e Livorno
Le scoperte nei fondali dell’Isola d’Elba. Foto: Soprintendenza ABAP Pisa e Livorno
Le scoperte nei fondali dell'Isola d'Elba. Foto: Soprintendenza ABAP Pisa e Livorno
Le scoperte nei fondali dell’Isola d’Elba. Foto: Soprintendenza ABAP Pisa e Livorno
Le scoperte nei fondali dell'Isola d'Elba. Foto: Soprintendenza ABAP Pisa e Livorno
Le scoperte nei fondali dell’Isola d’Elba. Foto: Soprintendenza ABAP Pisa e Livorno
Le scoperte nei fondali dell'Isola d'Elba. Foto: Soprintendenza ABAP Pisa e Livorno
Le scoperte nei fondali dell’Isola d’Elba. Foto: Soprintendenza ABAP Pisa e Livorno
Le scoperte nei fondali dell'Isola d'Elba. Foto: Soprintendenza ABAP Pisa e Livorno
Le scoperte nei fondali dell’Isola d’Elba. Foto: Soprintendenza ABAP Pisa e Livorno

Nonostante queste difficoltà, le ricognizioni condotte nei mesi scorsi hanno comunque permesso di individuare alcuni elementi significativi della struttura, tra cui resti del fasciame, ovvero il rivestimento esterno dello scafo, diversi elementi strutturali lignei riconducibili all’impianto originario dell’imbarcazione e numerosi chiodi in bronzo, verosimilmente utilizzati per l’assemblaggio delle parti lignee dello scafo. Le condizioni di conservazione del sito, tuttavia, non consentono allo stato attuale delle indagini di stabilire una datazione certa del contesto archeologico, che secondo le prime valutazioni degli studiosi potrebbe collocarsi cronologicamente in un arco temporale piuttosto ampio, compreso tra la tarda antichità e il Medioevo, un periodo storico che per quanto riguarda le testimonianze di archeologia navale risulta ancora relativamente poco documentato rispetto ad altre epoche.

Secondo quanto sottolineato dalla Soprintendenza ABAP di Pisa e Livorno, le nuove evidenze individuate nei fondali dell’Elba confermano l’elevato potenziale archeologico dell’intero arcipelago toscano e, allo stesso tempo, ribadiscono l’importanza strategica delle attività di monitoraggio sistematico ai fini della tutela, della ricerca scientifica e della valorizzazione culturale del patrimonio sommerso che caratterizza queste acque.

Per approfondire ulteriormente la conoscenza del sito individuato, la Soprintendenza ha già programmato per l’autunno 2026 una seconda campagna di indagini subacquee, nel corso della quale verranno condotti saggi archeologici esplorativi mirati a chiarire in maniera più precisa la natura, la cronologia e le caratteristiche strutturali del relitto scoperto nelle scorse settimane.

Accanto alla programmazione della nuova campagna di scavo, la Soprintendenza ha inoltre espresso l’intenzione di coinvolgere quanto prima la Soprintendenza Nazionale per il Patrimonio Culturale Subacqueo, l’organismo che a livello nazionale si occupa della tutela dei beni archeologici sommersi, in sopralluoghi specificamente dedicati ai relitti situati a media e alta profondità presenti nelle acque dell’Arcipelago Toscano.




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